30 novembre 2009

La Terra è malata se scompaiono le api e i rospi

di Adolfo Pérez Esquivel *

Se gli esseri umani non inizieranno ad amare, curare e proteggere la casa comune dell’umanità - questo piccolo pianeta chiamato Terra - ogni essere vivente sarà in pericolo. I contadini sanno per esperienza diretta che ciò che si semina si raccoglie, e che non esiste un cammino diverso. È necessario riconoscere il ritmo del ciclo naturale e aspettare i suoi risultati. La scienza e la tecnica hanno modificato la comprensione e la dinamica della vita provocando l’accelerazione del tempo e l’alterazione dei ritmi naturali. Tutto ciò ha costretto l’umanità ad affrontare nuove sfide e nuovi valori, facendo perdere la comunione e l’equilibrio con la Madre Terra. Qualche giorno fa, durante l’incontro delle Assemblee popolari sulla difesa dell’ambiente, davanti alla devastazione e ai danni provocati dalle imprese minerarie, un medico che lavora nell’ospedale della provincia con pazienti oncologici mi ha detto: «Sai, a San Juan non ci sono più uccelli, né rospi. Sono scomparsi a causa del forte indice di inquinamento che ha spezzato la catena biologica e ha provocato numerose calamità, come ad esempio quella delle zanzare che causano il dengue».
Lo squilibrio ambientale, la contaminazione a cielo aperto delle miniere, l’inquinamento dell’acqua con cianuro e mercurio utilizzati per estrarre oro, argento e rame hanno fatto aumentare il numero di malattie e di decessi tra la popolazione locale. La produzione agricola della soia transgenica con le sue monocolture e l’utilizzo intensivo di prodotti chimici come il glifosato hanno provocato la distruzione dell’economia familiare e regionale generando malformazioni genetiche negli esseri umani e negli animali. Sono, inoltre, scomparse alcune specie animali come per esempio le api o le serpi. Quando si rompe l’equilibrio tra l’essere umano e la natura si origina la violenza. Sappiamo che le conseguenze dell’inquinamento si accumulano nel tempo. Le grandi imprese multinazionali, che privilegiano il capitale finanziario rispetto alla vita dei popoli, causano il deterioramento dell’ambiente, la desertificazione sempre maggiore nei vari paesi che soffrono la mancanza d’acqua, la distruzione dei boschi e la scomparsa della biodiversità. Esse distorcono i concetti di sviluppo e sfruttamento con la complicità e il permesso dei governi dove queste imprese operano. Il Mahatma Gandhi con la sua saggezza e la sua esperienza diceva che: «La Terra offre risorse sufficienti per i bisogni di tutti ma non per l’avidità di alcuni».
* Intellettuale Premio Nobel per la Pace nel 1980 per l’impegno civile e l’attività di denuncia contro gli abusi commessi dalla dittatura militare argentina negli anni 70. San Juan è una provincia argentina nella Cordillera delle Ande, al confine con il Cile. È zona di sfruttamento minerario a cielo aperto che provoca gravi danni ambientali irreversibili.

29 novembre 2009

Ains, un Natale per il Guatemala

L’associazione di San Martino chiede un aiuto per i più poveri

SAN MARTINO. L’Ains, l’Associazione italiana nursing sociale, organizza un Natale di solidarietà. L’associazione di San Martino impegnata per il Guatemala ha obiettivi concreti per questa campagna di raccolta fondi. Come già per le scorse festività natalizie anche per il Natale 2009 l’associazione conta di raccogliere innanzitutto materiale utile, quali dentifrici e spazzolini da denti, oltre alla piccola cancelleria ad uso scolastico come matite, biro, pennarelli, gomme e temperini. Tra gli obiettivi a medio e lungo termine innanzitutto il sostegno alla casa d’accoglienza per bambine «Santa Maria de Jesus» di Mazatenango, città situata nel nord del Guatemala al confine con il Messico. La casa da ospitalità a bambine e adolescenti con problemi familiari o di violenze subite. L’aiuto dato dall’associazione riguarda necessità economiche come per vitto e alloggio e altre di tipo psicologico-assistenziale: «Quest’anno la scommessa è il sostegno anche delle spese che riguardano la scuola», dice Emanuele Chiodini, volontario dell’associazione. Saranno sufficienti 4.000 euro per garantire la sopravvivenza dei più piccoli e 4.500 per garantire la continuità scolastica ai 35 ospiti della casa: 300 euro l’anno per impegnarsi in questo progetto solidale.

