12 ottobre 2007

Vi racconto il Guatemala in un film

Presentato il documentario del regista pavese Filippo Ticozzi
“Vi racconto il Guatemala in un film”
scritto da Daniela Scherrer

“Filmare, per me, significa cercare di creare un luogo ove una realtà disordinata e ricchissima possa rendersi visibile al mondo, superando le barriere più superficiali, tendendo il più possibile la linea che separa il davanti dal dietro la macchina da presa al fine di trovare un angolo inconsueto dal quale sentire/vedere il mondo”. A parlare così è Filippo Ticozzi, pavese, diplomato alla scuola teatrale del CRT di Milano, quindi laureato con il massimo dei voti al Dams di Bologna. Nel 2004 Ticozzi ha fondato la cooperativa “La Città Incantata produzioni audiovisive”, per la quale ha realizzato diversi documentari sociali, tra cui “La Piracanta: un posto nel mondo” e “Bambini di Chernobyl a Pavia”. Ppresso il Centro Servizi del Volontariato di Pavia il regista ha presentato l’ultima sua fatica cinematografica, il documentario “Lettere dal Guatemala” realizzato per l’Associazione Italiana Nursing Sociale (Ains) di Pavia. Filippo, nello scorso novembre era stato in terra guatemalteca con alcuni rappresentanti dell’Associazione. Un anno di lavoro per arrivare a questo prodotto finale, in cui Guatemala svelato e rivelato dall’occhio di una macchina da presa, cercando di coglierne quegli aspetti di particolare suggestione che invitano ad una riflessione più profonda. Soprattutto laddove il fascino incontaminato di paesaggi fiabeschi camminano a braccetto con l’incredibile povertà di cui è vittima la gente.“In Guatemala ho trovato tensioni tali da rimanerne esterrefatto –ha infatti sottolineato Filippo nel corso della presentazione- paesaggi incredibili, laghi lambiti da vulcani, foreste pluviali, pianure riarse e altopiani perennemente coperti da nubi, tutto in uno stato minuscolo. La lotta che avviene tra i paesaggi funziona bene come metafora di questo posto. Una situazione politica e una storia di guerriglia che paiono la summa di tutte le disgrazie e le ingiustizie dell’America Latina. Una popolazione nettamente divisa in due, Ladinos e Maya, con religione, abitudini e tratti somatici diversi; gente unita solamente, pare, dalla gran povertà”.
Il regista ha ammesso di avere filmato moltissimo. Ma una volta tornato a casa tutto è diventato più difficile, coniugare l’immensità di emozioni con la logica narrativa che rende fruibile un prodotto cinematografico non è stato davvero facile. E allora ecco che Filippo ha scelto la via epistolare di raccontare persone e avvenimenti, sfruttando stralci delle lettere mai spedite che scriveva alla moglie lontana. L’utilizzo del racconto in prima persona ha dunque personalizzato molto il film, dando forse una visione più parziale, dunque, ma anche una garanzia d’autenticità, poiché si percepisce come chi ha fatto il film si sia messo in gioco totalmente. “Non posso dire come sia il risultato finale. –ha commentato Ticozzi-posso solo sperare che passi qualcosa di quello che ho provato, che sia come una camminata in un paesaggio impervio. “The longer I walk, the farther I’m from everything”, dice il poeta Mark Strand. Spero che sia così un po’ per tutti”.

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