22 febbraio 2013

“A Pavia mancano docce per i senza tetto e un dormitorio femminile”

Intervista a Elena Raschini, educatrice professionale al centro In & Out


Disagio e povertà signifia spesso non avere un tetto sulla testa e un letto in cui dormire. Esiste, poi, il problema docce, la partita aperta del dormitorio femminile che a Pavia non c’è e la questione sgomberi che apre alla domanda: sgomberare, ma poi gli sgomberati dove vanno? Di queste questioni abbiamo parlato con Elena Raschini, educatrice presso il centro In&Out di Pavia.

Dott.ssa Raschini come si distribuisce la povertà a Pavia?
Attualmente ci accupiamo, in la larga maggioranza, di italiani. In precedenza avevamo molti utenti magrebini, poi rumeni. Oggi, invece, praticamente sono tutti italiani. Si vede proprio il cambio della povertà e del suo significato.”
Sono pavesi o vengono anche da fuori?
“Vengono anche da fuori, dalla Lombardia in generale. Ci sono un paio romani, che però essendo senza fissa dimora, risultano all’interno della rete dei servizi lombardi. Usano i nostri servizi, principalmente le mense e, in piccola parte, il dormitorio perchè la maggior parte dorme fuori, per strada.”
Dove dorme?
“O nel famoso Ferrotel, che è stato recentemente sgomberato, o nell’altrettanto famosa area Landini, che era stata sgomberata. E continuano a passare da un posto all’altro e vengono continuamente sgomberati, senza però poter entrare in dormitorio a Pavia perchè ci sono delle regole e condizioni particolari.”
Ad esempio?
“Beh, la residenza o il non abusare di sostanze. Molte di queste persone sono consumatori abituali per cui accade che se una persona ubriaca cade e si fa male, viene portata al Pronto Soccorso. Anche se viene riscontrata l’influenza con la febbre o magari, è successo in due casi, la polmonite, dal Pronto Soccorso vengono dimessi subito e, di fatto, sono nuovamente a dormire al freddo in mezzo a una strada. Il problema grosso per loro è questa fetta di tempo che passano fuori: nel nostro centro stanno nell’orario in cui siamo aperti, ma poi se ne ritornano in strada, in stazione, nel Ferrotel piuttosto che nell’asilo. In queste ore si perdono, ritornando poi qui da noi al mattino con tutte le problematiche che ci possono essere.”
Quali i problemi maggiori nella gestione degli utenti?
“Come Casa del Giovane ci basiamo sul rapporto con gli altri e sull’accoglienza dell’altro nel voler fornire a lui una vita dignitosa. Cerchiamo di instaurare un rapporto di fiducia con l’altra persona ed è una cosa difficilissima perchè i nostri utenti hanno alle spalle storie di maltrattamenti per mano di parenti e conoscenti. Abbiamo un ragazzino di 23 anni, fuori di casa, la cui madre abita non lontano da qui coi nonni, dorme sui treni, non ha più la residenza perchè l’hanno tolto dallo stato di famiglia, per cui si trova senza documento di identità. Questo è un problema perchè senza documenti non hai residenza, non puoi trovare un lavoro, cosa che già di per sè non è semplice, oppure non puoi iscriverti a scuola. Anche quei pochi lavoretti che gli troviamo non sono facili da gestire anche perchè poi il datore di lavoro lo vede in giro, magari a dormire in stazione, e chiede conto a noi. Per parte nostra cerchiamo di tutelarlo e aiutarlo: lo portiamo qui la mattina e gli facciamo fare la doccia perchè sia il più presentabile possibile, ma vi assicuro che è un lavoro difficile e lungo. Il principio è che queste persone hanno una dignità loro da portare avanti e difendere e noi cerchiamo di garantirla con tre priorità: la cura di sè, il bisogno di trovare un lavoro e il tentativo di instaurare un rapporto di fiducia.”
Il centro In & Out ha problemi economici?
“Siamo in rosso anche perchè attualmente ci sobbarchiamo servizi che in tutta Pavia abbiamo solo noi. Penso, ad esempio, alle docce e alla lavanderia. Generalmente se una persona ha bisogno della doccia o della lavanderia viene inviata a noi dalla rete di associazioni e certamente noi non la rifiutiamo cercando di assicurare il servizio in un orario in cui il centro non è aperto. Questo per fare in modo che non vada a gravare sui nostri utenti abituali che utilizzano quei servizi. E’ sempre molto difficile perchè poi arrivano ubriachi o persone in evidente stato di alterazione dovuto a sostanze e devi gestire la situazione anche pensando che hai di fianco una comunità come la Casa del Giovane. E quelle docce e lavatrici in più che facciamo, per noi sono un costo in termini di bollette. Penso però che tutto ciò sia anche il minimo per restituire alla persona un poco di dignità e rendersi presentabile.”
Questione docce: è un po’ che se ne parla e che emerge la necessità che vengano aperti dei veri bagni pubblici a Pavia. Eppure non si fa nulla. Perchè?
