30 ottobre 2010

Per questo c’è chi sceglie di vivere da “separato in casa”

Padri separati, i nuovi poveri: e c’è chi dorme in macchina

Padri separati: sono loro i nuovi poveri “invisibili” di questo millennio, conseguenza delle rotture familiari sempre più numerose. Sono quattro milioni i papà separati in Italia, di cui ottocentomila vivono sotto la soglia della povertà. Si calcola che solo a Roma siano cinquemila. 1200 quelli che a Milano vivono in stato di indigenza. Del resto i conti sono presto fatti: l’uomo che guadagna milleduecento euro al mese e deve pagare il mantenimento, le spese legali e spesso anche la rata del mutuo della casa intestata a lui finisce col vivere con meno di trecento euro al mese. Impossibile. E quando non può contare sulla propria famiglia d’origine è costretto a far la fila davanti ai luoghi di ospitalità per un pasto caldo o per un luogo dove dormire. Sono in tanti a lanciare l’allarme in questo senso. Anche il direttore della Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo ha posto l’attenzione sulla realtà di questi padri separati addirittura a volte costretti a dormire in macchina. “Per questo a Milano stanno sorgendo piccole comunità riservate a loro –ha ribadito- in modo che oltre ad aiutarli nel vitto e nell’alloggio, possiamo offrir loro anche un posto caldo dove incontrare i figli”. La situazione di allarme è avvalorata anche dalle parole di Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione matrimonialisti italiani. “È un fenomeno che riguarda per lo più operai, impiegati ed insegnanti –commenta- le separazioni e i divorzi, dati gli obblighi economici e le spese che determinano, trasformano questi lavoratori in veri e propri clochard. Alcuni dormono in auto o nelle stazioni, altri sono caduti nella trappola dell’alcol, altri ancora sono arrivati addirittura a un passo dal suicidio”. Ed è notizia di due mesi fa l’avvio di un progetto pilota in Lombardia: l’apertura di un piccolo alloggio nel convento dei Padri Oblati di Rho, che accoglie tre papà separati con un reddito non superiore a ventimila euro. A farsi carico della retta di mantenimento è la Provincia di Milano, autrice di questo test con l’obiettivo di realizzare in futuro una serie di interventi abitativi per contenere questa emergenza sociale, in crescita ma come detto spesso invisibile.
Per evitare queste realtà è in forte aumento la scelta molto particolare e delicata di vivere da “separati in casa”. Si tratta di coniugi che di comune accordo, pur di non affrontare il rischio di spese insostenibili, accettano di vivere “sotto lo stesso tetto”. Insomma, anche quando il matrimonio è finito e l’amore ha preso altre strade, si calcola che una coppia su 5 (il 20% del totale) vive in queste condizioni nel nostro Paese. La percentuale sale in Lombardia dove, secondo i dati forniti dall’associazione “Papà Separati Lombardia” Onlus, arriva a toccare ben il 33%, cioè una coppia su 3 e sfiora la soglia del 40% a Milano.




Daniela Scherrer

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