16 maggio 2009

Alvaro Aguilar Aldana dal Guatemala a Pavia

Nel suo Paese segue dodicimila famiglie povere. E’ in Italia per la prima volta

Passo dopo passo il Guatemala comincia a bussare alle porte del futuro. Potrebbe sembrare facile, ma comprensibilmente non lo è per una popolazione che troppo spesso deve pensare a sopravvivere oggi e non ha quindi tempo nè possibilità di progettare il domani. Servono persone come Alvaro Aguilar Aldana, quarantenne guatemalteco, pieno di energia da porre al servizio della propria gente ma anche uomo di grande preparazione culturale. Alvaro è laureato in teologia, sognava di diventare sacerdote ma ha dovuto rimandare l’ingresso in seminario per accudire la madre malata. Quando quest’ultima è venuta a mancare Alvaro ha capito che la sua strada non era quella del sacerdozio ma piuttosto quella di un laicato impegnato, di una vita spesa ad aiutare la gente del Guatemala a provare quantomeno a progettare il proprio futuro. Non si è sposato per scelta, proprio per potersi dedicare a pieno titolo agli altri, senza alcun tipo di vincolo. Alvaro ora è in Italia, per la prima volta in assoluto, più precisamente è ospite dell’Associazione pavese AINS (Associazione Italiana Nursing Sociale) e fino al 16 maggio gira per la provincia a parlare di sfruttamento, di lotta alla prostituzione, di microcredito, di partnerariato paritario tra associazioni di diversi continenti. Alvaro è il coordinatore regionale dei progetti di patrocinio e di adozione scolastica di cinque dipartimenti del Guatemala (El Progreso, Izabal, Chiquimuka, Baja Verapaz e Alta Verapaz) per la Cristian Foundation for Children and Aged. In concreto deve monitorare e guidare il lavoro di cinquattaquattro dipendenti della Fondazione e coordina quasi dodicimila famiglie bisognose di aiuto. Una mole ingente a cui assomma l’impegno di essere tramite per quelle associazioni straniere che aiutano il Guatemala. Tra cui appunto Ains. Il presidente dell’Associazione Ruggero Rizzini sottolinea infatti che “Alvaro è il nostro referente in Guatemala per tutti i progetti che portiamo avanti. E i fondi raccolti dalla nostra associazione finiscono sul conto della Moises Lira, di cui egli è presidente. E’ lui che coordina e segue lo sviluppo dei progetti”. La decisione di invitarlo a Pavia, quindi, è nata anche dalla volontà di presentare ufficialmente alla gente che aiuta Ains il referente dei lavori, l’uomo che gestisce e suddivide il denaro ricevuto e che gode della massima fiducia e stima da parte dei volontari di Ains. In questa sua permanenza Alvaro ha partecipato (e ancora parteciperà) a quattro seminari organizzati in collaborazione con il Csv di Pavia su temi fondamentali: microcredito, sostegno a distanza, gestione di associazioni volontaristiche in paesi poveri, partnerariato tra associazioni di diversi continenti. Farà tappa anche in alcune scuole e in qualche oratorio, ha già anche ricevuto il saluto di don Daniele Baldi, incaricato dell’Ufficio Missionario della diocesi. “Sono guatemalteco e ho deciso di mettere la mia vita al servizio della gente del Guatemala –spiega Alvaro- so di essere un punto di riferimento per loro, soprattutto nell’ambito del microcredito, quando cioè le famiglie decidono di iniziare una piccola attività e hanno bisogno della Fondazione per accedere a un credito che altrimenti non otterrebbero dalle banche”.
L’inizio è difficile per tutti, racconta Alvaro, poi però il coraggio di qualcuno diventa esempio per tanti e pian piano l’economia locale sta cominciando a muoversi. E anche i capifamiglia lentamente stanno cambiando una mentalità radicata, c’è chi non ha mai neppure rotto un uovo ed ora gestisce una panetteria ad Agua Hiel. Tanti microprogetti che si spera poter un giorno convogliare in una cooperativa di progetti, in cui si lavori e si insegni a lavorare.Il sorriso tranquillo di Alvaro racchiude la speranza di tanta gente. Gli chiediamo, nel congedarlo, che cosa l’abbia colpito in particolare dell’Italia, soprattutto di Pavia. Risponde così: “Non vedere gente armata in giro ed anche la presenza di pochi bambini. E poi i vostri supermercati, soprattutto gli scaffali dedicati al cibo per gli animali. Venendo da un Paese dove la gente muore di fame faccio fatica a capire che addirittura ci siano luoghi con alimenti apposta per cani e gatti”.

daniela scherrer- il ticino

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