22 marzo 2008

Dall'ultimo viaggio in Guatemala

Il gruppo di Ains - Ruggero, Giulia, Emanuele, Luca, Giuseppe e Concetta - è tornato il 5 marzo scorso da un altro insolito ed entusiasmante viaggio in Guatemala.
La "vuelta" iniziata il 14 febbraio ha toccato diverse località che qui sotto vengono citate e, presentandosi un'occasione frutto di un particolare contatto di Claudia, quest'anno si è spinta anche in Salvador, paese contiguo del Guatemala nella parte meridionale. Di tanto in tanto persone "fisse" e altri amici "aggregati", interessati ai nostri progetti, si organizzano e partono per il Centroamerica. Il partire, almeno due volte l'anno - questo per i fissi... naturalmente - è diventato un appuntamento irrinunciabile. Perche'? Perchè ci sono dei valori imprescindibili che ci spingono ad andare a vedere. Da persone semplici senza ambizioni particolari o titoli da esibire. Non siamo nè missionari né cooperatori. Queste importanti funzioni sono esercitate con assoluta abnegazione da chi spende la vita al servizio del Vangelo e degli ultimi e che incontra laddove è chiamato ad operare o da chi, facente parte di una grande organizzazione (ONG o altre forme associative, generalmente), decide di dedicare parte della propria esperienza a favore della parte meno fortunata del mondo.
Noi di Ains, tuttavia, ci sentiamo legati ad una definizione più semplice e strettamente connessa alle nostre attività di cui è anche risultato diretto: "operatori laici di solidarietà". Ossia cittadini di diversa estrazione ideale e biografica che credono nei valori universali di sempre declinati nel tempo del presente. Quando si crede nella solidarietà, lo si evince dal termine stesso, si è obbligati in solido e per intero. Si contrae un'obbligazione morale con gli altri e con coloro cui si è deci so di tendere la mano. Del resto, questa bellissima parola affonda le sue radici etimologiche nell'indoeuropeo, derivando dal termine "SEL" a cui successivamente i greci e i latini non esitarono ad associare il concetto di salvezza.
Confortati da questo "credo" che, a suo modo, è elemento di fortezza, ci appogiamo ad esso come ad un pilastro portante senza conformarci o omologarci alla cultura dominante, consumistica ed edonistica, di cui è piena la fossa del Nord del mondo. Anche una parola può diventare una pietra angolare. Solidarietà come sintesi massima di libertà, uguaglianza, non-violenza e giustizia sociale. Declinare le parole significa passare da riferimenti ideali a situazioni concrete. Ora passiamo ad illustrare, per sommi capi, le tappe del nostro viaggioPunto di riferimento e filo conduttore del discorso è una donna: Madre Antonietta Leon Col oma, suora missionaria della congregazione (locale) della carità di Maria Immacolata. E' difficile in una circostanza stringata come può essere una lettera descrivere lo straordinario lavoro che questa donna svolge al servizio dei più deboli. Ma non se ne può fare a meno. Attualmente si trova a Mazatenango, una citta' prossima al confine col Messico e vicina di casa dell'Oceano Pacifico,a dirigere un centro di accoglienza per bambine e ragazze dalla storia personale difficile perchè vittime di situazioni di degrado familiare e di violenza generalmente domestica. Un lavoro difficile in un contesto ambientale altrettanto difficile. La forza d'animo, un carattere deciso, una cultura solida, la profondita' della fede coniugate ad un suo naturale e persuasivo "savoir faire" rappresentano gli ingrendienti principali del suo temperamento. E i luoghi dove è chiamata a svolgere il suo servizio si trasformano. E anche tutti noi, dopo aver parlato a lungo con Madre Antonietta e condiviso momenti di vita quotidiana, non possiamo che dirci soddisfatti e "ricaricati" nello spirito e nella volontà.
