2 maggio 2015

Lesioni cutanee, al San Matteo di Pavia viene garantita l’eccellenza nelle cure. Intervista ad Andrea Bellingeri

Oltre due milioni di persone ne sono affette, dai diabetici a chi è costretto all’immobilità: un costo sociale e sanitario rilevante. “Bisogna introdurre la figure dell’infermiere di famiglia, che vada a domicilio e abbia come riferimento la persona, non solo la malattia”.

Ha fondato l’Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee (AISLeC) nel 1993, quando parlare di queste tematiche era veramente avanguardistico. E negli anni la sua formazione è diventata così specializzata che oggi Andrea Bellingeri, infermiere e coordinatore dell’ambulatorio Vulnologico della Chirurgia vascolare del Policlinico San Matteo diretta da Angelo Argenteri, è uno dei massimi esperti in Italia nel trattamento delle ulcere cutanee. Le sue consulenze  sono richieste nei Collegi Professionali italiani, negli ospedali e anche al Ministero della Sanità. Anche perché le stime nazionali quantificano in oltre due milioni di utenti il numero di coloro che sono affetti da lesioni cutanee, come conseguenza di numerose patologie o condizioni cliniche che predispongono e ne favoriscono la genesi. Una di queste, forse la principale, è il diabete: i soggetti che ne soffrono possono andare incontro alla formazione di ulcere del piede, sviluppando così un quadro di “piede diabetico”. “Si tratta di un problema come anche quello delle lesioni da decubito, che ha cominciato a essere considerato a livello nazionale  con l’inserimento nel PSN e nei LEA grazie anche alle ricerche della nostra Associazione – spiega belligeri – ed è importantissimo lavorare in ambito preventivo, oltre che curativo, perché costituisce una complicanza rilevante, sia per la famiglia che per la società. Anche perché spesso il paziente è già fragile perché anziano e con numerose patologie. Basti pensare che un’ulcera che arriva a livello delle ossa impiega anche due anni a guarire e soprattutto rischia di causare la morte per sepsi. Nel trattamento delle ulcere agli arti inferiori di origine flebo statica già trent’anni fa in Germania distribuivano le calze elastiche  alle persone a rischio di complicanze  mentre da noi sono pochissime le strutture che normalmente effettuano elastocompressione e lo stato non fornisce calze elastiche a scopo preventivo.
Oggi in provincia di Pavia il San Matteo è l’unica struttura  pubblica che effettua bendaggi elastocompressivi ai pazienti con lesioni vascolari gestendo 100 pazienti a settimana attraverso una equipe infermieristica specializzata nella gestione delle ferite”. Fondamentale è anche la collaborazione multidisciplinare tra quei professionisti sanitari, coinvolti nella gestione della problematica.  Una collaborazione che latita a livello regionale, mancando Percorsi Diagnostici Terapeutici ed Assistenziali (PDTA) dedicati commenta Bellingeri – e che è migliore in altre regioni, come la Toscana e la Campania. In Europa  si fa rete da almeno dieci anni, in America la Diabetic Foot Clinic esiste da decenni”. Prevenire e curare le lesioni ulcerative è importante ovunque: in corsia, nelle strutture residenziali e anche a domicilio. Un aspetto, quest’ultimo, che sottolinea ancor più la necessità di creare una rete socio-sanitaria a streto contatto con le famiglie di questi malati. “Per tale ragione è importante la figura dell’infermiere di famiglia sul territorio – commenta belligeri – una figura intermedia come competenze, ma che abbia come focus il paziente e non la malattia. Bisogna lavorare in questa direzione, cercando di superare  una mentalità che nella nostra società è ancora prevalentemente medicocentrica”. Bellingeri conclude evidenziando anche un’altra situazione su cui riflettere: la categoria degli infermieri è destinata a diminuire  nel numero e ad invecchiare anagraficamente. “Per questo si deve decisamente investire sulla professione, altrimenti le persone malate e le loro famiglie si troveranno veramente a vivere sulla loro pelle grosse situazioni di difficoltà”.

Servizio di Daniela Scherrer
Il Ticino-venerdì, 24 aprile 2015

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