11 luglio 2010

AMICO VOLONTARIO


Sarà pur vero che "Amico volontario" è un dialogo tra una mamma e sua figlia ma, l'articolazione stessa del sistema-dialogo, fa retrocedere la memoria a illustri antenati.
Uno fra i tanti di questi tipi che la memoria fa affiorare è il "Simposio (o Convito)" di Platone.
In quest'opera il grande filosofo greco fa discutere, nel mezzo di un ideale banchetto appositamente convocato, un'incredibile serie di pensatori d'eccezione: Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane, Agatone, e persino il grandissimo Socrate.
Non si discute a vanvera come nei triviali e odierni dibattiti televisivi.
Si discute e si argomenta su un tema che ha fatto appassionare ( e dannare) tutti i pensatori della storia, dall'antichità fino ad arrivare ai giorni nostri. Si discetta dell'Amore, quello con la A maiuscola.
L'Amore declinato come senso di Giustizia, come elemento fondativo della Sapienza, come scaturigine originaria del senso del Bene.
Come si può notare si è lontani anni luce dalle schiocchezze e dagli usi della terminologia attuale, spesso intrisa di mercantilismo e consumismo, e che tende ad attribuire a questo concetto significati troppe volte caricaturali ed estranei alla sua forza interiore.
Lasciamo ora Platone alla curiosità dell'approfondimento di chi lo vorrà fare consapevoli del fatto che di questa ricerca e lettura non si rimarrà delusi.
Torniamo quaggiù, a terra.

Ma seguiamo questo filo conduttore.

Elena e sua mamma discutono.

Ed è incoraggiante sapere che una mamma risponde con puntualità, precisione e con la dovuta semplicità alle sollecitazioni di sua figlia sul tema del Bene. E dell'Amore libero e senza confini.
Sì, perchè bisogna cominciare dall'infanzia a far passare messaggi di particolare intensità quali il dono di sè, come aiutare gli altri, quale senso dare - se si vuole - al proprio tempo e alle proprie risorse umane, come finalizzare il dato della gratuità.
Probabilmente per raggiungere questi obbiettivi, se si dialoga con dei piccoli, non occorrono ampollosi giri di parole. Certo, le parole servono per rivestire di sostanza le situazioni.
Ma, ancor di più, serve testimoniare, serve essere di esempio con la propria vita.
E, in questo caso, se gli atti che ne discendono sono cristallini, non necessita il supporto di un vocabolario forbito.
Una persona che dedica parte di sè (lo si chiami "volontario", "operatore di solidarietà", "operatore di pace", "ricercatore della giustizia", e tanto altro ancora si potrebbe aggiungere) al conseguimento e alla realizzazione del benessere di altri, spesso in stato di evidente bisogno, non può prescindere da ciò che deriva dalla propria testimonianza.

Di vita vissuta e vivente, reale, tangibile e concreta.
"Volontariato" e "interesse" sono termini collidenti.
"Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro; non potete servire a Dio e a mammona" (cfr. Matteo 6,24).
Questo traspare con leggera chiarezza dalla righe dell'opuscolo "Amico volontario", intelligente dialogo tra Elena e sua mamma.
Un libello dedicato ai bambini ma con espliciti riferimenti di carattere educativo rivolti agli adulti.
Si può diventare "volontari" solo se si comprende fin dalla tenera età di lasciare fuori dalla porta atteggiamenti lesivi di una corretta convivenza civile.
A cominciare dall'egoismo e dall'affermazione spasmodica del proprio Io.
"Amico volontario", invece, parla di Noi.

emanuele chiodini

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