20 settembre 2009

In trenta per animare la città

Le associazioni: dimostreremo che Pavia non è morta

Dall’Unicef al teatro con uno spirito nuovo Raccolte le prime adesioni per firmare un manifesto comune
PAVIA. C’è chi si occupa di musica, chi di teatro. Volontari dell’Unicef e studenti. Tante sfaccettature di cultura e sociale. Sono già una trentina le associazioni che hanno aderito a «Pavia città aperta», un macro movimento che riunisce realtà diverse, unite da uno spirito comune: dimostrare che Pavia non è una città morta. Trenta associazioni molto diverse tra loro, una accanto all’altra. «Perché la cornice di riferimento comune a tutti è quella di porsi alla città in modo aperto». Daniela Bonanni, anima di Spaziomusica e maestra elementare, sta cercando di far emergere lo spirito di tutte le realtà, grandi e piccole, che lavorano in città, ma che spesso non entrano in contatto tra loro. «Anche Pavia è una città ricca di fermento - sottolinea Daniela Bonanni - ci sono realtà che magari non hanno visibilità, ma fanno cultura e attività nel sociale. Non ci deve più essere questo clima del diverso, di paura di quello che ci sta attorno». Ed è così che è iniziato il passaparola che ha portato all’incontro di mercoledì scorso a Spaziomusica, con i rappresentanti di almeno trenta associazioni, dall’Unicef all’Ains, che si occupa di progetti per il Guatemala, dal Gruppo di acquisto solidale ad AcquasumArte, gruppo teatrale. Dai venti ai sessant’anni l’idea di base era la stessa, ed è quella che costituisce un po’ lo slogan del gruppo: «Abbiamo bisogno di arte e poesia, di spazi e diversità per non morire di realtà». Il primo passo sarà un manifesto con il logo di tutte le associazioni che aderiranno, con una primo termine intermedio per raccogliere le adesioni fissato al 10 ottobre. Dopo il manifesto, un passo alla volta, inizieranno i progetti. E per aderire basta mandare una mail (con il logo dell’associazione) a due indirizzi mail: dbonanni@libero.it oppure rbernasc@gmail.com. «La nostra associazione esiste da undici anni - spiega Ruggero Rizzini dell’Ains, che realizza progetti in Guatemala - e speravamo un giorno di trovare un momento di confronto, per questo abbiamo aderito subito». Impressione positiva dunque. «Così abbiamo la possibilità di incontrare realtà associative diverse, il nostro sforzo è anche uscire dalla logica della raccolta di fondi e approfondire l’aspetto culturale e sociale», sottolinea Rizzini. E lo spirito che anima «Pavia città aperta»? «Tutti dicono che Pavia è morta - dice Rizzini - e noi vogliamo far capire che invece è viva». «Il nostro è un proposito più che un progetto - spiega Simone Marchetti di Spaziomusica - per cercare di mantenere viva la città e creare una rete di associazioni, a testimoniare che non è vero che Pavia è una città morta, ci sono microrealtà che si danno da fare». E sono realtà diverse. C’è la libreria il Delfino, il Sottovento, l’associazione Pavia-Asti-Senegal. Solo per fare alcuni esempi. «A Pavia c’è un associazionismo forte ma frammentato - dice Alessandro Cajani del Barattolo - il tentativo di avere un manifesto è un passo importante. Come ha sottolineato Daniela Bonanni durante l’incontro a Spaziomusica bisogna cercare di dare una rappresentazione della ricchezza delle associazioni pavesi davanti a una politica della paura del diverso. E tutte le associazioni presenti condividevano questa posizione». I fogli con l’elenco di numeri di telefono, mail e indirizzi sono il primo passo di questo macro gruppo, che per il momento non sarà formalizzato. Non sarà creata una macroassociazione insomma. «Proprio perché la struttura è elastica c’è la possibilità che si riesca ad andare avanti - riflette Ruggero Rizzini -. Ancora prima del manifesto c’è la voglia di mettere insieme realtà diverse».
scritto da marianna bruschi, la provincia Pavese, 20 settembreb 2009

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