8 agosto 2011

Guatemala, la giustizia batte il secondo colpo

di Riccardo Noury


Con quasi 30 anni di ritardo, la giustizia batte un colpo in Guatemala, il secondo dell’anno. Con una condanna impressionante per quanto simbolica: 6060 anni di carcere nei confronti di quattro soldati.
Simbolica perché il massimo della pena è di 50 anni. Impressionante perché rende l’idea del massacro avvenuto nel 1982 a Dos Erres, nella regione settentrionale del Petén. Una delle stragi peggiori del conflitto interno che ha sconvolto per 36 anni, dal 1960 al 1996, il paese centroamericano.
Il 5 dicembre dell’anno ’82 del secolo scorso, un’unità speciale dell’esercito denominata Kaibiles occupò Dos Erres e, nel giro di tre giorni, torturò e uccise 201 uomini, donne e bambini prima di radere al suolo il villaggio. Molte donne e ragazze furono stuprate e diversi abitanti, compresi i bambini, vennero gettati nel pozzo del villaggio.Martedì 2 agosto gli ex soldati Manuel Pop Sun, Reyes Collin Gualip, Daniel Martínez e Carlos Carías sono stati condannati a 30 anni di carcere per ogni omicidio e ad altri 30 anni per aver commesso crimini contro l’umanità. Totale: 6060 anni a testa.
Potevano essere persino di più: il giudice che ha pronunciato il verdetto ha fatto riferimento a 201 vittime. Secondo i sopravvissuti (alla violenza e al tempo che è passato da allora), i morti furono 250. Nel 2011, l’allora presidente Alfonso Portillo aveva ammesso la responsabilità delle autorità risarcendo con una somma pari a 1,8 milioni di dollari le famiglie di 226 vittime.
Un quinto soldato che aveva partecipato al massacro, Gilberto Jordán, sta scontando una condanna a 10 anni di carcere negli Stati Uniti per aver violato le leggi sull’immigrazione. Quando uscirà dal carcere, dovrebbe attenderlo l’estradizione in Guatemala: ha confessato, infatti, di aver gettato un bambino vivo nel pozzo del villaggio.
Il massacro di Dos Erres riceve così un po’ di giustizia, sebbene tardiva. Chissà che questa sentenza non possa aprire la strada ad altri processi, anche nei confronti degli ufficiali che ordinarono l’operazione del battaglione Kaibiles. Considerando che nel conflitto interno 200.000 persone vennero uccise o fatte sparire e furono commessi oltre 600 massacri, specialmente nelle comunità native e rurali, la stragrande maggioranza dei crimini di allora rimane impunita.
Come i lettori ricorderanno, a giugno le autorità del Guatemala avevano arrestato l’ex generale Héctor Mario López Fuentes, accusato di aver programmato e ordinato genocidio e altri crimini contro l’umanità della comunità native maya nel 1982-1983.


articolo pubblicato su http://lepersoneeladignita.corriere.it/ l'8 agosto 2011

LE PERSONE E LA DIGNITÀ


E’ un blog sui diritti umani che nasce dalla collaborazione tra Amnesty International e il Corriere della Sera. Il nostro obiettivo comune è tenere lo sguardo fermo su quello che succede nel mondo, tra grandi crisi internazionali e fatti quotidiani nelle nostre città. Dalla libertà d’espressione al rischio di genocidi in luoghi dimenticati, dal traffico illegale d’armi alle violenze domestiche. Raccontando le storie di attivismo, coraggio e resistenza. Perché la candela accesa da Peter Benenson 50 anni fa resti un piccolo faro per chi naviga e combatte le ingiustizie.



Nessun commento: