1 novembre 2008

Il consumismo non sia più il nostro stile di vita!”

Tra commercio equo-solidale e consumo critico, a Pavia l’appello del missionario saveriano padre Adriano Sella

di Daniela Scherrer

Nuovi stili di vita è stato il tema attorno a cui si è sviluppata la giornata di sabato scorso a Pavia, in via Vercesi, presso le ex-serre comunali dietro al Collegio Borromeo. Organizzata dalla Cooperativa Sociale La Piracanta e dal Csv, insieme ad Ains e al Crea, l’iniziativa ha voluto costituire una sorta di percorso guidato attraverso alcuni esempi di nuovi stili di vita, ovvero le buone pratiche per un quotidiano consapevole.
Dai Gruppi Acquisti Solidali di Pavia all’incontro con Bruno Contigiani, il manager trasformatosi nell’ideatore della “giornata mondiale della lentezza” sino alle tante rappresentanze di associazioni volontaristiche che hanno dato vita al mercatino sociale, ai visitatori è stata data l’opportunità di incontrare concretamente alcuni esempi di nuovi stili di vita.
Ospite d’eccezione della giornata è stato padre Adriano Sella, missionario saveriano, autore di libri di successo tra cui “Una solidarietà intelligente”, e “Miniguida dei nuovi stili di vita”. Da lui sono giunti spunti di grande utilità per alcune riflessioni collettive e anche individuali.
Eccolo nell’intervista.
Padre Adriano, perchè solidarietà intelligente?
Partiamo da un dato positivo. In giro c’è tanta solidarietà, tanta generosità. Ma chi ne è protagonista deve anche chiedersi se ciò che fa davvero riesca a rimuovere le cause che generano il male. Altrimenti si rischia di alleviare la sofferenza, ma il male resta e la solidarietà rimane a un livello assistenzialista. Un po’ come quando prendi un antidolorifico perchè ti fa male un dente. Ecco perchè è importante dare intelligenza alla nostra solidarietà.
Quindi i nuovi stili di vita della sua miniguida sono una conseguenza della solidarietà intelligente?
Esattamente. Direi che ne sono la risposta giusta. L’esempio lampante di questi nuovi stili di vita è il commercio equo-solidale: qualcuno che faceva solidarietà intelligente ha capito che non bastava raccogliere fondi per aiutare i produttori nelle zone povere. Il problema era combattere il commercio gestito dalle multinazionali (che non sono più di duecento in tutto il mondo), che davvero genera ingiustizia. E così si sono cominciati a tessere contatti stretti con i produttori, impegnandosi a pagarli giustamente per il loro lavoro. Con questo sistema oggi milioni di produttori nel Sud del mondo sono usciti dalla miseria. Per sempre. Non sono ricchi, ma hanno di che vivere dignitosamente.
Lei sostiene apertamente che i nuovi stili di vita devono essere un processo di cambiamento che parte dal basso...
In questi anni abbiamo visto i risultati ottenuti partendo dall’alto... Appelli, trattati, protocolli...nel 2000 i Grandi del mondo si sono impegnati a dimezzare entro il 2015 la povertà del mondo. Siamo nel 2008 e la Fao recentemente ha fatto sapere che nel mondo ci sono 852 milioni di poveri. Anni fa erano 830 milioni. Per guarire il mondo dalla povertà basterebbe investire un po’ meno nel commercio delle armi, ma non accadrà mai. Capisce perchè bisogna partire dal basso? Prendo ancora ad esempio il commercio equo-solidale, avviato da un gruppo di giovani olandesi e oggi diffuso in tutta Europa.
Perchè li chiama nuovi stili di vita? Significa che non ci sono mai appartenuti? Noi abbiamo innati degli stili di vita prodotti dall’economia di mercato attuale. Tutta la nostra vita, se ci pensiamo, è strutturata in un certo modo. Basti pensare al consumo di acqua minerale in bottiglia, che vede gli italiani al primo posto nel mondo con il 97%. Mentre invece potremmo aprire il rubinetto e mettere quell’acqua, oltretutto molto più controllata, nella brocca di casa. E’ solo un esempio di come ormai la pubblicità abbia invaso la nostra vita e le nostre teste, creando uno stile che costa molto anche al nostro portafoglio.
Nel nome del consumismo...
Chiaramente. Il consumismo è il nostro stile di vita. Abbiamo sete e fame di consumo, anche perchè chi non consuma alla fine quasi si sente in colpa perchè non sostiene il prodotto interno lordo...Vede a che punto ci fanno arrivare? Quando sono tornato dall’Amazzonia, nel 2003, una delle prime notizie che ho sentito in televisione fu che in Italia un’alta percentuale di famiglie è costretta ad affittare un box per depositare ciò che non ci sta più in casa...Ho pensato che stavamo diventando tutti matti! Mediamente in Europa si calcola che ogni famiglia ha diecimila oggetti nella propria casa. Siamo schiavi delle cose e non abbiamo più tempo per le relazioni umane. Ma tutto ciò fa male a noi e anche al nostro portafoglio.
Ma come si può concretamente diventare protagonisti in prima persona di un nuovo stile di vita?
E’ una domanda che mi viene posta spesso. Che cosa possiamo fare noi così piccoli? I nuovi stili di vita si basano su cose possibili a tutti, quotidiane. Non siamo alla ricerca di eroi nè di santi. Un esempio concreto: tutti facciamo la spesa. Quando acquistiamo un prodotto siamo mossi dalla pubblicità oppure ci chiediamo anche che cosa ci sia dietro quella marca? Il consumo critico è un nuovo stile di vita, attraverso cui non si comperano i prodotti di una certa impresa che fa danni in giro per il mondo. Quando conosci cominci a cambiare e spesso cambia anche il tuo consumo.
Lei parla anche di nuovi rapporti con le persone. In che senso?
Oggi viviamo in una condizione di grande povertà relazionale. In Brasile la gente è povera, ma ha una grande ricchezza relazionale: sono accoglienti, sorridono tutti, i volti sono pieni di gioia. Ogni volta che tornavo in Italia, invece, mi colpivano i volti tristi della gente, neanche i bambini sorridono più. Si parla tanto, troppo di malattie psico-mentali, di antidepressivi, di suicidi: è il segno di un malessere forte.
Nuovo rapporto con la mondialità: che significa?
Stiamo costruendo una società multietnica. L’obiettivo di fondo deve essere quello di instaurare rapporti positivi con queste culture affinchè l’interscambio diventi reciprocità positiva. Dobbiamo vincere le resistenze che ancora oggi sono invece molto forti.

ADRIANO SELLA, missionario saveriano, nato a Gambugliano (VI) il 28 aprile 1958, ha conseguito la licenza di teologia morale presso la Facoltà Teologica di Sao Paulo (Brasile). Dal 1987 al 1989, durante l'esperienza pastorale nella diocesi di Vicenza, si è impegnato nel settore dell'emarginazione a favore degli immigrati, degli zingari e anche dal lato dei tossicodipendenti attraverso la comunità terapeutica di San Gaetano di Thiene. 
Dal 1990 lavora in Amazzonia (Brasile) in un grande territorio di 84.417 kmq, chiamato Sao Felix do Xingu - PA, dove ha svolto l'atività pastorale in questi anni, ha accompagnato la ricca realtà delle comunità ecclesiali di base, si è messo a fianco dei tanti contadini che rischiavano di perdere la terra a causa della forte concentrazione della terra nelle mani dei pochi ma grandi latifondisti e ha potuto apprezzare e difendere la cultura e la vita molto interessante degli Indios.

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