“So che don Franco Tassone nel Centro di Ascolto avrebbe voluto farle, ma poi ha incontrato problemi oggettivi con l’Asl e per i permessi. E poi è necessario che ci sia una persona fissa che controlli quello che accade perchè arriva davvero un po’ di tutto. Serve una persona che controlli che chi si presenta sia in grado di farsi la doccia, che non sia troppo ubriaco perchè altrimenti, poi, se cade e si fa male, si finisce per peggiorare la situazione. Addirittura uno dei primi anni è capitato che arrivasse una ragazza e si denudasse qui davanti in strada. Abbiamo chiamato il 118 per farla portare via ma non l’hanno toccata. Al che l’abbiamo presa in carico noi, l’abbiamo calmata e poi è stata portata al Cps. Sempre sulla questione docce ci stiamo muovendo per pensare di avere uno spazio da gestire come associazioni di volontariato dove ci dovrebbero essere anche dei bagni.”
E’ la struttura di fianco al dormitorio di cui si è parlato prima di Natale?
“Si, esattamente. Non è ancora molto chiaro come procederanno le cose.”
Qui al centro vedo molte donne. Ci sono anche donne che dormono in strada? Non esiste a Pavia un dormitorio femminile: questo è un problema?
“Queste donne dormono per strada. Quest’anno con l’aiuto del Comune siamo riusciti a sistemare una delle tre donne che abitavano la Landini sgomberata. La più anziana è stata sistemata in una stanza, di cui ha le chiavi. Le altre dormono ancora fuori. A volte riusciamo a creare un ponte e le mandiamo a Voghera, dove c’è un dormitorio femminile e sono molto più accoglienti rispetto a Pavia dove, invece, per le donne non si prevede nulla. Si era parlato di un appartamentino, con una donna che facesse da guardiano, ma poi non si è fatto niente. Spesso si pone il problema ma la risposta è sempre vaga. Attualmente ne abbiamo due donne che dormono fuori e una che dorme in un appartamento abitato da tante persone dove però sono in molti ad abusare di sostanze. Lei non ne fa uso, ma ha altri problemi ed è a forte rischio nello stare in quell’ambiente. Anche lei è senza residenza e, quindi, non può entrare in dormitrio a Voghera. Diciamo che si arrangia un po’ come può.”
La questione sgomberi ha due facce della medaglia: da una parte le istituzioni che vogliono tutelare le strutture e dall’altro le persone sgomberate che rimangono comunque senza un tetto. Dove vanno?
“Vanno da un posto all’altro. E ci sono situazioni pazzesche: penso, ad esempio, al Ferrotel che è stato murato e, dopo pochi giorni, è già stato smurato e qualcuno sarà sicuramente rientrato. Il Landini era addirittura con luce e acqua: sgomberato, dopo tre giorni si è ripopolato. Non esiste un posto, un dormitorio, come a Milano o Tortona che sia di passaggio, dove si arriva alla sera, si fa la fila e, se c’è posto, si entra. A Pavia un posto del genere non c’è, nonostante ci siano tantissime persone che dormono fuori durante l’anno, e non riescono a stare in una struttura istituzionale. Allora io dico che un conto è che ci sia un posto così e non venga utilizzato per scelta, altra faccenda è non avere proprio nulla del genere. Penso a un luogo tipo ostello, di passaggio dove una persona può, ad esempio, decidere di dormire magari perchè ha la febbre e dormire fuori non farebbe che peggiorare il suo stato di salute.”
Pavia nega il problema? Che differenza c’è tra Pavia, Voghera, Tortona o Milano?
“Sia a Voghera che a Tortona è la Caritas che gestisce questi dormitori. I Comuni, invece, hanno probabilmente dei vincoli che rendono loro impossibile fare certe cose. La realtà è che il privato riesce a fare sempre qualche cosa in più rispetto al pubblico, soprattutto in un campo come questo che è estremamente concreto. Faccio l’esempio di Voghera: se dobbiamo far entrare una persona in dormitorio, chiamiamo il centro e, se ci dicono che c’è posto, quella persona entra. A Pavia dobbiamo passare prima dal colloquio con l’assistente sociale, il martedì o il mercoledì. Se questa persona è arrivata il venerdì, dobbiamo farla aspettare. A Voghera è molto più semplice e immediato. E poi da noi, a Pavia, il periodo di permanenza in dormitorio è alto, di almeno 3 mesi. Mentre a Voghera dopo 15 giorni sei obbligato a un periodo fuori dal dormitorio. Può sembrare più crudele, ma in realtà permetti a più persone di usufruire del servizio e spingi un po’ di più all’indipendenza. Quello che noi abbiamo come riferimento è che con il privato le cose si gesticono meglio che con il pubblico. Se l’ospedale a Pavia ci dimette un senza tetto con la febbre, noi non riusciamo a mandarlo in dormitorio e questa persona rimane fuori. Come associazioni abbiamo chiesto di avere un canale preferenziale con il dormitorio di Pavia, però non c’è possibilità.”

Elia Belli
IL TICINO



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