5 febbraio 2008

27 gennaio 1945-27 gennaio 2008

Per non lasciarsi sopraffare da fenomeni come la rimozione o, peggio, la negazione di ciò che è stato

Cosa significa "Giornata della memoria"? Una semplice ricorrenza da celebrare tutti gli anni il 27 gennaio? Di per sè è stato un grande atto di civiltà politica aver istituito questo "memoriale" da parte delle massime istituzioni italiane. Avere cioè immesso nel calendario delle ricorrenze civili una data in cui viene esercitata la memoria e il ricordo. La data non è casuale: il 27 gennaio 1945 veniva liberato il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau grazie all'intervento dell'Armata Rossa. In quei frangenti terribili della storia d'Europa l'esercito sovietico, avanzando da est verso ovest, stava concludendo .- insieme agli anglo americani impegnati su altri fronti - la liberazione del Vecchio Continente debellandolo definitivamente dalla follia nazista e fascista.Memoria e ricordo.In più di 60 anni di riconquistata libertà sono stati scritti torrenti di parole , pubblicati testi su testi circa la "Shoah", lo sterminio degli ebrei messo in pratica dal Reich Hitleriano - e molto si è indagato per approfondire le conoscenze della ragione di un male così strutturato e stratificato. Molti studiosi, teologi, filosofi, sociologi, psicologi sono concordi nell'identificare quel particolare periodo storico (tra il 1933 e il 1945) come un abisso dove l'umanità ha raggiunto punti di malvagità difficilmente eguagliabili rispetto ad altri momenti della storia recenti e passati.Rischia così di diventare un discorso di pura retorica tentare di aggiungere altre parole che, in questo contesto, risulterebbero niente affatto nuove e nemmeno efficaci.Siccome la memoria, abbiamo detto, è un esercizio (l'ha ricordato molto bene il 25 Aprile 2005 in piazza Duomo a Milano l'allora Presidente della Repubblica C.A. Ciampi durante le celebrazioni ufficiali del 60° anniversario della liberazione affermando che "un popolo senza memoria è un popolo che langue") vorrei offrire all'attenzione di chi legge alcuni riferimenti, tra i tantissimi, per un approfondimento.Un testo base per capire la natura del nazismo e dei fatti ad esso conseguenti è "La banalità del male" di Hannah Arendt (ed. Feltrinelli). La filosofa tedesca affronta in questo libro, divenuto negli anni un best-seller del pensiero, il processo ad Adolf Eichmann svoltosi a Gerusalemme a partire dall'11 Aprile 1961. <>. (cfr. post-fazione)Due scritti molto più vicini a noi sono invece: "Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah" di Giovanni Paolo II del 16 marzo 1998. E' il punto di vista del Papa predecessore di Benedetto XVI circa il tema della tragedia dello sterminio con un particolare e scontato riferimento alla storia della chiesa del secolo XX e alle sue responsabilità.Da ultimo segnalo "Sondekommando Auschwitz" di Shlomo Venezia, ed. Rizzoli anno 2007. Una testimonianza veramente angosciante ma lucidissima di un sopravvissuto al più terribile dei lager tedeschi. In questo libro si racconta l'esperienza incredibile degli addetti (ebrei) che le SS utilizzavano per il funzionamento delle camere a gas e dei forni crematori. E' un viaggio in un girone dell'inferno.Ricordare dunque. Per non lasciarsi sopraffare da fenomeni come la rimozione o, peggio, la negazione di ciò che è stato. Ricordare per non omologare e anestetizzare le menti secondo un pensiero superficiale e banale che attanaglia il tempo del presente che tutti noi stiamo vivendo.Ricordare è educare.Noi di Ains cerchiamo, per quanto possibile, di ricordare anche quanto è avvenuto ( e avviene) nel mondo al di là della grande storia del Novecento che ha caratterizzato e cambiato, principalmente, gli assetti e la vita dell'Europa e del Nord del mondo.Ci sono, in giro per il pianeta, tante guerre dimenticate e tanti fatti gravissimi, tra cui genocidi di intere popolazioni che non sono menzionate dall'informazione corrente. Uno di questi è una vicenda che conosciamo da vicino: il tentato genocidio del popolo Maya del Guatemala. Ce lo racconta a chiare lettere in un libro Rigoberta Menchù ("Mi chiamo Rigoberta Menchù" ed Giunti, rist. anno 2007), quel libro che le è valso il premio Nobel per la pace nel 1992. A questa storia noi siamo molto vicini e, in occasione della giornata della memoria, vogliamo dedicare un nostro pensiero anche alle popolazioni del Guatemala che oggi, dopo 36 anni di guerra civile, con fatica ricominciano a sollevare la testa. Ricordare per raccontare.Ricordare per credere che il male, nella storia dell'umanità, non ha futuro.
Emanuele Chiodini [ains onlus]

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