Per informazioni: Ruggero Rizzini 339.2546932 o edicola Chiodini (via Roma).

(chiara pelizza, la provincia pavese, 29 novembre 2009)

Pinuccia Balzamo eletta presidente del Csv di Pavia

PAVIA. Pinuccia Balzamo succede a Gianpietro Viazzoli alla guida del Centro servizi volontariato. Ieri (28 novembre 2009) si è svolta l’assemblea per l’elezione del Presidente, dopo la prematura scomparsa di Viazzoli. In apertura, l’assemblea, insieme al direttore del settimanale diocesano Il Ticino, don Franco Tassone, ha voluto ricordare il presidente Viazzoli, che, con le sue grandi spalle, ha portato il Csv di Pavia ad essere uno fra i migliori centri per le associazioni di volontariato della Lombardia. Le oltre quaranta associazioni presenti hanno eletto, all’unanimità, e per acclamazione, presidente Pinuccia Balzamo già eletta nel Consiglio Direttivo del Centro nel marzo scorso. Pinuccia Balzamo, ex assessore comunale all’Ambiente a Pavia, infatti, ricopriva già la carica di vicepresidente. Le numerose associazioni presenti all’assemblea di ieri, hanno voluto esprimere grande fiducia alla nuova presidente, in un momento storico che si presenta tutt’altro che facile per i Csv in tutta Italia, caratterizzato da un’importante riduzione dei fondi, in conseguenza della crisi economica, e dalla conseguente fase di incertezza. L’attività di Pinuccia Balzamo è da anni nota nel mondo delle associazioni ambientaliste. E’ stata assessore comunale all’Ecologia all’inizio degli anni Novanta e nella giunta di centrosinistra guidata da Piera Capitelli. Da tempo collabora con le cooperative sociali.

22 novembre 2009

Aspettando il 10 dicembre

Quando: dal 25/11/2005 al 10/12/2009
Dove: Sesto SanGiovanni (MI)


"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.
Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni."
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ONU, Assemblea Generale, 10 dicembre 1948

Questi sono alcuni degli articoli più significativi della Dichiarazione Universale.
Possono sembrare affermazioni scontate, ma così non è.
Purtroppo ancora oggi questi diritti sono negati a milioni di esseri umani persino nei paesi più democratici.

Per questo la nostra amministrazione comunale, dal 2002, partecipa alla Giornata Internazionale dei Diritti Umani che si celebra il 10 dicembre.
In questa giornata il Sindaco, il Presidente del Consiglio comunale e gli Assessori incontrano gli studenti di Sesto per riflettere insieme a loro sui temi dei diritti umani e per lasciare ad ogni scuola un dono simbolico: il canzoniere della pace

Quest’anno, con l’iniziativa Aspettando il 10 dicembre, abbiamo voluto allargare la riflessione proponendo eventi aperti a tutti i cittadini: inizieremo il 25 novembre con un incontro sul Guatemala per concludere il 10 dicembre in Sala consiliare con "Ricordiamo Teresa", in memoria di Teresa Sarti Strada.


Guatemala, che succede?
Quando: il 25/11/2009Ora: 21.00
Dove: sala Talamucci, villa Visconti d'Aragona, via Dante 6, Sesto San Giovanni
Costo: gratuito
Proposto da: Pace e Cooperazione Internazionale

Telefono: 02-24440428-05

Proiezione del documentario "Historias de Guatemala", a cura di Ains onlus di Pavia.
Presenta Felice Cagliani, Presidente del Consiglio comunale.
Introduce Dante Liano, scrittore guatemalteco, docente di letteratura ispanoamericana.
Seguirà un dibattito.

L'evento fa parte di: Aspettando il 10 dicembre

21 novembre 2009

Progetto di microcredito per la produzione agricola presso l’aldea Aguahiel, Caseario El Guapinol

Il progetto consiste nel prestare a tasso d’interesse zero, l’equivalente di 150 euro ad ognuno dei 12 contadini facente parte del progetto, per la coltivazione e produzione di fagioli, mais ed ortaggi. Si è pensato di proporre questo tipo di progetto in quanto si sono già avute esperienze positive in altre aree rurali del paese. Concretamente la metodologia progettuale utilizzata sarà la seguente: individuazione dei 12 componenti il progetto, individuazione di due referenti (uno interno al gruppo e uno esterno), apertura di un conto bancario da parte del rappresentante del gruppo e del rappresentante esterno con doppia firma, istruzione al gruppo dei 12 per quanto concerne la gestione del fondo con monitoraggio da parte del referente esterno, gestione del 5% del guadagno proveniente dal proget to che sarà accantonato per essere restituito dopo un anno. Costo totale del progetto 2080 euro.

