16 maggio 2009

Ains, progetti di sostegno in Guatemala

PAVIA. Un uovo al giorno per scacciare la fame, allevamenti di pesci e panetterie contro la povertà. Ma soprattutto, la capacità di ascoltare le esigenze che vengono dal basso e di mettere a frutto le capacità che sono già presenti sul posto. E’ quello che cerca di fare Ains (Associazione italiana nursing sociale) in Guatemala. Alvaro Aguilar Aldana, coordinatore di Cristian foundation for children and aged e consulente per i progetti Ains ha portato le prove di quello che, da lontano, riescono a fare i pavesi nel Paese centramericano. In Guatemala «La fame è endemica, l’accesso alla terra è un’utopia come quello di un sistema sanitario. I narcotrafficanti reclutano giovani e vige la “democrazia”». In particolare Ains ha distribuito 140 borse di studio e ha adottato 39 bambini in un orfanotrofio, ha sponsorizzato gli studi di sei infermiere e pagato 113 banchi di scuola. Inoltre si occupa della comunità di Camotan, 49 famiglie che negli anni sono riuscite a uscire dalla spirale della povertà. «Vivevano in baracche, gli abbiamo dato il materiale e la formazione e si sono costruiti le case. Poi abbiamo organizzato degli orti famigliari e sono andati così bene che abbiamo iniziato a vendere nei villaggi vicini. Poi abbiamo dato una capra alle famiglie che si nutrivano solo di caffé e zucchero e messo un caprone nel villaggio. In cambio dell’aiuto il primo capretto nato di ogni famiglia è stato regalato da loro a un’altra famiglia». Dopo c’è stata la panetteria e il sistema d’irrigazione, e la produttività dei campi è migliorata. Il segreto di Ains? «Prima di tutto - ammonisce però Aguilar - occorre che le pance siano piene e non si debba lottare ogni giorno per il cibo»: altrimenti non si riesce a guardare al futuro. Come funzionano i microprogetti Ains? «Si inseriscono nel lavoro di Cfca che opera nelle regioni di Guastamoya, Chiquimula, Altaverapaz e Bajaverapaz, El progreso e Izabal: con Cfca prima di tutto risolviamo il problema della fame. Poi con Ains diamo alcuni strumenti o materie prime necessarie a avviare un’attività a un gruppo di famiglie. E ora stiamo partendo con il microcredito». Come funziona? «Nel progetto pilota abbiamo prestato circa 1.500 quetzales (150 euro) a ciascuno dei 15 padri che componevano il gruppo, corrispondenti a uno stipendio medio mensile».

(anna ghezzi, la provincia pavese, 16 maggio 2009)

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