5 gennaio 2010

Guatemala che succede?

Sesto San giovanni (MI), 25 novembre 2009
di Monica Mazzoleni, Amnesty International, gruppo Italia 108 di Vimercate

Presentazione del documentario “Historia de Guatemala” con Dante Liano.

Interessante serata ieri alla Biblioteca Civica di Sesto San Giovanni (MI) dove è stato presentato il documentario “Historia de Guatemala” dei giovani registi Anna Miranda Recalde e Nicola Grignani e prodotto dall'associazione Ains onlus.

Oltre a Nicola Grignani era presente il Prof. Dante Liano, scrittore guatemalteco, docente di letteratura ispanoamericana che ha presentato e commentato il documentario iniziando dall’affermazione che l’America Latina è oggi un interessante laboratorio di quello che può succedere ovunque nel mondo.

A gestire la serata Felice Cagliani, Presidente del Consiglio comunale, che ha ribadito con forza la sua convinzione che la paura verso l’altro e il diverso si sconfigge con il dialogo, il confronto e la conoscenza.

Il documentario “Historia de Guatemala” è espressione di un viaggio alla ricerca dei veri volti del Guatemala. Volti e testimonianze di abuso dei diritti umani e della resistenza pacifica degli indios.
Una resistenza che ha sopportato la guerra interna, iniziata nel 1954 con un colpo di stato in cui la multinazionale United Fruit Company ha avuto un ruolo importante, e terminata nel 1996 con gli accordi di pace. Dante Liano ricorda che si è tratta di una guerra dichiarata dallo stato. Una guerra che ha prodotto 200.000 morti, 400 villaggi scomparsi, cioè villaggi letteralmente rasi al suolo dai militari che hanno ucciso uomini, donne, bambini, anche animali, 40.000 desaparecidos, più dei desaparecidos argentini, 1.000.000 sfollati fuggiti sulle montagne, 500.000 rifugianti in Messico.
Secondo la Commissione per la verità le forze del governo e i paramilitari furono responsabili del 90% delle violazioni di diritti umani avvenuti durante la guerra. L’Onu ha definito tutto questo genocidio.
Gli accordi di pace prevedevano la consegna delle armi da parte dell’opposizione, in cambio il governo si impegnava a rispettare i diritti delle popolazioni indigene, a ridimensionare il potere dell’esercito, si impegnava nella lotta contro l’estrema povertà, la fame, l’analfabetismo, e dichiarava l’impegno ad adottare finalmente un riforma agraria per una più equa distribuzione della terra.
L’opposizione ha deposto le armi, ma dopo più di dieci anni il governo guatemalteco non ha mantenuto alcuna promessa.
L’oligarchia guatemalteca è uscita rafforzata dalla guerra, mentre gli indios non hanno visto cambiare la loro situazione di emarginazione e ingiustizia sociale.

Dante Liano ha voluto ricordare anche i progressi nella storia Guatemalteca degli ultimi anni.
Innanzitutto l’esistenza di elezioni democratiche che hanno prodotto governi di stampo progressista. La società civile si è rafforzata e sono sorte molte ONG.
Il popolo maya, che rappresenta il 60% dei quasi 13 milioni di abitanti nel Guatemala, è ormai conscio dei suoi diritti, pronto a combattere senza armi per il loro raggiungimento.
Questa coscienza è come una forza “naturale” destinata, dice Dante Liano, a far diventare il Guatemala, entro alcuni anni, un paese indio come lo è per esempio la Bolivia.
Importanti anche le commissioni della memoria storica: la tragedia della guerra è ormai un dato acquisito. Comunque tutti i colpevoli delle atroci violazioni dei diritti umani rimangono impuniti e vivono una vita senza paure. Molti seggono addirittura al parlamento. Uno tra questi è il generale Efrain Rios Montt responsabile della morte di almeno 25.000 persone.

Positivo anche un nuovo movimento ecologista molto forte che si oppone alla devastazione del paese. Come esempio dell’attivismo di questo movimento Dante Liano ricorda la campagna per salvare il lago di Atitlan dall’inquinamento prodotto dagli scarichi degli alberghi.
I lati negativi si esprimono soprattutto nella sostanziale debolezza dello Stato. Gli accordi di pace su cui fonda lo stato guatemalteco sono stati presi tra l’oligarchia, l’esercito e l’opposizione. Non è stato un accordo sociale condiviso da tutti gli strati sociali guatemaltechi.
L’oligarchia tradizionalmente terriera si occupa ora di cemento e finanza. Le nuove élite sono di estrema destra e sostengono con forza il liberismo: sono convinti che una società funzioni bene quando il mercato viene lasciato libero di operare da solo. E questo anche alla luce dei fatti dei questi ultimi tempi, quando la crisi mondiale ha messo seriamente in discussione questo principio.
Dante Liano dice inoltre che ha avuto modo di parlare con alcuni membri dell’oligarchia guatemalteca. Ha constatato che non hanno il senso dello stato e non pensano al bene del paese, pensano semplicemente ai loro profitti.

