19 giugno 2011

La gallina non è un animale intelligente....il maiale si!





Fru, frutti-rutti-ru
frutti-rutti-ru ru ru ru





fru, frutti-rutti-ru

frutti-rutti-ru ru ru ru

La gallina

non è un animale

intelligente

lo si capisce,

lo si capisce,

da come guarda la gente.

il maiale invece SI!!!!!


Ricordate Magdalena, Gregoria, Teresa e Amparo? Sono le quattro donne concrete che abbiamo incontrato in Guatemala durante l’ultimo nostro viaggio e che successivamente a marzo, Emanuele, ha nuovamente visitato nell’aldea del Conacaste in uno scenario naturale favoleggiante con progetti che vanno bene.
Alvaro ci ha inviato alcune fotografie di due loro microprogetti: allevamento di maiali e produzione di ortaggi

El Guayabo: giornata di salute










Riceviamo via mail e pubblichiamo











fotos de jornada medica en guayabo, camotan
Martedì 31 maggio 2011, 04:45
Da: "Alvaro Aguilar" alvaroaguilaraldana@hotmail.com

A: "RUGGERO RIZZINI" ruggerorizzini@yahoo.it


Hola Hermano,

El Guayabo è un’aldea molto vicina a Camotan, capoluogo di regione, dove abbiamo incontrato tantissimi bambini. La giornata di salute è stata organizzata con tre medici e quattro promotori sociali della O.N.G. C.F.C.A. (Christian Foundation for Children and Aging)
Ogni medico ha visitato 40 pazienti per un totale di 124 tra bambine, bambini, donne e uomini. Questo non è sufficiente visto che la popolazione del villaggio di El Guayabo è approssimativamente di 1500 abitanti. Facciamo, con queste giornate di salute, quello che si può. Come sapete il costo di una giornata di salute è molto alto perché occorre pagare il viaggio per raggiungere il villaggio ( per questa giornata di salute ci siamo mossi con due macchine), il cibo per tutti i lavoratori della giornata e soprattutto per comperare le medicine che vengono distribuite gratuitamente alle persone visitate. Non è possibile chiedere denaro perché, come in questo caso ma in tantissimi villaggi tra le montagne, chi ci abita è molto povero vivendo solamente del denaro guadagnato lavorando la poca terra che possiede. Se lavora fuori dal villaggio, guadagna 20 quetzales al giorno, circa 2 euro. Lavoro che non è continuativo ma a giornata. In un mese, quando viene chiamnato, solamente 10 giorni. Non è possibile chiedere a loro di pagare la visita e i farmaci. I medici sono pagati a visita. Organizzando più giornate durante l’anno non si può chiedere ai medici di venire sempre volontariamente. Loro chiedono un contributo economico a persona visitata pari a 20 quetzales, circa 2 euro. A El Guayabo il costo per i quattro medici è stato di 2480 quetzales, circa 240 euro, mentre il trasporto ci è costato 1200 quetzales, circa 100 euro.
Per il cibo ci siamo arrangiati con pochi quetzales avendolo offerto solamente ai medici. Noi di C.F.C.A. e gli autisti ci siamo arrangiati portandoci il cibo comprato il giorno prima a El Rancho.
I promotori di C.F.C.A. sono molto sensibili e disponibili però si dovrà, per il futuro, pensare di dare un piccolo contributo anche a loro se si continuerà con le giornate di salute.
Per finanziare la giornata ci siamo organizzati creando una collaborazione tra C.F.C.A., Ains onlus, i medici che hanno portato campioni di farmaci e alcuni amici che mi hanno dato delle medicine. Abbiamo distribuito anche molte medicine portate da voi durante l’ultimo viaggio in Guatemala a gennaio e poi con Emanuele a marzo.
Collaborando il costo è stato molto minore e abbiamo risparmiato.
I medici mi hanno detto di aver utilizzato diverse pomate per la pelle avendo visitato soprattutto bambini che presentavano punture di insetti e piccole ustioni dovute al fuoco che la famiglia accende in casa per cucinare e riscaldarsi..
Sono state distribuite anche numerose vitamine, farmaci per la tosse e alcuni antibiotici tipo l’amoxicillina.
Sia gli uomini che le donne presentavano problemi di stomaco dovuti alla alimentazione per cui i medici hanno distribuito farmaci per lo stomaco.
Hanno anche visitato diversi bambini sottopeso a causa della scarsa alimentazione.
Un abrazo fuerte para ustedes.

