5 giugno 2009

hai visto mai

anna recalde ha vinto con il documentario “La tierra sin mal”, il festival "HAI VISTO MAI", la cui quarta edizione si è tenuta a Siena.
del festival è direttore artistico Luca zingaretti.
è un'importante riconoscimento in quanto Anna ha appena terminato di montare insieme a nicola grignani il documentario sui diritti umani in guatemala, commissionato da ains e finanziato anche dal CSV di Pavia.

buona lettura

HAI VISTO MAI: I VINCITORI
Vince “La tierra sin mal”. La parola alla regista Anna Recale Miranda e al direttore artistico Luca Zingaretti.
(Dalla nostra inviata Giovanna Barreca)

02/06/09 - Zingaretti, direttore artistico della festa del documentario “Hai visto mai?”, ha ribadito più volte di aver scelto Siena perché “in un posto ricco di bellezze architettoniche, dove si mangia bene e si vive bene, le idee circolano meglio” e nel meraviglioso complesso monumentale di Santa Maria della Scala, sede della manifestazione, l’emozione dei sei documentaristi in attesa nel responso della giuria, insieme ad un pubblico che ha invaso la sala, è palpabile. Per diversi di loro, il passaggio in Rai del film vincitore e i diecimila euro sono la possibilità di una grande affermazione per un lavoro al quale hanno dedicato tempo, energie e spesso denaro visto che molti come Anna Recale, Romano Montesarchio, Francesco Cannito e Luca Cusati sono partiti senza avere alcun sostegno produttivo.
Il primo premio assegnato è quello di un sponsor. Premio Vino e Giovani – Enoteca Italiana, che viene assegnato alla regista Frediana Fornari “per la regia sicura che sottrae emozioni e retorica raccontando la rabbia di un Paese” recita la motivazione. Dall’inizio della cerimonia Zingaretti aveva preannunciato che la giuria, formata da Carlo degli Esposti, Laura Delli Colli, Donatella Finocchiaro, Alessandro Piccini, aveva discusso parecchio. Poi la giornalista Laura Delli Colli svela che “una parte della giuria voleva porre attenzione ad una stile di regia più cinematografico e l’altra anima invece voleva premiare una narrazione più in stile giornalistico, volto ad approfondire alcuni problemi un po’ più vicini”. Così la sorpresa di una Menzione speciale del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematogrofici assegnata a “La domitiana” di Romano Montesarchio (mille euro messi a disposizione dal festival). Il riconoscimento come miglior documentario è andato, invece, a “La tierra sin mal” di Anna Recale Mirando. Motivazione: riesce con un taglio politico ad intrecciare racconto, emozioni e contenuto sociale.
La giovane regista quasi saltella dalla gioia e sul palco, ma anche in un breve scambio di battute con noi alla fine della premiazione, il suo primo ringraziamento va al montatore Andrea Gandolfo “la struttura narrativa è lui ”. C’è l’orgoglio di nominare chi c’era dall’inizio di questo viaggio autoprodotto, telecamera in mano e un biglietto per il paese natio del suo babbo nella tasca. Mezzi leggeri e tanto coraggio per decidere di raccontare un Paraguay poco presente nei media, uno stato profondamente povero, con un’economia basata ancora sull’agricoltura. Un paese del quale Anna ha potuto documentare un’importante svolta storica: dopo 60 anni (35 di dittatura militare e 18 di corrotto governo del partito colorado che aveva appoggiato anche la dittatura) Fernando Lugo diventa presidente della Repubblica. L’ex vescovo rappresenta l’unica speranza nella costruzione di quella “terra senza dolore”: espressione che gli indios guaranti usavano per designare il paradiso in terra, un’utopica terra di pace e giustizia. “Il cambiamento sarà soprattutto per gli indios, sarà per i contadini ai quali Lugo ha promesso una riforma agraria seria (impossibile prima quando al potere c’erano i terratenenti)” – spiega Anna, raccontandoci quello che è visibile anche osservando con attenzione le sequenze girate con grandissima fermezza e lucidità. “Quando sono arrivata ero sicura che avrebbe vinto Lugo perché mi dicevo che la gente era stanca, ma poi mi sono resa conto che il macchinario dello stato era pesante, che i brogli erano una realtà e ho temuto seriamente che non potesse farcela”. Anche a livello internazionale la situazione è rimasta incerta fino alla fine, l’ambasciata americana temeva così fortemente il post voto che consigliò a tutti di fare provviste. Episodio confermato dalla regista, che ci racconta perché durante il primo discorso di Lugo dopo la vittoria ha deciso di sfumare sul dislay che confermava l’accettazione del responso delle urne da parte della signora Olivar: “Era fondamentale mostrarlo: se lei non avesse riconosciuto la sconfitta probabilmente il suo partito avrebbe organizzato un sollevamento popolare”. Bisogna anche sottolineare che il racconto della campagna elettorale è risultato così coinvolgente grazie all’inserimento di punti di vista di persone che avevano un passato che potesse esplicitare il presente come Martin Almada, vittima della dittatura che scoprì l’archivio del terrore e che da anni si batte perché le atrocità della dittatura vengano riconosciute e condannate, e Guillerma Kanonioff che la dittatura rese vedova a soli 21 anni, oggi segretaria generale del movimento popolare Tekoyoya che ha appoggiato il nuovo presidente. “Senza Martin e Guillaema non sarei riuscita a far capire davvero cosa stata rappresentando questo cambio”. E’ strafelice Anna del futuro passaggio in Rai perché trova imbarazzante che un genere denso e profondo com’è il documentario non trovi spazio nel nostro paese: “Fa bene alla testa, permette alla testa della gente di evolvere”.
Alla fine della cerimonia abbiamo la possibilità di scambiare anche due considerazioni con il tenace direttore artistico Luca Zingaretti che ha chiuso la cerimonia invitando tutti all’edizione 2010 “quella che sancirà la senesità di questa festa, quella che cercherà di radicarsi ancora di più sul territorio non solo nei giorni della manifestazione ma durante tutto l’anno con la nascita di diverse iniziative”. Sollevato e felice perché il suo “Festival in jeans” è una fucina di idee in evoluzione “dove il contributo di tutti è fondamentale”.
MENZIONE DOCUMENTARIO - “La Tierra sin mal” di Anna Recalde Mirando Perché riesce con una complessa struttura narrativa e un taglio anche politico a intrecciare racconto, emozioni e contenuto sociale.

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