5 dicembre 2009

Santo, sobrio Natale

Non sprecare inutilmente l’acqua, usare lampadine a basso consumo, non lasciare in stand by gli elettrodomestici, praticare il car-sharing, utilizzare criteri "etici" quando si fa la spesa: nel mondo cattolico si afferma la tendenza ad adottare quelli che vanno sotto il nome di "nuovi stili di vita". Una correzione ecologica ed evangelica al consumismo imperante: la rivoluzione, a partire dalle piccole cose.

Passare dal Pil al Fil (Felicità interna lorda). Da ciò che misura il portafoglio al termometro della felicità. Nel Natale della crisi, è questa la Buona Novella che annunciano gruppi, parrocchie e associazioni cattoliche, insieme a tanti uomini e donne di buona volontà. Non parlano di sacrifici, ma di consapevolezza. Propongono di cambiare il proprio stile di vita per migliorare la qualità dell’esistenza di tanti. Suggeriscono di sfruttare la crisi come "kairòs", tempo propizio per diventare "virtuosi", per individuare il superfluo e rinunciarvi.

È la filosofia che guida la Rete interdiocesana dei nuovi stili di vita – ventisei diocesi, fino a oggi, distribuite per lo più al Nord – e che anima tante esperienze che al Centro e al Sud indicano percorsi di vita controcorrente. «Non siamo né eroi né santi, ma cristiani responsabili e cittadini solidali», dice padre Adriano Sella, missionario, coordinatore della Rete. «Il nostro è un movimento nato dal basso che vuole coinvolgere le comunità e arrivare anche a livello istituzionale, avere un risvolto politico». L’idea del movimento è che cambiare è possibile senza fare cose straordinarie, ma intervenendo nella vita feriale, da quando ci si alza al mattino a quando si spegne la luce prima di addormentarsi: chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti, senza sprecare acqua; usare lampadine a basso consumo, non lasciare in stand by gli elettrodomestici, fare ogni tanto un "digiuno" da sms, automobile e gratta e vinci; praticare il car-sharing e, soprattutto, capire che fare la spesa non è un’operazione neutra ma "etica". «Quando si fa la spesa si esprime un voto», spiega padre Adriano, citando l’economista Leonardo Becchetti.

In un volume pubblicato da Il Margine lo scorso anno, il docente di Economia politica e presidente del Comitato etico di Banca etica spiega che, oltre al voto politico, anima della democrazia, c’è un voto che esercitiamo ogni giorno scegliendo quali prodotti acquistare. Preoccupandosi non soltanto del prezzo, ma orientando anche le scelte di spesa verso le aziende attente alla qualità sociale e ambientale, si attua una rivoluzione vera e propria, perché «le imprese, per fronteggiare una domanda etica forte ed esigente, sono costrette a corrispondere alle aspettative dei consumatori, mettendo la sostenibilità al primo posto».

Il "voto nel portafoglio" è dunque un’azione in grado di cambiare radicalmente l’economia e si esprime attraverso una scelta concreta che compie il consumatore. Pura utopia? «Non direi. Basta guardare al commercio equo e solidale, che è partito da un gruppetto di ragazzi e oggi è diffuso in maniera capillare. Sapere che dietro ogni prodotto c’è un’impresa, capire come tratta i lavoratori, quale rispetto ha per l’ambiente, imparare a leggere le etichette, sono operazioni etiche», aggiunge padre Adriano. «Una spesa giusta promuove meccanismi economici giusti».

Su queste tematiche da circa due anni gli uffici di alcune diocesi si sono messi in Rete: nella maggior parte dei casi, è la Pastorale sociale e del lavoro che promuove una tale attenzione. Ma in alcune realtà, come a Rimini, la Commissione nuovi stili di vita rientra nella Pastorale familiare; oppure, come nel caso di Fidenza, fa riferimento all’Ufficio missionario; o ancora, a Belluno, riguarda uno specifico Ufficio per la cultura e gli stili di vita in montagna. In concreto gli uffici organizzano riunioni interregionali a scadenze regolari. E, dal 2007 – anno in cui Padova, con padre Adriano, ha promosso la Rete, insieme con altre 5 diocesi – si sono alternati ogni anno laboratori e convegni. I primi per mettere a confronto gli operatori impegnati direttamente, una cinquantina di persone; i secondi per coinvolgere più realtà e persone su tematiche di interesse comune.