ALVARO

Ho cambiato vita : Storie di chi ce l’ha fatta

C’è chi apre una gelateria in Australia o un resort in Kenya, il pensionato che intraprende una carriera d’attore e chi rinuncia a una carriera di successo per fare il “mammo”. Storie diverse, ma figlie della stessa esigenza: cambiare vita e ricominciare da zero.
Negli ultimi anni un crescente numero di persone avverte l’esigenza di cambiare vita e darsi una seconda possibilità. I motivi sono molteplici: c’è chi comincia una seconda vita entrando nell’età della pensione, chi non vuole più esser schiavo del lavoro e sceglie di guadagnare meno ma avere più tempo per sé, infine c’è chi cambia semplicemente perché sente che è meglio così. Molte di queste persone decidono di trasferirsi all’estero e cambiare radicalmente attività. Sono i “nuovi emigranti”: emigranti dell’anima, non per bisogno materiale.
Tra gli intervistati ci sono sessantenni, manager musicali di successo che scelgono di fare il “mammo” o dedicarsi ai bambini del terzo mondo, giornalisti che aprono resort in Kenya, truccatrici che vanno a fare i gelatai in Australia e molti altri ancora.
Serena Zoli ha scritto per oltre trent’anni sul «Corriere della Sera», occupandosi principalmente delle pagine della Cultura. Tra i suoi libri: E liberaci dal male oscuro (Longanesi, 1993) sui temi della depressione, del panico e dell’uso degli psicofarmaci e, sullo stesso argomento:Vivere senza depressione (Tea, 1995) e Storie di ordinaria resurrezione (Rizzoli, 1998), ricordiamo ancheQuand’ero piccolo credevo che…(Mondadori, 1994),La generazione fortunata (Longanesi, 2005) e Il lavoro smobilita l’uomo (Longanesi, 2008).

16 giugno 2011

Sara' capitato anche a noi...una pomeriggio tra Varano e Biandronno...

Sara' capitato anche a voi,
di avere una musica in testa
sentire una specie d'orchestra,
suonare, suonare, zum zum zum...
...così cantava la mitica Mina verso fine degli anni Sessanta riempiendo il piccolo schermo italiano di genuina vitalità in bianco e nero.
Anche mercoledì primo Giugno appena trascorso avevamo la nostra musica in testa, un po' suggerita da Radio Popolare durante il tragitto da Pavia a Sesto Calende, un po' perchè i nostri temi melodici li conosciamo abbastanza bene.
La meta di quel pomeriggio piovosissimo e' stato arrivare per tempo alle scuole medie di Varano Borghi e Biandronno.
Varano, già conosciuta l'anno scorso e Biandronno un nuovo ingresso nel nostro circuito di conoscenze.
Conoscenze belle che hanno portato i ragazzi di queste scuole ad aderire al progetto di sostegno di due bimbe ospiti della Casa di Mazatenango.
E' mirabile raccontare come i ragazzi di queste scuole si siano 'autotassati', con una piccola quota a testa, per aiutare la vita reale, concreta, quella di tutti i giorni, di Marisol e Azucena.
Due scuole speciali, amiche di AinsOnlus, due 'tipe' particolarmente speciali.
Sappiamo bene che tutti i ragazzi di queste scuole sono già entrati in sintonia con le loro lontane sorelline del Guatemala. Lontane nello spazio, vicine nella comune pratica della solidarietà.

