16 luglio 2010

TESTIMONIANZA.IL CORAGGIO DI CAMBIARE

L’amore per il Guatemala è nato a poco a poco. Di fronte all’estrema povertà si è disarmati e ci si interroga “ Io cosa posso fare?”. Poi ci si rende conto che qualcosa si può fare davvero, senza troppe rinunce, senza partire in missione. Basta cambiare il proprio stile di vita per non essere complici di una situazione drammatica, dove il pensiero è rivolto alla giornata, perché è difficile credere in un futuro. È questa la testimonianza di una giovane saronnese, giulia, che ha percorso una strada a tappe, ricevendo lezioni di umiltà, fino a capire che il volontariato può anche iniziare come modo per riempire il nostro vuoto, ma che deve diventare qualcosa fatto per gli altri. Davvero. Come regalare un bel capretto a natale.


Con il Guatemala nel cuore
Quando una capretta può fare la differenza
Con uno stile di vita diverso possiamo fare qualcosa perché

un altro modo è possibile


SARONNO (bun) La solidarietà va a dorso di una capretta e partendo da pavia è passata da Saronno per raggiungere i villaggi sperduti del Guatemala. Un gruppo di saronnesi, già volontarie Asvap4, ha deciso, nel Natale del 2007, di non scambiarsi i “soliti” regali e di “investire” in caprette e galline, rispondendo all’invito di un’associazione pavese, Ains, che da anni porta aiuti in Guatemala. L’anello di congiunzione tra la città degli Amaretti e Pavia è costituito da un’altra saronnese, Giulia, che ha incontrato l’amore prima per un uomo, Ruggero un volontario, e poi per un paese, il Guatemala. Mentre quel Natale ormai è un ricordo, i fatti dello scorso maggio hanno riportato sotto ai riflettori la situazione di estrema povertà che è stata peggiorata dal passaggio dell’uragano Agata che ha colpito delle popolazioni già in difficoltà dove opera il sodalizio. L’associazione ha una storia ultradecennale ed è nata dall’iniziativa di tre infermieri e, da allora, sono stati fatti tanti “piccoli” passi che hanno portato a raggiungere mete importanti. “Noi sosteniamo dei micro-progetti – spiega Giulia – sia per le forze messe in campo sia perché più facilmente gestibili. Aiutiamo popolazioni che vivono in estrema povertà in villaggi spesso difficilmente raggiungibili”. Poi svela il “segreto” che permette loro di eseguire interventi mirati: “abbiamo là dei referenti autoctoni – conferma – suora Antonietta e un laico, Alvaro Aguilar Aldana, che ci permettono di conoscere le loro priorità e per noi sono fondamentali. Attualmente – aggiunge la volontaria saronnese – portiamo avanti diversi progetti: di accoglienza delle bambine di strada, sono 48 quelle assistite; di sostegno scolastico di 150 ragazzini; di micro-credito. Solo per citarne alcuni. Il passaggio dell’uragano ha peggiorato la situazione – precisa Giulia – e lasciato senza casa 15 bambini, ma non un’abitazione di quelle che immaginiamo noi. A Pavia abbiamo subito avviato una raccolta di fondi e in poco più di 20 giorni abbiamo raccolto 4 mila euro, adesso speriamo di raggiungere i 10 mila”. Raccogliere i fondi, non è però l’unico obiettivo del sodalizio: “Sensibilizzare e informare va di pari passo con il sostegno economico – aggiunge Ruggero portando la propria testimonianza -. Mi piace andare al supermercato, ma le esperienze di viaggio in Guatemala mi hanno insegnato ad avere più attenzione per il cibo, perché la non si mangia quasi nulla. L’atteggiamento è diverso, possiamo cambiare qualcosa nel nostro stile di vita, cercare un’alternativa alle multinazionali. Alla domanda “un altro mondo è possibile?” io rispondo convinto che un altro modo è possibile. Dai gruppi di acquisto all’equosolidale, sono diverse le occasioni per aiuate “l’altra parte del mondo” senza per forza infliggerci rinunce. Un po’ come nel caso delle capre: “L’ottica è la progettualità – precisa Giulia -.
Il progetto delle capre ha permesso di imparare a nutrire i bambini appena svezzati con il latte, sostituendolo al caffè. È stata anche l’occasione per responsabilizzare i bambini più grandi affidando a loro la cura della capra e anche per garantire l’aiuto reciproco tra le famiglie; infatti chi aveva ricevuto l’animale aveva l’obbligo di regalare il primo capretto nato, innescando una catena virtuosa”. Piccole quantità, ma con continuità: suona quasi come uno slogan l’idea di intervento solidale che hanno i volontari. “Anno dopo anno i risultati si vedono – confermano – e l’ottica sta cambiando, le persone iniziano a progettare il futuro senza limitarsi a vivere alla giornata e questo non è poco”. Ed ecco i micro-crediti che fanno nascere dei gruppi di lavoro tra i contadini e l’obbligo di mandare a scuola i bambini, innescando nuovamente un ciclo virtuoso. “Bisogna stare attenti a non voler dettare le regole – aggiungono -, coltivando invece dei rapporti basati sulla fiducia e tra pari, non il ricco che impone al povero, perché i veri poveri qui siamo noi, che non abbiamo neppure idea di cosa voglia dire vivere nella povertà”. L’uragano ha portato distruzione, forse non ha fatto tanto clamore, ma c’è chi ha perso tutto. La dove quel “tutto” è davvero poco. Poco o tanto, qualcosa si può fare, magari iniziando a conoscere la realtà di questo sodalizio e dei villaggi aiutati, senza per forza aspettare il prossimo natale.


Daniela Busnelli
LA SETTIMANA, edizione della testata “Settegiorni” Saronno, Bassa Comasca, Tradatese e Valle Olona venerdì 9 luglio 2010, pag. 9 - www.lasettimanadisaronno.it












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