«Nel primo laboratorio fatto a Verona a fine 2007, abbiamo individuato le piste pastorali da seguire», spiega padre Sella. Lavorare in Rete tra uffici pastorali diocesani ma anche con realtà organizzate della società civile; approfondire la pista dell’economia, dal consumo consapevole ai "bilanci di giustizia"; prestare attenzione alla salvaguardia del creato; individuare linguaggi efficaci per comunicare, facendo lavorare cuore e cervello, fantasia e immaginazione, e non soltanto le parole. Da questa ultima suggestione, per esempio, sono nati alcuni laboratori proposti a gruppi e parrocchie. È il caso della "tenda degli stili di vita", un gazebo con sei pannelli espositivi che raccontano come una vita diversa generi a catena un rapporto nuovo con gli altri, le cose, la natura, la mondialità. La tenda in questi mesi gira per varie diocesi e sul sito di Padova (nuovistilidivitapadova.wordpress.com) è possibile richiedere un kit per fabbricarsela da soli. «La usiamo in scuole e parrocchie, cerchiamo di spiegare ai giovani l’influenza che le nostre scelte hanno anche sul Sud del mondo», racconta per esempio Francesco Panigaldi, responsabile dell’Ufficio animazione e formazione del Centro missionario di Modena. La tenda si ferma in media una settimana a parrocchia e viene accompagnata da un incontro formativo, ma alcuni richiedono più tempo e ulteriori approfondimenti per le varie fasce di età. «L’impressione è che la nostra proposta trovi comprensione soprattutto quando diciamo che occorre rallentare il ritmo di vita. Ma per tutti questa è la parte più difficile».

Grazie, invece, al laboratorio "Boicottega", si può capire che tipo di consumatore si nasconde in noi: integralista-maniaco, critico-consapevole, superficiale-istintivo o conformista-manipolabile. L’esperienza proposta, infatti, punta a far conoscere i prodotti delle multinazionali, del commercio equo e solidale e dell’agricoltura biologica e insegna a boicottare i prodotti di imprese che hanno comportamenti dannosi verso i lavoratori e verso l’ambiente. In concreto si tratta di fare una spesa virtuale in una bottega dove sono presenti merci di diversa provenienza, ciascuna con la sua etichetta di presentazione, che racconta la storia del marchio, della società, dell’azienda, e dei suoi comportamenti, più o meno responsabili. Dopo aver annotato cosa si vorrebbe comperare si passa alla valutazione delle scelte da cui emerge il profilo di consumatore. Alla fine, qualunque sia l’esito del test, viene consegnata una miniguida al consumo critico e al boicottaggio, realizzata dal movimento Gocce di Giustizia di Vicenza.

«È un cammino lento, ma notiamo che qualcosa sta cambiando», commenta Elisabetta Angelucci del Centro missionario di Reggio Emilia. «Le parrocchie alle sagre cominciano a usare materiali riciclabili. L’acqua è quella del rubinetto, in brocche di vetro, come suggerisce la campagna "Imbrocchiamo" lanciata da Altra Economia». Elisabetta parla di un ottimo lavoro di Rete, fatto in collaborazione con il Comune e con altre associazioni, che per esempio ha fatto registrare a Reggio Emilia, che aveva la percentuale più alta di consumo di bottiglie di acqua minerale in Italia, un calo del 10 per cento delle vendite. A Reggio la promozione delle campagne sui nuovi stili è affidata a un coordinamento di vari uffici diocesani, il Granello di Senape.

La fantasia fa moltiplicare le iniziative: all’ultimo meeting regionale missionario, tenuto a Piacenza, si è promosso il concorso "Impatto zero", che ha premiato i partecipanti che hanno usato mezzi di trasporto non inquinanti: «Da Fiorenzuola i ragazzi sono venuti in bicicletta, noi da Reggio siamo andati con un pullman di 72 posti, senza auto, e questo ha contribuito anche a farci scambiare quattro chiacchiere, a conoscerci meglio», dice Elisabetta.