'Non so bene cosa sia
dove e quando l'ho sentita
di sicuro so soltanto che fa
zum zum zum....'
A Varano passaggio veloce per far vedere ai ragazzi la foto di Marisol, che , sappiamo, già campeggia nel bel mezzo di un cartellone dedicato e riccamente decorato.
A Biandronno abbiamo condiviso la visione del filmato che racconta la vita quotidiana di un bimbo di El Poshte.
Vabbè...l'eccitazione da fine anno scolastico era palpabile, misurabile,... chi non ha provato queste sensazioni alla fine di un anno di scuola?..Eppure l'attenzione vera o immaginata verso le situazioni che scorrevano nel nostro 'breve' la si e' percepita.
E allora qualcosa rimane sempre. Non importa quando uscirà dai ragazzi una nota, una domanda, una curiosità maggiore verso il Guatemala; puo' essere domani o tra 10 anni.
Fatto sta che il risultato è raggiunto, acquisito. E noi siamo ben contenti di questi bei legami d'amicizia!
Dunque grazie!
Grazie ai ragazzi delle scuole medie di Varano e Biandronno...che contribuiscono con la loro testimonianza a diffondere le inziative di AinsOnlus in provincia di Varese e dintorni.
Grazie ai loro genitori, riuniti in comitati, per appoggiare queste attività.
E tantissime grazie ai loro sensibilissimi insegnanti; e questo dato fa la differenza.
E, non ce ne voglia nessuno - ma noi ci sentiamo in dovere di spendere questa parola - un grazie particolare, sentito e di cuore alla prof.ssa Rosa Recupero, che sa camminare con leggerezza ed eleganza nel fertile terreno della gratuità.
'la cantavo stamattina appena sveglia
e cantandola ho pensato
che non è poi tanto male
specialmente nel pezzetto
che fa zum zum zum....'


La solidarietà è sempre un musica bella.
Viva , presente, contagiosa.
Arrivederci al prossimo anno scolastico e...buone vacanze a tutti!!!

Ruggero Rizzini, Emanuele Chiodini, Ains Onlus

8 giugno 2011

Addio, monti...'Giornata mondiale dell'ambiente'...



"Addio, monti, sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi e' cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari; torrenti, de' quali disitngue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendio, come branchi di pecore pascenti; Addio!..."


(Alessandro Manzoni, 'Promessi Sposi, Cap VIII).



