12 aprile 2012

Il cielo aperto su una scuola...

L'unica arma di Nicola è il suo occhio magico.
Buon sangue non mente: sua mamma Elisa fissa con uno scatto. Anche lei padroneggia con destrezza l'occhio magico ma della macchina fotografica. E dagli scatti sorgono poi memorie e immagini che restano fisse e appese nello spazio come tappe di un cammino che da anni non si è più interrotto. Noi abituati al nostro fiero anonimato della bassa, giustamente schivi e lontani dai clamori bugiardi del circo mediatico che ci ha frastornati, e ha traviato un'intera generazione in questi ultimi vent'anni. Troppo. Forse è giunto il momento della purificazione: dell'eliminazione delle scorie e delle tossine accumulate in un tempo tutto italiano assai buio e sconcio del quale vorremmo che si cominciasse a parlarne al passato Noi che di gratuità non vogliamo esser maestri ma eterni discenti.
In cammino. Tra San Martino Siccomario e il Centro America. Il Guatemala: i nostri villlaggi, i nostri luoghi, i nostri volti. La nostra terra d'adozione. La nostra seconda casa. Per noi, e per i nostri amici è un ritornello conosciuto, arcinoto.
L'occhio magico puo' essere volgare, invasivo, ladro dei sentimenti altrui, mercificatore di coscienze, manipolatore vigliacco, creatore di ribalte circensi fintamente dorate. Commerciale. Come la degradata televisione ha insegnato maldestramente, corrompendo una nazione.
L'occhio magico di Nicola è il contrario.
Quando si dice la contraddizione. Eccola la bella contraddizione, riuscita nel suo intento di libertà.
Bella è la contraddizione quando mette in luce il bello, il buono, il vero, il reale. Il quotidiano, la fatica di ogni giorno, la speranza che non si esaurisce mai, nonostante tutto.
Il negativo di prima, davanti alla bella contraddizione, è superato. Assurto a vera Liberazione.
Anche questi, piccoli passi di un cammino. Latitudini e meridiani si rincorrono: mai ferma è la nostra méta.
L'occhio magico di Nicola è una cinepresa.
Che scorge Hector e Maria prima di incamminarsi a scuola. La nostra scuola, il Liceo 'San José', che abbiamo visto crescere in tutti questi anni insieme ai nostri piccoli amici di El Rancho.
Che descrive il cortile pieno di bimbi contenti di andare a scuola, di studiare, di crescere.
Che dipinge il volto sereno di Madre Lucita e la sua vita e la scelta di stare lì e non altove.
Che tratteggia, in naturale poesia, una mattina di luce di un giorno come un altro in attesa che venga sera di nuovo.
Madre Lucita lo sa. Suona la campanella.
'Amici ci aspetta una barca e dondola/nella luce ove il cielo si inarca/e tocca il mare,/volano creature pazze ad amare/il viso d'Iddio caldo di speranza/in alto in basso cercando/affetto in ogni occulta distanza/e piangono: noi siamo in terra/ma ci potremo un giorno librare/esilmente piegare sul seno divino/come rose dai muri nelle strade odorose/sul bimbo che le chiede senza voce./
(Mario Luzi, La Barca, tratto da 'Alla Vita')


emanuele chiodini, ains onlus

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