16 giugno 2010

L'emergenza si combatte come si può.

tratto da l'Unità del 15 giugno 2010

Con le razioni Kappa per passare la nottata, con le donazioni da un euro via sms, con i volontari che partono senza bagaglio. Ma in prospettiva è fondamentale costruire una politica di sicurezza alimentare globale. Non è più tollerabile un mondo dove più di metà degli abitanti soffre cronicamente la fame». Josette Sheeran è una bionda signora sorridente in giacca rosa cipria a fiori blu ed è un “leader umanitario”. Dal 2007, scelta da Kofi Annan, è direttore esecutivo del World Food Program (WFP, il PAM, Programma Alimentare Mondiale) delle Nazioni Unite: gestisce un budget impressionante di 5 miliardi di dollari, 70 aerei, 30 navi, migliaia di dipendenti. In questi tre anni si è trovata di fronte la crisi finanziaria che ha raddoppiato all'improvviso il prezzo del cibo - «Ma se vivi con un dollaro al giorno non la superi» - ed il terribile sisma ad Haiti. Alle critiche sulla manca za di coordinamento dell'azione umanitaria durante le emergenze come lo tsunami o il terremoto, replica tenendone conto con un sorriso: «Lavoriamo con un sistema a grappoli che riunisce cibo, logistica e telecomunicazioni di emergenza. Sappiamo che il coordinamento è fondamentale, siamo un work in progress, miglioreremo ancora». Qualche giorno fa era a Roma, il terzo hub del PAM dopo New York e Ginevra: «Del resto l'Italia è un centro di sviluppo della sicurezza alimentare dai tempi dell'impero Romano...». Americana, 55 anni, divorziata con tre figli, una passione per l'Africa e una carriera dentro il Palazzo di Vetro, è stata fino al 2007 sottosegretario all'Economia, Energia e Agricoltura presso il Dipartimento di Stato. Ha presieduto il think tank Empower America, è stata editorialista di giornali e commentatrice tv, due volte giurata del Premio Pulitzer, ha intervistato tra gli altri Kim II Sung. Alle conferenze si presenta con tre oggetti feticcio. Una tazza sbeccata di plastica rossa: «Per riempirla di cibo bastano 25 centesimi. Nel mondo una persona su sei non li ha». Un sacchetto di cristalli di sale: «Li raccolgono le donne in Senegal. Se i negozi li vendessero, loro avrebbero lavoro e vitto assicurati per sé e le famiglie». Una busta di polvere di micronutrienti: una dose standard contiene vitamine e sali minerali, zinco, selenio, acido folico. «Costa appena due centesimi di euro e si spruzza sul cibo già cotto. Il cibo fortificato risolve molti problemi. Basta una piccola quantità di certe vitamine per debellare malattie letali nei Paesi poveri. E mi creda, il costo di una popolazione malnutrita per i governi è molto più alto». È, in fondo, una summa della sua filosofia: «Il nostro compito è assicurarsi che la sicurezza alimentare resti sull'agenda del mondo anche quando si spengono i riflettori». Dal Congo al Guatemala, ci sono tanti “tsunami silenziosi”. Per combatterli occorre «aumentare la consapevolezza nell'opinione pubblica e gli investimenti privati, creare un mercato funzionante, convincere i governi locali che hanno le capacità per risollevare il Paese». Haiti è stato uno choc per tutti: «In quattro minuti sono caduti giù il palazzo del presidente, il Parlamento, la cattedrale che rappresentava il centro spirituale per gli haitiani, la sede Onu. Virtualmente tutte le costruzioni sono crollate. Come a Pompei». Dopo il conto dei morti e dispersi, dopo la paura di rapimenti per i bambini, dopo le amputazioni e i parti cesarei in condizioni di fortuna - “Era un campo di guerra civile” ricorda Sheeran – adesso si tratta “di ricostruire la nazione”. Di “mettere la logica” negli aiuti alimentari. Sono in arrivo gli uragani che devasteranno il territorio. Gli elicotteri trasportano decine di case prefabbricate. Si incentiva con sussidi la rilocalizzazione degli abitanti. Molti non hanno più né la casa né la collina su cui sorgeva. E proprio l'abbandono delle zone rurali è stata una concausa del gran numero di morti, schiacciati alla periferia della capitale. Le attività del PAM sono focalizzate su tre punti: «Sostenere bambini e donne incinte, perché i figli sono il futuro e un Paese che li perde è perduto lui stesso». Provvedere un servizio mensa perché i piccoli possano andare a scuola, o nei pressi se è stata distrutta, in modo da giocare, stare insieme e recuperare una routine quotidiana. Incentivare la gente a riparare la propria casa: «Pulire, dipingere, costruire i muri, sono azioni che danno senso alla giornata degli adulti». E' previsto un seminario con le autorità haitiane su che Paese moderno vorranno tra vent'anni. Ma per Josette Sheeran la sfida è una e chiara: «Coinvolgere il settore privato. Far capire alle aziende che non si tratta di beneficenza ma di investimenti: possono fare la differenza salvando vite e realizzando obiettivi d'impresa». Multinazionali come Unilever, DSM e Kraft hanno avviato una collaborazione che li soddisfa. Unilever, in particolare, dichiara vendite in aumento, dipendenti più motivati e fidelizzazione della clientela. «Il privato – dice Sheeran – è la chiave per andare oltre l'emergenza. Insieme alla scelta di essere locali all'80% nell'uso di materie prime, manodopera e prodotti». Come in Etiopia dove gli agricoltori sono assicurati contro il rischio di maltempo. Come in Niger dove è stata creata una “banca del cibo” gestita da una donna del villaggio per conservare il raccolto durante la stagione delle piogge. Con il sostegno di 500 aziende il PAM ha lanciato in Bangladesh e Indonesia il progetto “Laser Beam” (Raggio Laser) contro la malnutrizione basato su tre pilastri: cibo, igiene e cambio di mentalità. Nell'arco di cinque anni gli abitanti riceveranno cibo che non richiede cottura né acqua, addizionato con micronutrienti, accesso ad acqua pulita e pastiglie contro i vermi intestinali. Dopo, se il modello avrà avuto successo sarà replicato altrove. E a un certo momento accadrà che i beneficiati dovranno cominciare a cavarsela da soli: «Sappiamo anche dire no – sorride Sheeran – Rappresentiamo la transizione verso la capacità di costruire una politica alimentare autonoma. Dopo 20 anni non nutriamo più nessuno in Cina, Vietnam, Marocco, Cile. Sono loro che adesso ci aiutano con chi ha bisogno. E verrà il giorno in cui le immagini di bambini con la pancia gonfia saranno storia».

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