15 luglio 2010

L’ERA DELLA CONSAPEVOLEZZA

Oggi non si “uccide“ più solo direttamente, a bastonate o in altro modo.
Oggi non si ruba più solo infilando la mano nella tasca del vicino in metropolitana o svaligiandogli la casa d’estate.
Oggi non si mente solo raccontando bugie alla mamma.
Oggi si fa del male indirettamente, quasi senza rendersene conto.
Ad esempio investendo il nostro denaro in realtà che promuovono guerra e distruzione, che senza alcuno scrupolo sfruttano il lavoro minorile, distruggono l’ambiente o sterminano intere popolazioni inquinando falde acquifere o deviando fiumi e costruendo dighe.
Allo stesso modo, oggi non si fa del bene solo con l’elemosina o aiutando una nonnina ad attraversare la strada.
E neppure accogliendo un minore abbandonato o sostenendo a distanza l’educazione di un bambino.
Lo si può fare anche indirettamente, investendo il nostro denaro in realtà che aiutano popolazioni povere attraverso lo strumento del microcredito o scegliendo un sistema di vita alternativo al modello economico attuale e allo stile di vita consumista e massificato che produce povertà, guerra e distruzione dell’ambiente. Miseria, armi e inquinamento.
Oggi siamo consapevoli delle conseguenze indirette di tutti i nostri comportamenti, delle nostre decisioni, delle nostre scelte.
O le indirizziamo a favore della pace, dello sviluppo dell’umanità, dei poveri, della tutela dell’ambiente e delle nostre comunità… o contro tutto ciò.
O mettiamo al centro tutti (il cosiddetto “bene comune”) o nessuno (al massimo solo noi e “i nostri”).
Oggi è tempo di applicare la responsabilità morale indiretta a ogni nostra scelta, comportamento, a ogni aspetto della vita, a ogni livello.
Soprattutto perché oggi siamo in “tempo di crisi”.
Ci sentiamo vulnerabili, abbiamo paura.
L’analisi delle crisi finanziarie comporta un ripensamento complessivo del nostro modello di sviluppo.
Abbiamo un’opportunità unica anche per ripensare i circuiti del risparmio e del credito, in modo tale da garantire risparmiatori e cittadini, e al tempo stesso non schiacciare i più poveri sotto il peso del debito pubblico.
La questione non interessa solo i flussi economici internazionali e le loro ricadute sui destini del pianeta.
Bisogna anche ridefinire il nostro modo di intendere la realtà, il rapporto tra fede e vita, la capacità di districarci nella complessità delle interdipendenze dei fenomeni.
Grazie alla crisi possiamo ripensare un po’ tutto.
Possiamo anche rivoluzionare culturalmente la situazione in cui siamo finiti.
Molti paiono cedere al relativismo etico o all’inerzia, rinunciando all’analisi e alla comprensione, e in ultima istanza, all’assunzione di responsabilità.
Ciò è sintomatico dell’emergenza educativa necessaria in questo tempo presente.
Di fronte alla complessità, immersi in una sorta di paura di tutto e di tutti, di ostilità e diffidenza, c’è il rischio di vivere in uno stato continuo di guerra fredda, di difesa dei risultati acquisiti dai nemici invasori, immigrati o “altri” che siano.
Occorre pertanto tornare a educare al bene comune nell’era della complessità.
Educarci ed educare alla mondialità, per sentirci tutti responsabili di tutti.
E assumere stili di vita e criteri etici di gestione delle nostre realtà, coerenti con i nostri valori.
La solidarietà verso il povero che “vedo” e la comprensione di meccanismi che “non vedo” sono collegate.
Spetta a noi lavorarci su.
E assumerci, tutti, le nostre responsabilità.
La risposta nuova alle sfide presenti, alle crisi ricorrenti è solo una: assunzione di responsabilità. Ripartire da nuove forme di responsabilità da parte di tutti per cambiare e costruire comunità nuove.
Comincia una nuova era.È la sfida che ci attende.



Tratto da:
L’ERA DELLA CONSAPEVOLEZZA
Giulio Albanese, Paolo Beccegato, Patrizia Caiffa, Alessandro Lombardi
Pag. 107-109, 2010 MESSAGGERO DI SANT’ANTONIO – EDITRICE
Basilica del Santo – Via Orto Botanico, 11 – 35123 Padova
www.edizionimessaggero.it
























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