Progetto ittico presso l’aldee di Colmenas

Il progetto dal costo di 855 euro permette, attraverso l’allevamento di una particolare specie di pesce, di migliorare la nutrizione delle famiglie coinvolte e iniziare un processo di commercializzazione nell’aldea e nelle comunità confinanti. Il progetto è già iniziato con la creazione di una vasca d’allevamento grazie all’apporto dei gruppi familiari coinvolti nel progetto. Il progetto necessita di un finanziamento di sostenibilità avendo successivamente le caratteristiche di auto-sostenibilità.

Progetto per l’acquisto sementi per ortaggi (carote, lattuga, cipolla, pomodori,ecc,ecc) presso le aldee di Colmenas, Tatutù e Jocotan

Anche in questo caso con 1500 euro si forniscono sementi varie per la semina con l’obiettivo di migliorare la coltivazione e a questo obiettivo modificare in meglio l’alimentazione dei membri delle famiglie coinvolte nel progetto.

Progetto per la coltivazione di mais, fagioli e ortaggi presso l’aldea Aguahiel

Attraverso questo progetto si forniscono 100 quintali di fertilizzante a 25 famiglie di contadini per la semina di mais e fagioli con l’obiettivo di migliorarne la coltivazione e conseguentemente a questo obiettivo modificare in meglio l’alimentazione dei membri delle famiglie coinvolte nel progetto.
Il costo è di 2300 euro.

Progetto semina e trasformazione della soya presso l’Aldea Las Sidras

Il progetto consiste nel fornire a 5 famiglie semi di soya, concime organico e tutto il necessario per iniziare la semina e la conseguente lavorazione del raccolto. L’obiettivo è di creare un micro-circuito imprenditoriale che permetta alle famiglie l’autosostentamento e il miglioramento nutrizionale.
Il finanziamento di 2728 euro prevede momenti di formazione rivolti ai contadini impegnati nel progetto e il suo monitoraggio.

Simona Aztori: «Il mio splendido volo senz’ali»

La danzatrice ospite al Festival dei Diritti del CSV

PAVIA. Una cascata di capelli castani e un corpo che si libra leggero nell’aria: la danza di Simona Atzori, il suo “volo senz’ali”, come lei lo definisce, ti incanta. La ballerina e pittrice nata senza gli arti superiori ha ormai una fama mondiale. Esprime la sua vitalità attraverso la realizzazione di quadri (che dipinge con il piede), nella danza o semplicemente chiacchierando.

Lei dichiara: l’importante è non lasciare agli altri la possibilità di vedere dei limiti che tu non senti di avere. Qualcuno le ha mai fatto pesare i limiti che lei sa di non avere?
«Spesso la gente può pensare che dipingere con i piedi o danzare, come nel mio caso, sia una cosa particolare o limitante. Rappresenta invece la mia ricchezza, mi consente di fare ciò che amo».

Lei ammette di aver avuto la possibilità di esprimersi in modo speciale. Qual è il messaggio che trasmette mentre balla o dipinge?
«Che la vita è un dono grande e bisogna viverla con positività e passione per trovare i nostri talenti e esprimerli. Credo che danzare sia un modo per andare al di là della vita quotidiana e provare sensazioni speciali, la bellezza della vita stessa».

Il suo sogno da bimba?
«Diventare ballerina o pittrice. Non bisogna mai smettere di sognare, ciò ti può portare lontano, a capire ciò che sei».