Con queste memorabili righe il Corsera di oggi (6 giugno 2011) apre la sua copertina, e rivolge ai lettori un invito alla riflessione profonda circa lo stato di salute del nostro Pianeta.
Una copertina 'ad hoc', molto significativa, non solo per le struggenti note del canto di Lucia; in primo piano, infatti, campeggia il nostro Pianeta, la Terra, ritratta a forma di mela ma con un' evidentissima cicatrice, di lato, a trapassare interi continenti; alle spalle il buio assoluto dell'universo spazio. Michelangelo Pistoletto, l'autore dell' immagine, titola questa sua creazione 'La mela reintegrata'.
C'è una via di fuga in questa suo nominare, oggi, in cui il mondo dovrebbe ricordare il valore del capitolo 'Ambiente'; oggi Giornata mondiale dell'ambiente.
Nonostante tutto c'è una via di fuga. Un'esortazione a invertire la rotta fin qui condotta in malo modo, in modo incerto e troppe volte deleterio, scostante, senza linea d'orizzonte.
Nonostante le violenze che il sistema economico fin qui conosciuto e fondato sullo sfruttamento selvaggio della Terra e sul saccheggio delle riserve naturali ha prodotto e continua a produrre senza sosta.
Nonostante l'alterazione dell'acqua e dell'aria, nonostante il grido dei mari e degli Oceani, nonostante le lacrime copiose delle foreste abbattute, violate nella loro intimità.
Nonostante la fame e la guerra, scandalo del nostro quotidiano.
Nonostante una cultura fondata solo sull'ideologia del mercato, dell'accumulazione e della ricerca del profitto senza remore, senza battute d'arresto, senza respiro.
Nonostante tutto una via d'uscita c'è, si puo' trovare, si puo' costuire.
Divangando un attimo dall'ordine del discorso. Questa Terra a forma di mela è fissata nello scatto fotografico sul continente Americano, il cosiddetto 'Nuovo Mondo'.
Vorrei che non fosse un'istantanea casuale.
Il Nord America, nei secoli recenti, volano di millanta luci e, per contro, conseguente reattore nell'avvelenamento del mondo intero: nascere, consumare, difedere con armi di ogni potenza e capacità distruttiva i privilegi dei pochi e dei più, e morire sazi ma senza idee, senza pensiero, senza una dote di pulizia da lasciare in eredità ai posteri. Senza futuro. Sul ciglio dell'auto-distruzione. Pendenti, naviganti un po' folli, come audaci equilibristi in cammino su un filo di seta trasparente, sempre più labile e sfilacciato.
E il Centro, l'istmo che collega, e il Sud America come paradigma massimo dello sfruttamento totale: dell' essere umano (la schiavitù, le schiavitu': ieri catene e ferri, oggi catene della moneta di conto, dell'FMI o della Banca Mondiale,... ) e delle foreste che qui trovano gran parte della loro collocazione vivente, della loro beltà nel farci respirare, nel produrre ossigeno, polmoni per la purificazione da ogni inquinamento.
Una ricerca mostra, in colore rosso acceso, le zone del mondo vittime della de-forestazione: c'è anche un puntino nella Mesoamerica che fu, ci riguarda, si tratta del Guatemala. Ancora una volta, per questo paese, un fatto negativo. Uno dei tanti che si aggiungo alla sequela di quelli precedenti. Quanto valore acquista sostenere, oggi, adesso, chi sta lottando in queste ore, in questi giorni, contro l'ENEL, una delle più grandi imprese italiane che sta partecipando al saccheggio del Guatemala. Azionista impunito, compartecipe nei dividendi sottratti con la forza e l'inganno e con l'appoggio degli oligarchi di sempre, di questa macchia rossa.
Senza vergogna, senza ritegno, nel silenzio generale di tutti. ( si legga l'intervista a sara Boccacci pubblicata sul nostro blog e si guardino le sue fotografie pubblicate sul sito di Repubblica.it)
Una via d'uscita c'è. Ma è radicale nei suoi risvolti. E passa dal vivere quotidiano nel respingere comportamenti fin qui ritenuti consuetudinari.
Nel concepire ogni giorno come 'Giornata dell'ambiente', senza aspettare il cerimoniale annuale.
Nel piantare due piante in più davanti all'abbattimento di una.
Si chiama 'stile di vita'; si legge alla voce 'sobrietà' e si declina al lemma 'solidarietà'. Rispetto dell'ecosistema e dei suoi abitanti, vegetali, animali, animati e inanimati.
Significa sostegno alla ricerca e alla scienza della terra dalla quale, un giorno, speriamo presto, usciranno forme formule nuove per la realizzazione di energia. Dalla Materia di cui tutti noi siamo fatti. E si aprirà una nuova era dell'Umanità, in cui, forse e davvero, giustizia e pace si abbracceranno.
La Terra ,di fatto, 'siamo noi'.

