25 marzo 2013

Gioia che arriva anche dal Brasile e dal Guatemala

L’opinione di padre Daniele Scarzella e Alvaro Aguilar Aldana, impegnati nelle terre del Sudamerica

Anche avvicinandosi all’argentina, terra natia di Papa Francesco, l’entusiasmo è naturalmente palpabile. Il primo Pontefice sudamericano è un orgoglio per tutta la gente di quelle zone e, comunque, del continente. Padre Scarzella, sacerdote pavese del Pime, attualmente si trova in Brasile, a Praia Grande (San Paolo). Riusciamo a raggiungerlo per una sua opinione. “Per me non è stata una grande sorpresa l’elezione del Papa Francesco – sottolinea – qui in Brasile, nelle comunità dove celebravo c’era grande attesa e abbiamo pregato tutti per un Papa che fosse segno di speranza e vicino alla gente. Fin dal mio arrivo qui in Praia Grande mi sono accorto di come la gente necessiti di sacerdoti vicini alla gente e ai suoi problemi, anche con piccoli segni. E anche le persone responsabili delle chiese dove celebro me lo hanno confermato. Un esempio: nel dare il segno di pace è bello e apprezzato che sia il sacerdote ad avvicinarsi alle prime file dei banchi. La gente si sente partecipe del mistero che sta celebrando insieme al suo prete. Papa Francesco nella sua semplicità di accostarsi alle persone rende la Chiesa più viva attraverso il sorriso che dona. Da domenica scorsa anche noi qui in Brasile ringraziamo Dio per averci donato questo papa già con il profumo della Santità di Dio”.
Dal Guatemala arriva invece Alvaro Aguilar Aldana, nativo di El Rancho e attualmente a Pavia per una breve permanenza, ospite dei volontari dell’associazione Ains onlus che opera in terra guatemalteca. Alvaro è anche il referente assoluto della Christian Foundation for Children and Aging, fondazione statunitense che si occupa dei problemi dell’infanzia e della terza età in Guatemala. “La gente guatemalteca guarda con tanta speranza a questo Papa argentino, che conosce bene la realtà povera delle nostre terre e che, proprio per questo, ha immediatamente consigliato alla gente di non spendere i soldi per andare a Roma per la cerimonia, ma di utilizzare il denaro per aiutare i poveri. E’ anche ben consapevole del grosso problema delle sette, che davvero cresce in maniera esponenziale laddove impera la povertà. Saprà affrontarlo. L’ho visto sensibile e umile nell’approcciarsi al nuovo incarico, aspetto evidenziato anche dalla scelta del nome”.

Daniela Scherrer
Il Ticino, venerdì 22 marzo 2013

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