All'Hogar Santa Maria de Jesus in una cornice verdissima - questo il nome del centro - abbiamo trovato un clima sereno e una ristabilita e funzionale organizzazione. Le ragazze vanno tutte a scuola, partecipano attivamente alla vita comunitaria ciascuna con una mansione sua propria, condividono gli spazi di disimpegno e di studio. In questo centro si preparano, rinfrancate da una nuova dignità e tornate ad essere "persone", a diventare - al raggiungimento della maggiore eta' - autonome e responsabili. Siamo stati insieme a loro sei giorni e, vi garantisco,è stata una festa. Abbiamo visto da vicino cosa significhi sorridere per un piatto di pasta alla carbonara o al ragù, per chicchi di riso trasfor mati in risotti, per una barretta di cioccolato o per una fetta di panettone... Anzichè per i soliti fagioli neri, tortillas di mais e uova. Abbiamo parlato, giocato, cantato, ragionato insieme a loro, da pari a pari. Abbiamo cioè introdotto nella loro vita una ventata di normalita e, speriamo, di allegria. Noi pensiamo, a questo proposito, che un obiettivo prioritario sia migliorare la qualita' della vita e il vitto di queste ragazze. Per tutte queste ragioni ci spenderemo anima e corpo per aiutare Madre Antonietta e per raccogliere fondi, in primis, da destinare a questa finalita'.
Madre Antonietta ci chiesto inoltre, a margine della nostra permanenza a Mazate e conducendoci a visitare una comunità nei dintorni della città, di finanziare un piccolo progetto per l'acquisto di cinque macchine per scrivere da destinare alla scuola dell'aldea conosciuta . Attrezzature indispensabili per un corretto funzionamento della scuola del villaggio attualmente sprovvisto di tale servizio educativo. L'impegno è di adempiere anche a questa necessità. Siamo stati poi in Salvador ospiti di un sacerdote italiano, don Andrea Marini, tuttora prete operaio, che ci ha accompagnato a visitare una vera e propria "bolgia dantesca": il barrio S.Jacinto, il quartiere-favela più povero di San Salvador. Questa zona è divisa a sua volta in cinque settori, ciascuno con una caratteristica sua propria ma accomunati dal passaggio della cloaca massima di tutta la citta'. I poveri stanno nella parte più bassa della capitale anche per dislocazione geografica e in linea con l'asse della fognatura...e dove sennò??...L'immaginazione di Dante... a confronto diretto con la realtà. Don Marini da ormai tredici anni opera qui, a contatto diretto con la precarieta' e con la lotta quotidiana per "sopravvivere" (e non per "vivere"). Che ve ne pare???Da ultimo, a San Salvador abbiamo visitato la Cattedrale, l'Ospedale della Divina Provvidenza e l'Universita' del Centro America, i luoghi più significativi dove ha vissuto Mons. Romero, il vescovo assassinato dai militari nel 1980, martire per la libertà del suo popolo e della Chiesa.Nella parte finale del viaggio siamo andati a trovare le bambine e i bambini a El Rancho dove si trova il liceo e la clinica S Jose' e che molti di voi conoscono.A El Rancho tutto bene. In generale la scuola funziona e la clinica prosegue nella sua attività. Anche qui si andrà avanti con le vele spiegate. La strada, nel corso di dieci anni, è stata ben tracciata. Da El Rancho abbiamo poi visitato le comunità rura li di Colmenas ubicata sui monti verso l'Honduras, Tatutù goegraficamente nei pressi di Camòtan e Los Apantes dislocata su un'alta montagna nelle vicinanze di Còban. Qui si proseguirà coi progetti in essere e con altre nuove iniziative: introduzione delle capre come elemento di sostentamento delle famiglie lì residenti, cura degli orti e delle coltivazioni agricole attraverso l'acquisto di sementi e concimi, avvio di un laboratorio dotato di macchine per cucire per lo sviluppo di un lavoro manuale, sperimentazione del microcredito a favore di campesinos particolarmente preparati e propensi ad avviare un piccola e remunerativa "impresa familiare". Permetteci ancora una breve considerazione. Uno dei valori principali di Ains è la continuità. Si continuerà a collaborare con queste suore e con le persone di loro fiducia e con le varie comunità rurali. Prendere e andare a vedere è la garanzia sostanziale che si offre affinche' i fondi raccolti vengano impiegati nel migliore dei modi. Questo è quello che abbiamo visto e vissuto nei giorni scorsi. Questo è quello che continueremo a fare. A voi tutti, - amici, lettori, persone che guardate al Guatemala con simpatia - chiedo di sostenere nuovamente e con rinnovato vigore i progetti che nel corso del 2008 Ains andrà a proporre.
Italia-Guatemala: sintonia di sguardi e di nuovi incontri.
per il gruppo di Ains, Emanuele Chiodini

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