'Questa terra grigia lisciata dal vento nei suoi dossi
nella sua galoppata verso il mare,
nella sua ressa d'armento sotto i gioghi
e i contrafforti dell'interno, vista
nel capogiro degli spalti, fila,
luce, fila anni luce misteriosi,
fila un solo destino in molte guise,
dice: "guardami, sono la tua stella"
e in quell'attimo punge più profonda
il cuore la spina della vita.
Questa terra toscana brulla e tersa
dove corre il pensiero di chi resta
o cresciuto da lei se ne allontana'

(Mario Luzi, 'Dalla Torre')



emanuele chiodini, ains onlus

6 giugno 2011

"Se non girassi il mondo non sarei fotografa"

Parmadaily intervista la fotografa ventunenne Sara Boccacci.
Parmadaily intervista la fotografa nocetana Sara Boccacci, 21 anni, diplomata da due all'istituto d'Arte Toschi, partita per quello che è il viaggio più lungo che abbia mai intrapreso (5 mesi): da Parma verso Londra, New York e infine Messico, Guatemala, Belize...

Da cosa nasce la tua passione per la fotografia?
La mia passione più grande è il viaggio, la fotografia per me è strettamente collegata a questo e forse se non girassi per il mondo non sarei nemmeno fotografa. Nonostante questo non penso che viaggiare sia il dogma che ogni fotografo deve perseguire a tutti i costi: il mondo della fotografia è molto ampio e si divide in tante specializzazioni diverse, ognuno sceglie ciò che gli è più congeniale. Io per esempio non amo particolarmente la fotografia in studio, di moda o sportiva che sia. Trovo invece molto stimolante ed interessante lavorare sulle situazioni di vita reale, realizzare reportage e racconti. E' un modo per imparare continuamente ed immergersi in vite e situazioni che mai avrei vissuto altrimenti. Avere a che fare con le persone poi è molto interessante: molto spesso da uno scatto nascono amicizie e legami, o anche solo brevi conversazioni. A New York ho addirittura pranzato gratis per aver fotografato l'esterno di un ristorante appena aperto!
Parlaci brevemente delle tue esperienze all'estero: cosa non faresti e cosa rifaresti senza pensarci su due volte?
Ho iniziato a viaggiare da sola a 17 anni e non c'è nulla che non rifarei. Non eviterei neanche le brutte "bastonate". Nel 2008 ad esempio sono arrivata a Londra per la prima volta con un inglese decisamente scarso e mi sono ritrovata vittima di una truffa, senza un tetto, con pochissimi soldi e solo un lavoro da stagista non retribuito (presso la Zest Gallery a West Brompton). Invece di tornare a casa però mi sono rimboccata le maniche ed ho trovato una stanza ed un lavoro in circa 5 giorni. Le prime settimane, mentre aspettavo lo stipendio, sono andata avanti con pochi spicci, mangiando sempre le stesse due cose, lavorando la mattina allo stage e dal pomeriggio alla sera nel ristorante. In tre mesi ho addirittura cambiato quattro case ma alla fine sono riuscita a recuperare ciò che avevo perso e anzi, ho guadagnato incredibili esperienze, amici che sento ancora oggi ed una sicurezza in me stessa che mi ha spinto a continuare per la mia strada: se fossi tornata prima oggi non sarei quella che sono. Durante gli anni di scuola superiore ho anche passato brevi periodi di circa due settimane in Grecia ed in Islanda, lavorando in piccoli progetti di volontariato: un modo economico e non turistico per visitare altri paesi.Il luogo che più mi è rimasto nel cuore però è l'India, un paese magico e incredibile dove ho passato 3 mesi lo scorso anno.
In molti non riuscirebbero a fare quello che fai tu (cioè viaggiare in posti non turistici, stare lontani da casa e dalle persone cui si vogliono bene per lunghi periodi di tempo, fare sacrifici per pagarsi gli spostamenti...): per te è una cosa naturale?
