28 giugno 2010

Guatemala sotto la tempesta. Il racconto di Simona Rovelli, cooperante del Cisv nel paese


109 vittime e 150 mila evacuati, questo il tragico bilancio del Guatemala dopo il passaggio della tempesta Agata, abbattutasi nei giorni scorsi sul Centro America. E ancora si cercano i dispersi nel più assoluto silenzio della stampa internazionale.


Ancora una volta splende caldo e rassicurante il sole su Quetzaltenango. Qualcuno lassú ha ascoltato i lamenti e le preghiere disperate di un popolo in ginocchio ed ha provvidenzialmente trasformato l'uragano Agatha, che si preparava a colpire il paese in coda ad un devastante fronte di bassa pressione proveniente dal Pacifico, in tempesta tropicale. Il tutto prima che la tragedia potesse diventare di proporzioni inimmaginabili, ancor piú tragica di quanto non lo sia giá attualmente. Erano previsti altri 3 giorni di pioggia, ma il cielo é stato clemente ed ha concesso una tregua.E per l'ennesima volta, il sole illumina uno spicchio d'umanitá sconcertata, ferita, provata nel corpo e nello spirito. Ancora una volta ci si ritrova in lacrime davanti ai corpi senza vita dei propri cari. Mogli, mariti, genitori, figli, parenti stretti, amici d'infanzia, vicini di casa. Delle tracce materiali della vita quotidiana non é che un cumulo di cocci rotti, macerie, lamiere contorte, detriti, fango. A molti non é rimasto nulla, in migliaia hanno visto sfumare in poche ore i sacrifici di anni.L'Ente che gestisce le situazioni d'emergenza (la corrispondente della Protezione Civile Italiana), la Coordinadora Nacional para la Reducción de Desastres (Conred), nel suo ultimo bollettino delle h18.00 ha ufficializzato 109 vittime sparse un po' in tutto il paese, ma in particolare concentrate nel dipartimento di Chimaltenango, a 45 minuti dalla capitale, dove si segnalano per ora 60 vittime ed a S.Antonio Polopó dove 15 persone sono morte a causa di una frana. Le persone disperse sono per ora 62, ma molti villaggi all'interno del paese sono ancora isolati a causa delle frane, del crollo di ponti e della violenza di torrenti trasformati in fiumi in piena. Migliaia di frane che si sono inghiottite non solo tratti di stradine provinciali, ma anche delle arterie nazionali, case, edifici pubblici. Crateri che hanno risucchiato case, ponti che sono crollati, fiumi che con la loro furia hanno spazzato via abitazioni, animali, raccolti. Nulla di nuovo. Un orribile déjà-vu che l'essere umano rivive ogni volta che ci si trova davanti a questo tipo di tragedie. Quantificare i danni per ora é presto, ma in molti dicono che gli effetti appaiono ad occhio nudo piú devastanti di quello dell'uragano Mitch, che nel 1998 aveva lasciato 268 morti e della tormenta tropicale Stan, del 2005, che aveva rubato la Vita a 669 persone. Le autoritá segnalano almeno 27.560 persone che hanno subito danni e 150.776 evacuati dalle loro abitazioni, di cui 37.000 sono state alloggiate in centri d'accoglienza. Purtroppo si calcola che 20.000 si trovino ancora in zone a rischio.
Chissá quanti avranno imprecato contro il cielo, questo cielo che non ha avuto pietá ed ha lasciato cadere sulle vite di tutti noi che viviamo in Guatemala, per almeno 72 ore ininterrotte, una pioggia persistente e violenta.Avremmo dovuto imprecare contro noi stessi.Non si tratta di criticare o polemizzare, ma di constatare amaramente che ancora una volta ci troviamo di fronte a morte e distruzioni annunciate, prevedibili ed in molti casi evitabili. E in paesi come il Guatemala l'aggravante è il vergognoso divario tra chi detiene ed esercita il potere economico, politico, intellettuale e la popolazione comune. La profonda ignoranza nella quale viene tenuta la povera gente ed ancor piú spesso l'assenza di scelta sul dove costruire la propria abitazione, troppo spesso umile, umilissima ed assolutamente fuori norma, perché é alla sopravvivenza che si punta ed é giá tanto. La sicurezza é un lusso che non ci si puó concedere. Di sicuro non é un caso che chi vive in strutture moderne, a norma ed in quartieri sicuri, come la mia, non ha percepito praticamente nulla di questa Agatha, se non qualche infiltrazione dal tetto e la scocciatura di una pioggia persistente.
Ma non é piú tempo di riflessioni. La notte é scesa e la tregua di una trentina di ore é terminata. Siamo d'altronde nella stagione delle piogge, non c'é nulla di trascendentale. Questa notte l'angoscia sará piú forte tra chi é stato toccato in qualche modo dalla tragedia ed il lavoro dei soccorritori, alla ricerca di sopravvissuti o nel tentativo di raggiungere le persone ancora isolate, piú penoso. Resta solo da sperare che quest'acqua non infierisca troppo sulla nostra piccolezza umana.
( 08-06-2010 - Volontari per lo Sviluppo )

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