La sua arte implica un grande lavoro sul corpo. Ha interesse anche per la voce?
«Amo molto cantare ma non ho mai pensato, anche per mancanza di tempo, di fare la cantante. La danza che faccio è molto teatrale e spesso in scena uso anche la voce. Il teatro unisce corpo e voce in modo perfetto».

di Michela cantarella, la provincia pavese, 20 novembre 2009

14 novembre 2009

GUATEMALA: GLI INDIOS SANNO SCRIVERE?

di Maurizio Chierici

L’attenzione per le lingue indigene considerate ” reperti culturali da non disperdere “, ha involontariamente favorito un fenomeno: <”il risveglio della scrittura che non resta fenomeno isolato nei laboratori etnografici o negli archivi dei linguisti “, osserva lo scrittore ed etnologo messicano Carlos Montemayor. ” Ha istigato un risveglio politico conseguenza dei problemi che l’appartenenza sottolinea comuni. Dialogano gruppi contadini, si ritrovano nuove alleanze di integrazione regionale, nascono fronti di politica indigena e trova impulso l’educazione nelle zone rurali indigene. La stessa insurrezione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ne è il sintomo più conosciuto. Appaiono nuovi scrittori. Marcos ritrascrive e pubblica le loro favole in spagnolo e gli editori della fiera di Francoforte per un momento ne sono incuriositi. Altri poeti fanno da soli, non proprio soli: Carlos Montremayor che conosce un certo numero di lingue indiane rende accessibili i loro versi nella traduzione spagnol raccolta nell’ antologia più conosciuta apparsa in Messico negli anni Novanta. Che diventa francese, inglese, anche italiana.
Allora gli indios sanno leggere ? ” Forse anche scrivere “: sorride Humberto Ak’abal. E’ il poeta del Guatemala, simbolo della letteratura Maya? resuscitata. Anche nei sogni evoca la natura che ” i bianchi bruciano, tagliano, distruggono. Quando cerco la mia ombra e la trovo nell’acqua, mi accorgo di avere rami, foglie. Sono un albero. E guardo il cielo che ha il colore degli alberi, colore dell’acqua. Se tagliano i rami, tagliano le braccia”. Versi raccolti? nell’ antologia: ” Tessitore di parole “. Montemayor traduttore in castigliano; Lettere di Firenze, editore in Italia con testo a fronte curato da Emanuela Jossa, prefazione di Martha L. Canfield. Humberto viene da un mondo nascosto nelle montagne. Humberto obbliga a penetrare la realtà che disconosciamo invitando a scoprire l’anima indigena che vive e respira al fianco di ogni americano nello stesso tempo del loro tempo, stessa vita della loro vita che è la vita di un continente.
Ak’abal? abita nelle montagne del Guatemala. Sta diventando qualcuno e i curiosi di passaggio vanno a trovarlo. <”Devi assolutamente vederlo “, raccomandano gli intellettuali della capitale. E il giornalista lascia città di Guatemala per Monostenango, 2500 metri, due ore dopo Chichicastenango il mercato indio più famoso d’America. Humberto non è in casa, sta pascolando perché Humberto si guadagna da vivere facendo il pastore. E’ partito due giorni fa. La moglie svizzera non se ne preoccupa. Ha conosciuto Humberto quando è arrivata su questa montagna? con una Ong della solidarietà: da Losanna alle nuvole del Guatemala povero e sconosciuto, ed incontra Humberto.
Alto, massiccio, zoppica per una caduta dalla scala. E’ sopra i cinquant’anni. Una fascia rossa stringe la fronte. I capelli scendono sulle spalle. Proprio un indiano.
Il giornalista cammina per un ‘ora e trova il poeta nei prati. Si meraviglia: fuori da due giorni e dorme sull’erba ?? ” Dormo protetto dalle pecore. Le pecore mi riscaldano “. ” Paura ? “. ” Nello zaino porto un corno. Prima di chiudere gli occhi soffio e aspetto. Di là dal bosco risponde un altro corno ed un altro, e tanti ancora. E’ bello non essere soli. Mi addormento sereno “. ” I lupi ? “. ” Le pecore? sì inquietano e mi sveglio. Soffio nel corno in un certo modo soffocando il suono con la mano per imitare il verso del lupo femmina. Soffio controvento e il vento lo porta via. E il branco insegue il vento e il gregge torna tranquillo “.
Humberto non ha finito le prime scuole, ma a scuola era l’allievo preferito di un poeta guatemalteco: Alfredo Arango. ” Quasi bianco eppure viveva come un indio. Arrivava a scuola a cavallo. Inorridiva ogni mattina nel fare l’appello: ‘ Garcia…’. ‘ Morto stanotte maestro ‘. Ogni mattina un posto vuoto. A fine anno restavamo in pochi,. Fame e malattie? rubavano i ragazzi. La mia vita somigliava a quella di tutti, eppure mi sentivo diverso: continuavo a sognare “.
Il villaggio aveva un capo: suo nonno, sciamano dal cuore d’oro. Un giorno arrivano i gendarmi e lo arrestano per ordine del grande proprietario. ” Aveva chiesto qualche pannocchia in più per i contadini al lavoro da sole a sole, pochi centesimi: fame. Lo hanno portato via con le mani legate, trascinato a piedi dai gendarmi a cavallo e la nonna lo rincorreva con una bottiglia d’acqua e qualche tortilla “.
Dai prati del pascolo il giornalista e il poeta sono scesi nell’albergo della capitale. I turisti entrano felici mentre ad Ak’abal? si rompe la voce e smette di ricordare. Piange come un bambino asciugando gli occhi nella tovaglia del pranzo e i turisti lo guardano con compassione: indigeni maleducati.
Il nonno torna dagli anni della prigione con una cassa di libri. E’ il regalo di un dissidente politico rimasto dentro. Gli ha insegnato a fare la firma puntando l’indice sulla terra umida della cella. Humberto non sa ancora cosa sono i libri. Il solo libro della classe restava nelle mani del maestro, oggetto misterioso che ammirava da lontano. Il nonno nasconde i libri e lo invita a diffidare. ” Sono pensieri che diventano di carta, guardarli potrebbe essere pericoloso “. Mai dire mai a un ragazzo che spia goloso il libro del maestro. Un giorno scende nella cantina dove il nonno ha sepolto i volumi. Sa appena sillabare ma comincia? a volare.
Mentre gli ospiti dell’albergo lo stanno fotografando con risolini? per la fascia rossa, fronte sudata e? voce che si alza e si abbassa mentre batte il tavolo con la mano aperta, Ak’abal che sta bevendo troppo perché ” bere in comoagnia per un Maya è un modo per diventare amici “, all’improvviso smette di parlare. ” Non ti ho ancora recitato una poesia ? Ascolta:..”. E il giornalista ascolta. Declama versi ai quali non serve la traduzione ” perché la natura parla attraverso la voce di lupi e uccelli. I rumori diventano versi. Il maya è una lingua semplice come la natura. Un esempio: non si dice ‘ piegare un ramo’.? Scriviamo ‘ goch’ il rumore di quando il ramo si spezza. E tu capisci.”

