11 aprile 2020

Pavia, Concetta Barbato lavora al    S. Margherita: «Portate dai parenti perché gli ospiti non possono ricevere visite. È un conforto»

«Leggo le lettere agli anziani
Così si sentono meno soli»
Lei è Concetta Barbato, una delle tante infermiere dell'istituto Santa Margherita di Pavia che durante il turno di lavoro rinunciano alla pausa caffè oppure al termine vanno a timbrare e poi rientrano come "volontarie". 
L'obiettivo è quello di tornare tra le corsie, tra i pazienti più anziani, e leggere loro le lettere che i parenti - soprattutto figli o nipoti - consegnano al personale insieme ai cambi di vestiti. Una sorta di ritorno all'antico, in tempi di messaggi e video-chiamate, ma che per gli ospiti più anziani resta ancora il metodo più efficace e gradito. «Sappiamo che è un momento difficile per chi è ricoverato da noi e sente in maniera particolare la solitudine perché non può ricevere visite dei propri cari - spiega Concetta Barbato - per questo tutti noi infermieri cerchiamo in qualche modo di fare alcuni piccoli gesti in più, per cercare di
dar loro conforto».
Ed ecco allora la possibilità di sedersi accanto al letto, aprire la busta del parente e leggerne insieme il contenuto visto che spesso le persone più anziane non riescono più a farlo da soli. E in quel contesto nasce un rapporto di grande sintonia, apprezzato sia da chi si trova in un letto che dai parenti all'esterno. «Spesso noi infermieri diventiamo anche il tramite tra familiare e ospite della struttura - sorride - insieme alla borsa con i vestiti si cerca anche un momento per scambiare due parole, per chiedere come sta la persona, per raccomandarsi di dare una carezza o un bacio in questa lunga assenza che pesa tanto su entrambi i fronti». L'opera di conforto passa anche per gesti semplici. I figli chiedono agli infermieri di aiutare il genitore ad accendere il cellulare o a metterlo in carica. E spesso insieme si gioisce anche per il successo di una videochiamata in cui si riescono a vedere e salutare i nipotini. «È dura per loro rinunciare ai momenti ludici, alla messa, semplicemente a festeggiare un compleanno insieme - conclude Concetta - ma grazie alla disponibilità dei fisioterapisti è rimasta questa attività, svolta singolarmente nelle camere. La attendono con ansia, perché diventa occasione anche per scambiare quattro chiacchiere».
D. Scherrer – La provincia Pavese.

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