29 febbraio 2020

STAMPE AINS N. 4



"Ma sopra tutte le invenzioni stupende, quale eminenza di mente fu quella di colui che si immaginò di trovare modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benchè distante per lunghissimo intervallo di luogo e tempo? [...] Sia questo il sigillo di tutte le ammirande invenzioni umane". (Galileo Galilei)


STAMPE AINS
Febbraio 2020
n.4

NotiCum – Il volto della missione || Anno 57 - n. 2 – Febbraio 2020

 AMERICA LATINA
GUATEMALABUON LAVORO ALEJANDRO

Il 14 gennaio Alejandro Giammattei ha prestato giuramento come presidente del Guatemala, accompagnato da Guillermo Castillo Reyes, vicepresidente.
Nei prossimi quattro anni il neo presidente dovrà affrontare problemi irrisolti da anni, tra i quali violenza, povertà e impunità. Il Guatemala è considerato dagli organismi internazionali uno dei 10 paesi più violenti del pianeta, con i peggiori indici del continente per la denutrizione infantile, gli investimenti pubblici nell’educazione e la corruzione. Si calcola che sei guatemaltechi su dieci vivono in condizioni di povertà e il 23% della popolazione sopravvive in condizioni di povertà estrema. Gli ultimi cinque presidenti arrivarono al potere con una agenda simile a Giammattei, tre di loro sono stati in carcere accusati o condannati per corruzione (Otto Pérez Molina, Álvaro Colom y Alfonso Portillo). Una delle sfide aperte è la tematica migratoria. Tra settembre 2018 ed agosto 2019 gli USA hanno bloccato circa 250.000 guatemaltechi che cercavano di attraversare la frontiera in modo illegale, la cifra più alta della storia. È significativa la quantità di minori non accompagnati che partono verso gli Usa in cerca di un futuro migliore: da 15.000 nel 2017 a 27.000 nel 2019. Il nuovo presidente dovrà affrontare un esodo massivo che non sembra avere fine, considerato che quattro guatemaltechi su dieci stanno pensando di emigrare all’estero. Tra le sue priorità, Giammattei ha indicato i giovani, per i quali presenterà programmi di sostegno e inclusione, specificando che il suo primo impegno come presidente sarà la lotta contro la denutrizione.
Nel suo discorso ha anche indicato al presidente del Congresso Allan Rodriguez che presenterà una proposta di legge per dichiarare le maras come “gruppi terroristi”.

Tra le sue proposte, all’interno del piano di sicurezza, c’è l’idea di mettere nuovamente in vigore la pena di morte, non utilizzata da un ventennio. Un altro obiettivo prioritario del nuovo governo, secondo il presidente eletto, è la lotta alla denutrizione infantile. “I bambini malnutriti sono la sconfitta del nostro paese. Sono lo specchio che ci mostra il nostro volto più terribile”.

Ogni “forma d’arte” (letteratura, poesia, musica, cinema…) aiuta a riflettere: il suo scopo è appunto questo. La riflessione, il ragionare, stimolano l’uomo a capire, prima, e ad agire, poi. In una parola: a fare. Per tale motivo siamo convinti che romanzi, poesie, canzoni, fotografie, films, siano in grado di promuovere e orientare la cultura (anche in campo sociale), forse meglio dei convegni “tecnici” e di qualunque trattato filosofico o sociologico.


“  E allora fino all’ultimo dei nostri giorni dobbiamo lottare e non rassegnarci a questo stato di cose. Bisogna dire basta e avere il coraggio di occupare gli spazi che noi questa notte vi abbiamo dato. Da oggi dovete andare in piazza, dovete occupare la cosa pubblica, dovete impegnarvi in politica, nel volontariato, in tutto quello che è possibile fare, andare oltre quello che è il vostro lavoro, se no continueremo a parlarci addosso. Questo è il cambiamento da oggi, a parte le chiacchiere, se vogliamo fare qualcosa, altrimenti continuiamo a piangerci addossi e facciamoci prendere per il naso una volta da uno e una volta dall’altro.”

Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro

Più si invecchia,, più si continua a fare quello che si fa nel mondo dell’associazionismo e più ci convinciamo che è fondamentale la testimonianza: ascoltarla e raccontarla. In questi giorni abbiamo avuto la fortuna di partecipare al convegno “Il grido della terra e il grido dei poveri” organizzato all’interno della Scuola di Cittadinanza e Partecipazione (settimo ciclo 2019-2020) dove abbiamo ascoltato testimonianze di chi si impegna per l’altro, per i suoi bisogni, per far si che chi è povero o vive situazioni di precarietà non continui a rimanerlo. Se penso a mercoledì 12 febbraio a quando partirò per il Guatemala per l’ennesimo viaggio  pagato a mie spese per andare a vedere l’andamento dei progetti che stiamo realizzando e ripenso alle testimonianze ascoltate al convegno, tre sono le considerazioni. La prima, molto semplice, che se si vuole fare bene volontariato si deve aver voglia di ascoltare chi vive nella povertà e chi si sporca le mai per cercare di combatterla. Non foss'altro per evitare di ripetere progettualità che già qualcun altro ha fatto perdendo energie e denaro. La seconda, molto utopica, che se i volontari e le associazioni continuano a coltivare il proprio orticello facendo a gara per chi è più bravo, non cambierà nulla e anno dopo anno continueremo a lamentarci dando la colpa sempre a qualcun altro senza chiederci dove sbagliamo. La terza riguarda l’etica del quotidiano che dovrebbe essere al primo posto di chi si mette a disposizione dell’altro.
Durante il convegno la parola cambiamento è stata detta molte volte. Cambiamento di stili di vita, ad esempio. Chi tende la mano allaltro, diceva un testimone, deve dare l’esempio e non può vendere o comprare gratta e vinci o giocare d’azzardo con la speranza di vincere e guadagnare soldi facili. Non può ingrassare le multinazionali che creano povertà nel Paese che va ad aiutare andando a fare la spesa comprando un chilogrammo di riso a 80 centesimi di euro perché un chilo di riso non può costare così poco e se lo compra a quel prezzo deve sapere che dietro c’è sfruttamento.  Non può avere stili di vita che non siano etici, deontologicamente corretti. Cosa potremmo dire se una bottega del commercio equo e solidale pur di vendere adottasse gli stessi meccanismi commerciali delle multinazionali fregandosene e vendendo gli stessi prodotti che ha la bottega di fianco solo perché il libero mercato lo permette. Sarebbe veramente una piccola guerra tra poveri ma soprattutto sarebbe contro ogni logica e soprattutto non sarebbe coerente con ciò che ha dichiarato quando ha iniziato il percorso di un’altra economia, diversa, differente. Tanti potrebbero essere gli esempi ma mi fermo qui perché so che fortunatamente questo non succede, almeno fino ad oggi, perché c’è un volontariato fatto da persone che hanno ancora un’etica dei valori. Concludo questa mia testimonianza con la speranza di poter assistere ancora e sempre più ad incontri dove ascoltare racconti concreti di chi viaggia, sperimenta, osserva, riporta a casa e condivide ciò che ha vissuto. Viva il volontariato e Continuiamo a rimanere solidali


Se vi capita di venire a Pavia c’è una bottega che dovete assolutamente andare a cercare.
E’ “Presi nella rete” e si trova in Corso Garibaldi al numero 16. E’ uno di quei posti unici dove trovate prodotti di qualità pensati e costruiti da artigiani, ne sono rimasti ancora pochi, che credono in quello che fanno e lo fanno anche bene. All’interno della bottega c’è Giulia, una rossa allegra e simpatica che ha una particolarità: prima di far entrare un prodotto in bottega per venderlo va a conoscere chi lo produce (di solito il mercoledì va per produttori) e se ha tutte le caratteristiche che un prodotto deve avere (eticità, unicità, prezzo giusto) è fatta e il giorno dopo è già in vetrina.
Presi nella Rete è aperto dal martedì al sabato dalle 10 alle 12 e 30 e dalle 15 e 30 alle 19 e 30 (tranne il mercoledì che è aperto solo al pomeriggio e il giovedì che fa orario continuato dalle 10 alle 19 e 30). Si vende qualità e bellezza di prodotti fatti in carcere a Sondrio a Bergamo al Beccaria di Milano a Radici nel Fiume in provincia di Varese e in tanti altri luoghi. E poi si trovano vestiti, gioielli e alimentari bio ed equo solidali. Ma non solo: Giulia vi aspetta anche per pensare a bomboniere e partecipazioni personalizzate per matrimoni, battesimi, comunioni e cresime.          Se passate da Pavia andate a cercare la bottega.                                                                      “Presi nella Rete” nasce da un’idea di 5 donne (Giulia, Serena, Antonella, Vittoria, Pinuccia) e dal supporto della nostra Associazione AINS onlus. La bottega è gestita solo da volontarie e l’utile di cassa di fine anno va a finanziare i progetti di AINS onlus in Guatemala.

