6 gennaio 2009

Esempio Guatemala: 5 strategie possibili di fronte all' "occidentalizzazione"

L'occidentalizzazione e la diffusione del mercato globale sono considerati tra i fattori d'oppressione mondiali più importanti. Nelle pagine che seguono abbiamo schematizzata la strategia, fornito degli esempi generali per illustrarla e infine abbiamo applicato il concetto ad un esempio concreto
di Javier Schunk

In Guatemala le popolazioni Maya si sono trovate per la prima volta a far fronte a una situazione inedita. Le imprese euorpee avevano acquistato le loro terre allo scopo di fare delle centrali idroelettriche e chiedevano il loro abbandono da parte delle popolazioni locali. Un altro aspetto della problematica era rappresentata dall'esigenza crescente di produzione di combustibile di origine vegetale che creava la necessità di produzione intensiva del mais a questo scopo, nella quale sarebbero state coinvolte le stesse popolazioni indigene. Questi due fattori, però, finivano per snaturare i principi cardine delle popolazioni indigene che si basano su una relazione particolare con la propria terra. A questo punto, fare delle azioni in quella realtà, implicava una presa di posizione

1 - Complementare: questo modello sostiene l'occidentalizzazione. Adotta un approccio del tipo "conservatore". Propone di introdurre gli esclusi del mercato nel mondo degli inclusi. Questo vuol dire posizionarsi con le proprie attività nella periferia della mondializzazione, arrivando laddove questa non arriva da sola. Significa proporre ed allargare l'occidentalizzazione. Questo approccio è quello classico adottato dalla cooperazione bilaterale e multilaterale. Qui non si mette in discussione il modello e tanto meno il concetto di sviluppo, nato ovviamente in coordinate spaziali, storiche e temporali precise. Il modello è quello ortodosso e propone di "agganciarsi" a un treno che è in marcia, anche se chi lo guida non sa molto bene dove stia andando e nemmeno è capace di capire gli effetti di questo viaggio… Come esempi generali su questo modello abbiamo il sostegno rurale delle mono-produzioni agricole nei PVS allo scopo di alimentare i centri bisognosi, favorire il radicamento all'estero delle imprese del Nord per ridurre i prezzi e fornire mano d'opera locale, i prestiti delle grosse banche ai governi locali e i piani di aggiustamento strutturali per facilitare l'ingresso al mercato globale ed agganciare le economie locali a quella mondiale, ecc.Esempio Guatemala: nella zona del Quiché guatemalteco si sostiene la creazione di fabbriche di biocarburanti. In queste fabbriche si darà impiego alle popolazioni maya locali che cosi potranno migliorare la loro qualità di vita.
2 - Cooperazione: questo modello non mette in discussione l'occidentalizzazione anche se ne intuisce le contraddizioni. Adotta un approccio del tipo "riformista". Si tratta di accettare e a volte favorire la diffusione dell'occidente e del mercato creando però in parallelo una "alternative al suo interno". Nella migliore delle ipotesi sostiene un certa "rete di resistenza" all'interno degli inclusi nel mercato. In sintesi: propone il mercato ma prova a trovare soluzioni alle problematiche e alle contraddizioni che il modello occidentale propone. Come esempi di questo modello abbiamo il favorire il commercio equo per ripristinare il valore giusto delle merci e sostenere i produttori, adottare il turismo detto "alternativo" per valorizzare le culture locali, promuovere il microcredito per facilitare l'accesso al denaro dagli esclusi dei sistemi bancari classici, sostenere lo slow food in risposta al fast food e al modello di vita che propone, ecc.
Esempio Guatemala: promuovere migliori condizioni di lavoro nelle fabbriche di biocarburanti di cui si è parlato sopra.
3 - Coordinamento: in questo modello si arriva già a una maggior consapevolezza delle contraddizioni del modello classico. La scelta strategica concreta è quella di non volerne partecipare direttamente alla diffusione del modello occidentale ma la propria azione si colloca a volte come parte strutturale dell'occidente nel ruolo di contenere i danni provocati da esso. In questo caso si propongono palliativi ai problemi causati dalla globalizzazione. Esempi di questo tipo di approccio sono l'adozione a distanza dei bambini che hanno difficoltà a sopravvivere nelle proprie terre, l'assistenza in generale e i gesti di solidarietà che finiscono per creare dipendenza perché non pensati per incidere strutturalmente sui problemi, i cosiddetti "progetti cuscinetto" proposti dalla stessa cooperazione bilaterale e multilaterale per alleviare i danni collaterali creati della modernità, le azioni umanitarie che vanno a soccorrere popolazioni danneggiate da catastrofi nelle quali quasi sempre sta alla base un modello di sviluppo sbagliato, ecc .