Quello delle relazioni non è un argomento secondario. A Padova, per esempio, è stato realizzato un laboratorio da usare in gruppo, ai campi scuola, o in occasioni di ritrovo in piazza, tra sagre e feste popolari, proprio sulle relazioni umane. «Dobbiamo educarci a recuperarle e a farle diventare priorità della nostra vita quotidiana», dice padre Sella. «Noi europei non soffriamo molto la povertà economica, come nel Sud del mondo, ma viviamo in un contesto di grande povertà relazionale». Fermarsi ad ascoltare l’altro, parlare di sé, compiere un gesto di accoglienza: il laboratorio propone una sequenza di comportamenti guidati e finalizzati «a recuperare la ricchezza delle relazioni umane che abbiamo perso a causa del correre dietro all’accumulazione di tante cose. I beni relazionali sono essenziali per la vita umana e sono fondamentali per la felicità e il gusto del vivere», dice il religioso.

Nel 2007 queste riflessioni hanno portato al primo Convegno nazionale della neonata Rete, dove lo slogan «Dal Pil al Fil» venne coniato per parlare dei "Nuovi indicatori di benessere". Ai cambiamenti climatici è invece stato dedicato il secondo convegno nazionale, tenuto a Bologna lo scorso fine novembre. «La terra si scalda, è tempo di cambiare» è lo slogan delle Rete, che ha lanciato un appello in vista del vertice di Copenaghen, dal 7 al 18 dicembre.

Su "Giustizia, pace e salvaguardia del creato", temi lanciati dalle assemblee ecumeniche europee di Basilea e Graz, lavora da 15 anni la Fondazione della diocesi di Bolzano-Bressanone, che lo scorso mese è diventato Istituto di Etica sociale affiliato allo Studio teologico. L’uomo che ha guidato la Fondazione, monsignor Karl Golser, è oggi vescovo di questa diocesi, pioniera nello studio di tali tematiche, prima a lanciare in Italia la Giornata del creato, attenta alle esperienze maturate oltreconfine, interfaccia con il mondo tedesco.

«Oltre a trattare tematiche diverse, dall’educazione alla democrazia alla nuova Europa, con un’attenzione anche alle minoranze linguistiche e culturali», dice il teologo Paolo Renner, attuale direttore dell’Istituto, «siamo intervenuti su argomenti che riguardano la qualità della vita». Le proposte sono andate dai cimiteri eco-compatibili («corone realizzate con materiali biodegradabili?»), alla colazione responsabile («basta con marmellatine monodose, torniamo al vecchio barattolo per risparmiare sugli imballaggi»), alla borsa della spesa in tela, ai detergenti ecologici. Nel ’99 l’allora arcivescovo William Egger «dedicò all’ecologia la sua lettera pastorale e da allora la diocesi ha smesso di usare carta patinata e il giornale diocesano arriva agli abbonati in buste di carta».

Anche la vicina Trento ha lanciato una serie di proposte, prendendo spunto dall’anno liturgico. Così la scorsa Quaresima ogni settimana veniva proposto un digiuno particolare, motivato da un brano della Scrittura: penitenza da internet per valorizzare l’ascolto, digiuno dal denaro e quindi dal gioco dell’Enalotto e del gratta e vinci, per riflettere sulla speculazione e sul lavoro nero...

Un’altra diocesi pioniera su questi temi è Venezia. Si è partiti coltivando l’orto dietro la parrocchia e usando lampadine a basso consumo nelle sale dell’oratorio e si è arrivati al contatto con centinaia di famiglie e decine di sacerdoti. L’Ufficio per la pastorale degli stili di vita della diocesi è stato istituito il 25 maggio 2003 dal patriarca, il cardinale Angelo Scola. «Partendo dalla Parola di Dio, ci occupiamo di ecologia, problemi dell’ambiente e disparità nella divisione dei beni», racconta il responsabile dell’Ufficio, don Gianni Fazzini. Il pallino del sacerdote sembra proprio la formazione a «un’affascinante sobrietà»: sono numerosi, infatti, gli incontri rivolti a bambini, giovani, fidanzati, famiglie e preti per una qualità della vita lontana dal "torpore" del consumismo. Originale la proposta fatta a tutte le parrocchie affinché usino stoviglie lavabili (e non quelle di plastica). In una lettera ai parroci, don Gianni ha motivato così il gesto: compiere «un segno di amore per il creato» e arginare l’impatto sullo smaltimento rifiuti, acquistando anche piatti e bicchieri biodegradabili che tornano "terra" se raccolti come organico.