6 novembre 2009

«Fame: al Guatemala giustizia, non elemosina»

di Alvaro Ramazzini, Vescovo di San Marcos

Il vescovo di San Marcos sulla crisi alimentare nel Paese: «Finché in Guatemala non ci sarà una profonda riforma agraria, il fantasma della fame continuerà a mietere vittime»

inspiegabile che negli ultimi giorni l’opinione pubblica (mondiale, ndr) sia stata fomentata facendo leva su un problema che in Guatemala è cronico. È vero che la siccità ha colpito i raccolti, ma la fame reale è la compagna fedele e inseparabile di migliaia di guatemaltechi e soprattutto del 49 per cento dei bambini tra 1 e 5 anni di età (percentuale che sale al 59 per cento nella popolazione indigena).Non basta pensare che bisogna chiedere l’elemosina alla solidarietà internazionale per risolvere questo problema. E tantomeno serve farlo. Ripartire viveri che provengono da fuori tranquillizza la coscienza di coloro che hanno il potere di cambiare le cose e migliorare la situazione di fame permanente del Paese. Mi riferisco in primo luogo ai grandi e medi latifondisti; e in secondo luogo agli imprenditori e ai commercianti che trattano prodotti di prima necessità in Guatemala. I primi perché invece di destinare la terra alla produzione di prodotti di esportazione o alla produzione di agrocombustibili, dovrebbero destinarla a seminare cibo e abbassare il prezzo degli alimenti fondamentali della nostra dieta: mais, fagioli, riso, latte. I secondi perché, in mancanza di un controllo del mercato, fanno quello che vogliono, alzando i prezzi e speculando sulla fame della gente.Finché in Guatemala non ci sarà una profonda riforma agraria, come l’ha descritta anni fa un documento del Pontificio consiglio di giustizia e pace del Vaticano e come suggerisce papa Benedetto XVI nella sua ultima enciclica, Caritas in veritate, il fantasma della fame con la sua falce affilata continuerà a mietere la vita di moltissime persone in Guatemala.La solidarietà genuina dei guatemaltechi che si dicono cristiani implica la giustizia e dovrebbe brillare adesso con forza e spaventare il fantasma della fame, mettendolo in fuga verso orizzonti sconosciuti.