Esempio Guatemala: nello sradicamento della popolazioni indigene dalle loro terre originali, vengono realizzati una serie di progetti sociali, economici, sanitari, ecc, allo scopo da una parte d'alleviare i danni provocati dallo spostamento interno e dall'altro creare un effetto di attrazione verso le nuove zone da occupare.
3 - Coabitazione: qui parliamo di resistenza al modello classico e quindi di isolamento degli esclusi al mercato per difendergli dell'avanzata dell'Occidente. Qui si tratta di resistere puntualmente al mercato, creando alternative fuori da esso. In questo caso la strategia acquisisce un aspetto più antagonista da quelle descritte precedentemente. Tipico di questo modello sono le azioni sostenute da gruppi non global e nicchie di resistenza al Nord che cercano realtà simili da accompagnare. In questo caso le organizzazioni si collocano in quei territori ancora non controllati dalla globalizzazione per sostenerli a resistere. Esempio di cooperazione di questo tipo l'abbiamo nelle associazioni di piccoli produttori federati in movimenti cooperativi locali che promuovono l'agricoltura famigliare di autosufficienza al posto di quella legata alla monocultura e quindi dipendente da meccanismi e collegamenti con l'esterno, la promozione della medicina tradizionale presso le popolazioni indigene per recuperare i loro valori ed evitare la dipendenza da farmaci di sintesi, ecc.
Esempio Guatemala: informare e formare le comunità Maya sui meccanismi di globalizzazione, le sue conseguenze, sull'articolo 169 dell'OIT che difende i diritti delle comunità indigene e proporre di partecipare alle lotta di resistenza locale per evitare di cedere le proprie terre. 5 - Competizione: qui si tratta di creare un mondo parallelo mettendo in rete gli esclusi del mercato. Questa strategia potrebbe intendersi come un'evoluzione di quella precedente. Vista l'impossibilità dei sistemi di sopravvivere all'isolamento, l'idea è quella di mettere in rete queste realtà per creare una massa critica che possa costituire una realtà sostenibile nel suo insieme. Questa strategia potrebbe addirittura pensare a creare una realtà alternativa al modello occidentale. In questo filone si potrebbero trovare le reti internazionali di sostegno alle realtà contadine quali ROPPA, Via Contadina, ecc. Questo tipo di strategia lo si vede non solo nei PVS. I paesi del Nord stanno sperimentando ogni volta di più forme di resistenza allargata simili. Si veda ad esempio Vicenza e l'allargamento della base NATO, la questione TAV nella Val de Susa, ATTAC in Francia, ecc. Mettere in collegamento queste realtà di resistenza al Nord e al Sud potrebbe essere una possibilità di creare una forza di resistenza che possa se non fermare, condizionare davvero l'occidentalizzazione. Si veda ad esempio quanto questo tipo di lotta, in seno alla società civile dei paesi ACP, abbia avuto un peso importante nel rifiuto della firma del classico accordo fra l'UE e loro a fine del 2007.
Esempio Guatemala: sostenere le lotte di resistenza delle comunità Maya a livello della regione del Quiché per aiutare nella difesa dei loro diritti e contrastare l'avanzata del modello occidentale nelle loro terre. Ecco un esempio che potrebbe fornire un modello operativo concreto per risanare l'edificio strategico di un'Organizzazione di aiuto. Una volta definito un tema da trattare, si definiscono le diverse strategie generale possibili da adottare. Da questa panoramica complessiva di possibili scelte strategiche, l'operatore dell'aiuto definisce a quale di queste strategie generali intende contribuire con il proprio operato ancora prima di pensare all'azione. Bisogna considerare infine che le variabili in gioco sono in continuo mutamento (fattori d'oppressione, risorse disponibili, ecc.) e costringono quindi ad un aggiornamento costante della propria identità e quindi della propria Missione. In altre parole, bisogna saper cambiare costantemente per rimanere sempre sé stessi…

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