ARRIVO IN GUATEMALA ovvero “Nell’avventura della vita bisogna non tanto commuoversi  quanto capire” (*)


Non so definire bene e correttamente la povertà perché vivo nella parte del mondo dove ho la fortuna di avere un lavoro, una casa, qualche soldo in Posta e servizi statali a cui rivolgermi quando ne ho bisogno. Qui dove sono ora, da tre giorni, in una delle tante baraccopoli presenti in Guatemala, tutto questo non c’è e se ci penso sono proprio fortunato. Senza star qui a fare grossi discorsi con il rischio di annoiare,anche perché non ho le conoscenze per ragionare di politica ed economia,  racconto quello che ho visto dopo un giro per la Comunità di Santa Gertrudis.Mi dispiace ma ho visto povertà, povertà, e ancora poverta. Dopo poco che sono dentro alla comunità girando tra baracche e sporcizia buttata a terra (c’è di tutto: cacca di cane, piscio di animali, cartacce, plastica, bottiglie di vetro) mi viene solo voglia di ritornare all’interno del Comedor Infantil, almeno li c’è pulito! Mi faccio un po’ di violenza e continuo il giro entrando di tanto in tanto in qualche abitazione. Sono tutte una vicina all’altra e vien da pensare che da un lato si proteggono a vicenda, ma dall’altro non c’è assolutamente nessuna privacy, Tutte sono abitazioni di due stanze: in una si mangia e nell’altra si dorme. Si usano molto gli spazi esterni che sono spesso in comune tra più famiglie. Quindi una domanda viene spontanea: dormono tutti insieme in un’unica stanza? Si, dormono tutti insieme! Se poi le famiglie sono numerose e la stanza è piccola…..tutti abbastanza vicini. Va beh, ognuno tiri le proprie conclusioni. Certo è che non si può vivere così, come non si può vivere in un luogo senza fognature, senza acqua corrente e potabile, senza o con poca luce elettrica. Non si può vivere così,  assolutamente no, tutti ammassati!!! E per uno come me che ha schifo per i topi, non voglio immaginare cosa giri di notte !!!!  venire in Guatemala per rendersi conto come vanno i progetti serve per capire e poi raccontare. Mi piacerebbe che si pensasse che le mie sono esagerazioni ma non è così, è la realtà che non necessiterebbe  di molto per essere cambiata.
Noi ci stiamo provando e insieme ci metteremmo molto meno tempo. A me a fatto sempre pensare quando, ascoltando la testimonianza di chi è andato a visitare un posto abitato da persone impoverite, diceva: “c’è povertà però le persone sono felici, sorridono sempre, cosa che noi che abbiamo tutto non facciamo più.” E ancora: “hanno poco ma stanno bene anche così!!!”. Io non ci ho mai creduto!!! Anche perché, andando molto spesso in Guatemala a Santa Gertrudis che è una comunità baraccopoli, parlando con le donne che lavorano nel progetto e vivono nella comunità e a El rancho, altra comunità molto grande con qualche servizio in più, con Alvaro, il nostro referente progettuale nato e cresciuto a Santa Gertrudis e con parecchie persone della comunità, beh, oddio, sorrideranno anche tanto però da qui a dire che sono felici, ce ne passa. Sorridono perché normalmente i centro americani sono allegri e perché piangere, qualcuno mi dice, non serve a nulla. Noi che andiamo, ci stiamo pochi gironi e poi ritorniamo a casa nel nostro benessere, nelle nostre comodità, vediamo poco e quello che forse ci fanno vedere. La realtà, temo, anzi sono convinto, è unì’altra e piangere non serve a nulla. Poi, certo, i bambini sono bambini e sono uguali in tutto il mondo e ridono, sorridono e giocano però c’è, mi raccontavano, quando crescono hanno solo voglia di andare via. Una delle cose positive è che sono, soprattutto le donne, grandi lavoratrici e si danno un gran da fare per trovare denaro che possa dare alternative a loro e alla loro famiglia però i soldi non vbastano mai, il paese non aiuta chi è povero e appena hanno una possibilità la sfruttano e cambiano vita perché la povertà non piace a nessuno.                                 (*) Baruch Spinoza
Il SAD (SOSTEGNO A DISTANZA) promosso da noi di AINS onlus all’interno del Comedor Infantil garantisce un pasto giornaliero, attività ludiche, corsi di musica, laboratori educativi, cineforum e, se serve, cure mediche ed infermieristiche. Con 200 euro all’anno si può fare tutto questo                         (IBAN: IT70 W076 0111 3000 0004 6330 429) Causale: SAD 2020
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