Con i vescovi emeriti Raffaele Nogaro (Caserta) e Luigi Bettazzi (Ivrea), don Fazzini figura pure tra i numerosi sacerdoti firmatari della petizione "Meno fuochi d’artificio, più compassione", rivolta ai comitati organizzatori delle feste patronali in tutta Italia. Migliaia di euro vanno in fumo tra botti, luminarie, bande e spettacoli: la proposta è destinare ogni anno il 10 per cento di queste spese alla realizzazione di impianti fotovoltaici sui tetti delle parrocchie e investire poi i soldi risparmiati delle bollette della luce in progetti di autosviluppo nel Sud del mondo. Virtù ecologiche che sembrano aver contagiato molti: don Domenico Francavilla, uno dei preti che hanno siglato l’appello, è direttore della Caritas diocesana di Andria, già da tempo impegnata a promuovere in ambito ecclesiale scelte eco-compatibili. Tra le altre cose, organizza corsi di educazione ambientale e nella parrocchia Madonna di Pompei – come al seminario diocesano – gli impianti fotovoltaici, con i quali si produce energia elettrica per conversione diretta dei raggi solari, sono già una realtà. «Opere-segno che testimoniano la praticabilità, oltre che il fascino e la forza educativa, di un modo di produrre energia a zero emissioni nell’atmosfera», le definisce don Francavilla.

Andria è una delle tante diocesi che potrebbe aderire a una potenziale Rete interdiocesana del Centro-Sud sui nuovi stili di vita. Fino a oggi, infatti, la Rete si estende soprattutto al Nord. «Noi siamo aperti a tutti», dice il coordinatore, padre Adriano, «ma le difficoltà logistiche per incontri e scambi regolari suggerirebbero di far nascere coordinamenti anche tra le diocesi del Centro-Sud». Tra l’altro, le esperienze non mancano, nelle diocesi e nel mondo dell’associazionismo cattolico: come la Rete capillare delle Acli, che quest’anno, nel popolare quartiere romano della Garbatella, ha aperto un Gruppo di Acquisto Solidale Familiare (Gasf). «L’esperienza è nata dal desiderio di circa 200 famiglie che si ritrovano per fare insieme formazione», racconta Rosario Pavone, responsabile del Gasf. Accorciando la filiera – dal produttore direttamente al consumatore – si ha la sicurezza della qualità e un ottimo rapporto prezzo-qualità. Via mail ogni settimana le famiglie ordinano la spesa e tra venerdì e sabato vanno a ritirarla.

Sostenibilità ambientale e monitoraggio dei consumi sono anche l’anima della campagna «Bilanci di giustizia», lanciata nel ’93 da Beati i costruttori di pace e rivolta alle famiglie (oggi 500), per indirizzare la microeconomia domestica verso scelte eque e solidali: un’esperienza approdata anche al Centro-Sud, in provincia di Chieti e di Bari. Su scala più "vasta" opera l’Associazione nazionale famiglie numerose (coppie con almeno quattro figli tra naturali, adottivi o affidati), nata nel 2006 e promotrice di "Gruppi d’acquisto familiari" per materiale scolastico, cibo, pannolini, fino ai pacchi natalizi per sostenere famiglie in difficoltà.

La possibilità di fare acquisti equi esiste anche tramite la Rete degli empori solidali del Magis (Movimento e azione dei Gesuiti italiani per lo sviluppo): cominciata con la vendita tramite Web e telefono a famiglie, associazioni e comunità religiose dei prodotti provenienti da progetti missionari, l’iniziativa si stabilizzerà in una serie di punti vendita sparsi per la penisola. La scelta dei nuovi stili di vita, in effetti, non poteva non esercitare il suo fascino anche sui consacrati: nel novembre scorso il coordinatore della Rete interdiocesana ha incontrato, a Roma, decine di responsabili di Commissioni giustizia, pace e salvaguardia del creato di vari ordini religiosi. L’incontro ha fatto seguito a quello del 2008 con economi ed econome delle direzioni generali delle Congregazioni femminili e maschili, ideato per «sensibilizzare chi è responsabile dell’economia delle congregazioni a mettere in atto nuovi stili di vita, come una spesa etica, giusta e solidale», dice padre Sella. Inoltre, annuncia il religioso, «abbiamo in programma di realizzare anche una Rete intercongregazionale dei nuovi stili di vita. Ho già la disponibilità di alcune congregazioni religiose. È un impegno per il futuro prossimo».

Vittoria Prisciandaro
(ha collaborato Laura Badaracchi)
tratto da Jesus di dicembre 2009

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