14 febbraio 2010

IL VANGELO DELLA DOMENICA

Le Beatitudini per vivere oggi

EMANUELE CHIODINI*

Prima di essere introdotti nel tempo di Quaresima, tempo considerato “forte” per la liturgia cattolica quanto il tempo d’Avvento, l’ultima domenica del tempo ordinario ci propone una pagina del Vangelo altrettanto “forte”. Il passo è il ben noto Vangelo delle “Beatitudini” nella versione dell’evangelista Luca. Anche Matteo ci regala queste parole a fondamento di uno stile di vita e di un agire che non ammettono riserve e ripensamenti. Le Beatitudini, Matteo, le fa discendere sulle persone che lo ascoltavano da una sommità: è il discorso della montagna. In questo caso specifico esse sono nove, dette per farsi intendere soprattutto da una platea giudeo-cristiana.
Gli apostoli. Nel Vangelo di Luca, invece, si parla di un “luogo pianeggiante” o di un “ripiano”. Conviene fare per un attimo un passo indietro per capire e inquadrare nel giusto senso l’argomento. Seguiamo a questo punto la traccia di Luca. Gesù di Nazaret propone e comunica lo stile di vita delle Beatitudini dopo una notte passata in preghiera, con ogni probabilità in solitudine e, “fattosi giorno chiamò a sè i suoi discepoli, ne scelse dodici e diede loro il nome di apostoli”. Si scende dal monte tutti insieme, maestro e allievi e si affronta la realtà.
Arrivati al mare di Tiberiade, trova una grande folla arrivata anche da luoghi molto distanti ad ascoltare la sua parola. Seguendo questi suoi insegnamenti si può cambiare l’ottica della vita e stare meglio insieme. La parola scende dal monte e si diffonde attraverso il luogo pianeggiante della coscienza ritrovata e fortificata e si irradia secondo un moto orizzontale in una dimensione di universalità.
Le grandi folle. Luca si rivolge ad un pubblico più vasto rispetto a Matteo, quello che sta per arrivare (o è già arrivato in nuce) alla fede nel Dio di Gesù Cristo dal mondo “gentile”, da cui “le grandi folle” evocate nel passo scelto. Luca ci offre quattro modi di essere beati, ma, in contrappunto a tutto ciò, lancia anche una serie di altrettanti “guai”. Ha un senso logico essere considerati beati perchè “poveri, affamati, sconsolati e disprezzati” a causa dello stile di vita di cui si è testimoni? Gesù, ebreo credente e conoscitore profondo del Primo Testamento, sa bene cosa c’è scritto nell’ingresso del Libro dei Salmi, la poetica Torah della preghiera di Israele. Al Salmo 1 si legge: “Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi”. E’ lieto, dunque, chi ha il cure sgombro da impedimenti, non si fa soggiogare dalle illusioni truccanti poste in essere dai potenti di turno e ricerca la verità in pienezza e in traquillità d’animo.
La povertà. Si può essere “lieti” se si riconosce la propria condizione di “povertà”: di esseri umani non-infiniti bisognosi ogni giorno di dosi di bene, di giusto, di buono. Bisognosi di misericordia: amore gratuito senza clausole di ritorno. Certo, le parole di Gesù verso i ricchi, i potenti, i pieni di sè, i vanitosi e gli arroganti, quelli che si considerano arrivati, quelli che si fanno da sè e dicono di non avere mai bisogno di nessuno, non sono leggere.
L’esortazione. E come potrebbe essere diversamente? Proviamo ad immaginarci Gesù oggi, qui in mezzo a noi, in carne ed ossa. Sentite la sua voce che esorta: «Guai a voi ipocriti difensori dei miei detti che nei palazzi vi fate scudo del mio Vangelo ma nella pratica non perdete occasione per calpestare il diverso, l’immigrato, chi sta a sud del mondo, le donne, i deboli, i bimbi e gli anziani. Cioè il vostro diretto prossimo. Guai a voi padroni-predoni di ricchezze immense che avete drogato la società e il mondo intero col vostro sistema economico fondato sullo sfruttamento delle risorse naturali del pianeta e dell’intera persona umana. Guai a voi che non avete mai redistribuito nemmeno un centesimo dei vostri averi e sconfinate masse di persone africane, asiatiche, latino-americane, devono boccheggiare sotto la tavola della vostra mensa piena di privilegi accontentandosi di raccogliere qualche briciola. Guai a voi adoratori di falsi idoli e divulgatori dell’effimero».
Le Beatitudini, l’opzione principale per la costruzione del Regno di Dio, passano attaverso una definizione radicale delle proprie scelte di vita.

*Ains, onlus per il Guatemala San Martino Siccomario
LA PROVINCIA PAVESE, 14 febbraio 2010

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