11 febbraio 2011

Come farmaco...la strada...lettera alla Provincia Pavese e a Il Ticino

L’11 febbraio, Festa della Madonna di Luordes, la Chiesa propone e celebra la "Giornata del malato"; un momento di particolare riflessione intorno al tema dell'umana sofferenza e della malattia. Noi vorremmo fare memoria di questa ricorrenza attraverso il racconto di una donna di El Poshte, - piccolissimo villaggio ubicato sulle montagne del Guatemala nei pressi di El Rancho -, che abbiamo ascoltato e registrato durante una visita alla comunità avvenuta nel Gennaio appena trascorso in occasione del nostro ultimo viaggio in questo paese del centroamerica.
Ci è sembrato doveroso dare voce a chi voce non possiede ed è costretto a mettere a rischio la propria vita - e, in questo caso, quella della piccola figlia -, la quale a causa di un banale rialzo della temperatura ha rischiato di morire per mancanza di medicine e di servizi sanitari di base
Gentile Direttore, le chiediamo di dare spazio al racconto di questa giovane donna che abbiamo conosciuto e che, come tante persone che vivono sparse sulle montagne, hanno scarse possibilità di vivere in un contesto degno e sicuro.
Il Guatemala è solo uno dei tanti 'non-luoghi' del mondo. E' dato certo che la nostra associazione non riuscirà a cambiarne la situazione sociale e politica; noi, tuttavia, e senza motivo di rassegnazione, continuiamo a raccontare quello che vediamo e sperimentiamo durante i nostri viaggi. Continuiamo a pensare che questa azione possa essere d’aiuto per sensiblizzare le coscienze di casa nostra e per far sì che, alla fine, si possa pur sempre sperare di costuire un altro mondo, più giusto e più onesto.


Mi chiamo Rosa Lopez Estrada e vivo a El Poshte, aldea che si trova a 45 minuti di cammino (in automobile) da El Rancho. A piedi ci impieghiamo un’ora e mezza per raggiungerlo. Qui a El Poshte si vive bene perché siamo solo 13 famiglie e non ci sono problemi di violenza. La storia che vi voglio raccontare riguarda mia figlia, la più piccola, Analaura che ha un anno. Noi siamo in cinque: mio marito, Renè, due figli maschi, Marvin e Hector e Analaura, la più piccola. Ringrazio Dio e la Vergine Maria per l’aiuto che ha dato a mio marito durante il cammino che dalla nostra casa porta a El Rancho perché è stato Dio che ci ha aiutato.
Analaura già dalla sera non stava molto bene, aveva la febbre alta e abbiamo cercato in tutti i modi di abbasargliela attreverso impacchi di panni caldi, inzuppati d'acqua tiepida. Però questo rimedio non è servito e la febbre ha continuato ad aumentare fintanto che Analaura è stata male. Quando il medico l’ha visitata ci ha detto che ci è andata bene e poichè non le abbiamo dato subito la medicina per abbassarle la febbre.ci ha anche detto che la bambina aveva avuto una convulsione e ci ha fatto molto spaventare perché ora abbiamo paura che gliene possano arrivare altre. Nel villaggio non abbiamo farmaci di nessun genere, non c'è un medico e nemmeno un promotore di salute e se qualcuno ha qualche problema fisico deve andare a El Rancho dal dottor e che lavora presso la clinica delle suore, la clinica San Josè. Ecco perché quella sera non abbiamo dato niente ad analaura. Qualche volta si chiede a qualche uomo del villaggio di portare su all'aldea alcuni farmaci; ma, in verità, non possiamo permetterci di comprarne tanti perché non abbiamo i soldi. Essendo il nostro villaggio molto piccolo non c’è un posto di salute per cui dobbiamo arrangiarci come possiamo. Quando Analaura è stata male, verso le cinque del mattino, mio marito ha coperto bene la bambina e ha deciso di scendere verso la clinica. Ci ha impiegato due ore e ringraziamo la Vergine Maria perché mia figlia è ancora viva. Non capita spesso che i bambini stiamo male però siamo completamente soli e se abbiamo bisogno del medico dobbiamo camminare verso El Rancho
.”

Questo accade sul Pianeta Terra nell'anno di grazie 2011.


300 copie di questo scritto sono state distribuite oggi, 11 febbraio,
presso l'edicola Chiodini di San Martino Siccomario.

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