Molte persone in Italia mi dicono che per partire ci vuole coraggio ma, secondo me, ci vuole molto più coraggio per restare! E' sicuramente una cosa molto personale, non siamo tutti fatti per vivere allo stesso modo. E' comunque anche una questione di scelte. Per esempio io non ho una macchina, non compro vestiti di marca e non vado a ballare tutti i week-end... ma in questo modo riesco a risparmiare quanto mi basta per passare lunghi periodi all'estero e, a differenza delle credenze comuni, posso garantire che non servono cifre esorbitanti per viaggiare tanti mesi. Non parto mai con tour organizzati o cose del genere: l'ho fatto una volta in Egitto in viaggio con i miei genitori e non mi è piaciuto perchè non ho capito nulla nè del paese, nè della gente e ho visto tutto solo da un finestrino. Per me queste non sono "vacanze", non sto staccando da qualcosa:per me questo è un vero e proprio modo di vivere. Per questo amo passare tanto tempo in un posto perchè non voglio solo "vederlo" ma voglio conoscere la gente, imparare la cultura e le tradizioni. Inoltre ho tutto il tempo per dedicarmi alle mie passioni ed ai miei interessi senza scadenze o pressioni di sorta. Non c'è documentario o libro che tenga: le cose vanno viste con i propri occhi e questo aiuta a capire tantissime cose. Ci apre la mente e ci fa ragionare e soprattutto ci fa capire che quello che ci dicono molto spesso non è vero. Io per esempio ho smesso di guardare la televisione!
Qual è stato il lavoro/report che ti è piaciuto di più e che ti ha dato più soddisfazione?
Senza dubbio quello realizzato in Guatemala a fine marzo, pubblicato da Repubblica.it, dove ho documentato la situazione creatasi dalla presenza della multinazionale ENEL nella regione del Quichè. L'impresa infatti si è resa (e tuttora si rende) complice di violazioni dei diritti umani delle popolazioni indigene Ixil, installandosi nel territorio senza consultare i legittimi proprietari delle terre. Ciò che in Italia forse non si è capito è quanto questo fatto sia legato al problema della privatizzazione dell'acqua e quindi del referndum di giugno! L'ENEL in Guatemala ed anche nella Patagonia Chilena si è appropriata di fiumi e cascate, non importa se interi villaggi ne traevano sopravvivenza! Questo è quanto succederà in Italia se non ci svegliamo tutti quanti! L'acqua è un bene comune, vogliamo davvero venderla alle multinazionali? Purtroppo da noi tutto questo passa sottovoce e di nascosto e mentre in America Latina le grandi imprese di scrupoli se ne fanno ben pochi e morti, minacce e sequestri sono all'ordine del giorno. Ho conosciuto persone fortissime che ogni giorno lottano per la giustizia correndo grandi rischi e sotto continue minacce ed intimidazioni: la mia stima per questi uomini e queste donne è infinita e se non fosse stato per loro di sicuro non sarei mai riuscita a fare ciò che ho fatto, sebbene sia comunque poco.. La situazione ad oggi non fa che peggiorare, ma nessuno dice niente e ricordiamoci che l'ENEL è per il 30% pubblica, quindi ciò che succede è anche responsabilità nostra.
Quali sono i tuoi programmi per il futuro?
A luglio tornerò in Italia ma solo per pochi giorni. Ripartirò quasi subito per l'Indonesia con il fotografo e tatuatore Nicola Vernizzi per realizzare un reportage su alcune popolazioni tribali di un arcipelago a ovest dell'isola di Sumatra. Mi trasferirò poi a Londra dove inizierò un corso di laurea in Antropologia Sociale e Hindi alla SOAS (School of Oriental and African Studies). Per quanto riguarda la fotografia, se gli studi mi daranno tempo, vorrei approfondire l'aspetto tecnico, l'uso della luce e la postproduzione. Mi piacerebbe molto anche imparare a scrivere in modo giornalistico e imparare a svolgere ricerche e reportage in modo professionale.
Se uno volesse vedere i tuoi lavori come può fare?
I miei lavori sono attualmente visibili tramite il mio account Flickr (http://www.flickr.com/people/sarabphoto). Inoltre dal 13 al 26 luglio alcuni miei scatti saranno in mostra alla Casa del Parco, via Naviglio Alto 4/1.

Nicola Villani
http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=COS&pdi=44637