28 marzo 2016

QUESTO NON È UN LAVORO PER VECCHI

Tra gli infermieri è corsa all'inidoneità
di MICHELE BOCCI
ROMA - Spostare i pazienti, aiutarli ad affrontare le cure più pesanti, fronteggiare lo stress provocato dalla gestione dei casi urgenti, magari a notte fonda. Quello dell’infermiere non è un mestiere per vecchi eppure in Italia l’età media di chi lavora in corsia continua a crescere, con buona pace di chi pensa che il lavoro negli ospedali sia molto duro. Anche per la sanità i blocchi del turn over e le assunzioni con il contagocce hanno contingentato il ricambio, costringendo molte persone con acciacchi vari a lavorare fianco a fianco con trentenni assai più in forma dal punto di vista fisico. E il trend è preoccupante: con gli anni aumentano in modo consistente i lavoratori più anziani e di minuiscono i giovani, come attestano i dati di Osservasalute.

Nel 2012 infermieri e operatori sanitari tra i 40 e i 49 anni erano il 43%, il 4% in più del 2009. I "giovani", tra i 30 e i 39 anni erano invece il 20%, contro il 25% di tre anni prima e gli "anziani", oltre i 50, sono passati dal 25 al 29%, quindi erano in salita. E i dati non fanno distinzioni tra zone del Paese. Le tendenze di calo e di crescita a seconda dell’età si registrano al Nord, al Sud e al Centro.

"Bisogna farla finita con questo blocco del turn over – attacca Cecilia Taranto, segretaria nazionale per il settore sanità della Cgil – Ormai la situazione è insostenibile, i servizi si fondano su personale che invecchia e per di più è sempre meno numeroso. Questo significa mettere a rischio gli stessi lavoratori ma peggiora anche i servizi, quindi crea un danno ai pazienti".

Fanno capire quale sia la situazione nei reparti anche le inidoneità, cioè le certificazioni che escludono il singolo lavoratore da una o più mansioni per motivi di salute. Il Cergas della Bocconi (Centro di Ricerche sulla Gestione dell'assistenza Sanitaria e Sociale) ha fatto uno studio su questo fenomeno nel dicembre del 2015. Ebbene, il 12% dei lavoratori in organico di Asl e ospedali ha una inidoneità. I problemi ovviamente aumentano con l’età: riguardano meno del 4% di chi ha tra 25 e 29 anni, e vedono picchi fino al 31% per gli ultra sessantenni. La maggior parte delle inidoneità hanno a che fare proprio con l’impossibilità di muovere dei carichi (quasi 50% dei casi), con posture particolari legate alla professione (12,6%) e con lavoro notturno e reperibilità (12%). Le più colpite, quasi l’80%, sono le donne. Riguardo al personale, quello più a rischio è quello cosiddetto socio-assistenziale, cioè gli ex ausiliari. Si tratta dei cosiddetti Oss o Ota. Seguono infermieri e ostetriche. "Il problema della sanità è il taglio continuo di risorse – dice ancora Taranto – Bisogna smettere di dire che si investe in questo settore".

Gli infermieri più anziani che restano al lavoro, perché non hanno inidoneità formalizzate, ma magari sono comunque un po’ acciaccati, si trovano costretti anche a sobbarcarsi una quantità maggiore di lavoro perché gli organici sono sempre più ridotti. "E invece dovrebbero mettere la loro esperienza e le loro capacità a frutto aiutando i colleghi più giovani – spiega la responsabile della Cgil – Per come la vedo io i lavoratori più anziani non devono essere spostati a ruoli amministrativi ma stare in reparto con mansioni meno pesanti e diventare figure di riferimento per chi è nei primi anni di lavoro. E invece abbiamo anche una pessima legge sulle pensioni che allunga inverosimilmente l’età di uscita dal sistema".
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/03/28/news/non_ho_piu_l_eta_per_fare_questo_lavoro_-134477960/?ref=HREC1-7#sanita

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