Altri aspetti negativi sono i poteri paralleli allo stato: il potere dei capi mafiosi che controllano la droga, il traffico degli esseri umani (migranti verso il nord), il traffico dei bambini, il traffico di organi umani, i traffici di opere d’arte maya.
I nuovi ricchi, gli ex militari che si sono riciclati in attività criminali, afferma Dante Liano, sono meglio armati dello stato. Ricorda inoltre che il 97% crimini commessi in Guatemala rimante impunito. Tutto ciò fa crescere nella popolazione un reale senso di insicurezza.
L’ONU è intervenuta sul fronte al problema della giustizia creando la “Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala” CICICG. Un organismo, al di sopra della magistratura, creato per combattere e chiarire i delitti più importanti.
Un altro elemento negativo: la rigidità della mobilità sociale che impedisce il dialogo tra le classi sociali che rimangono sempre più divise mentre la disuguaglianza aumenta.
Altro elemento negativo sono le multinazionali che sfruttano le ricchezze del paese con l’appoggio della politica. Un esempio, riportato anche dal video, è l’impresa mineraria Montana Exploradora che estrae oro in Sipakapa. Il 99% dei profitti vanno alla multinazionale, il resto rimane allo stato.

La produzione richiede moltissima acqua che la multinazionale prende dal fiume che ha dato da vivere alle popolazioni indigene maya. Ora l’acqua scarseggia per gli abitanti di quella regione e presenta fortissime tracce di minerali pesanti che sono molto nocivi alla salute.
Non ultimo il problema dei femminicidi. Una cruenta violenza sulle donne va sviluppandosi in Guatemala, in maniera addirittura maggiore di quella che avviene a Ciudad Juárez in Messico, considerata la città più pericolosa per le donne nel mondo. Ma tutto passa sotto silenzio, i media non ne parlano. Si tratta di una violenza cronica. Si dà la colpa al machismo e alle marras, gruppi di criminalità giovanile. Un ragazzo che vuole entrare nelle marras deve dimostrare di essere abbastanza feroce, deve dimostrare di avere il coraggio di uccidere una donna, meglio ancora se la donna di un rivale, o addirittura la sua donna.

Dante Liano sostiene che i responsabili ultimi non sono i giovani ragazzi, ma i capi mafiosi che hanno il controllo del territorio.
Il punto è che chi si oppone alle ingiustizie rischia di morire. L’unico riferimento per le persone che si oppongono alle ingiustizie e chiedono il rispetto dei loro diritti e della legge è rimasta la Chiesa.
La Chiesa rappresentata dal Mons. Alvaro Ramazzini Imeri, vescovo di San Marcos in Guatemala, già presidente della Conferenza episcopale del Guatemala, anche lui fatto oggetto di minacce di morte. Il Mons. Alvaro Ramizzini da tempo porta avanti la battaglia per la giustizia intrapresa fin dall’inizio dal Vescovo Juan José Gerardi Conedera trucidato due giorni dopo la pubblicazione del rapporto “Nunca más” avvenuta il 25 aprile 2009. Rapporto che raccoglie le terribili testimonianze degli orrori della guerra civile.

Il video “Historida de Guatemala” mostra i volti di un popolo che cerca di vivere una vita dignitosa nella povertà, un popolo che resiste alle ingiustizie, all’impunità, alle violazioni dei suoi diritti.
Rimane impresso lo sguardo stupito, impaurito di una piccola bimba, di forse quattro anni, vestita con il tradizionale vestito coloratissimo maya. Guarda sua madre e l’ascolta parlare. Si trovano insieme ad altri indigeni e si raccontano la loro personale esperienza della guerra. La donna, con il volto segnato da una vita fatta di fatiche, parla degli abusi commessi dai militari, ricorda come davanti a lei uccidevano uomini e donne, vecchi e bambini. E ricorda come lei si sia salvata perché il prete della comunità aveva chiesto pietà e offerto agli assassini cibo.
Si ha l’impressione che la bimba sebbene non riesca a capire a fondo il senso del discorso, colga l’estrema durezza delle parole e senta lo sconvolgimento dell’animo della madre nel ricordare ciò che non si può più dimenticare. Altre donne hanno lacrime agli occhi, sono evidentemente commesse.

Sempre nel video un giornalista che ricorda che ci sono documenti in cui si danno istruzioni ai militari: avevano l’ordine di non usare le armi per uccidere i bambini sotto i quattro anni per risparmiare sul costo dei proiettili. I bambini, sta scritto nero su bianco, dovevano essere presi per i piedi e si doveva far sbattere loro la testa contro il muro.
Appaiono i volti e le testimonianze di Mario Cardenas e sua moglie Micaela, della Cooperativa Katoki. Difensori dei diritti umani più volte minacciati di morte. Ascoltiamo Micaela raccontare di quel giorno, quando hanno trovato i muri del centro educativo Monte Cristo imbrattati di sangue, con impronte di mani e inequivocabili minacce di morte. Ma loro continuano il loro progetto dove elemento importante è l’alfabetizzazione dei bambini e ragazzi.
Dante Liano afferma che sono martiri civili, e che fino a quando ci saranno questi martiri civili, come Mario Cardenas e sua moglie, ci sarà speranza per il Guatemala.
Alla domanda che fare dall’Italia per supportare la popolazione guatemalteca, la risposta immediata dall’Associazione Ains onlus di Pavia che ha organizzato la serata.

Monica Mazzoleni – coord.americalatina@amnesty.it
http://www.amnestygr108.org/blog/guatemala-che-succede.html

Associazione Ains Onlus: ainsonlus.blog.com
Cooperativa Katoki: www.katoki.org

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