2 marzo 2013

La solidarietà ai tempi della crisi, cresce la “voglia di volontariato”

Disoccupazione, sacrifici economici e pessimismo non frenano l’adesione alle associazioni

Pinuccia Balzamo, presidente del Csv di Pavia: “Il 51% dei volontari è occupato e aumenta l’interesse dei giovani”
Pinuccia Balzamo, Presidente
del Centro Servizi Volontariato
La crisi, la negativa congiuntura economica, la crescente disoccupazione ci hanno costretto a “conservare il nostro orticello”, a fare sacrifici e a dare battaglia per mantenere ciò che si è ottenuto. Ma allora è svanita l’attenzione al prossimo? E’ svanita la capacità di spendersi senza avere nulla in cambio? A quanto pare no. E questo è già un piccolo miracolo. Il volontariato ai tempi della crisi non lascia ma raddoppia. I numeri dipingono un contesto in cui aumenta la sensibilità delle persone e la volontà di mettersi in gioco e di offrire il proprio tempo agli altri. Gli articoli qui pubblicati riguardanti i dati confermano questa tendenza. Ma per avere un’ulteriore garanzia del trend abbiamo intervistato Pinuccia Balzamo, presidente del Centro Servizi Volontariato di Pavia, che raccoglie e coordina centinaia di associazioni in città e nel territorio provinciale.
La gente è spaventata dalla crisi ma non dimentica il volontariato…
Certo, la nostra percezione aldilà dei dati è che vi sia una spiccata sensibilità per il volontariato. Già il fatto per cui il 51% dei volontari siano lavoratori la dice lunga sulla volontà di impegnarsi in attività filantropiche anche in periodi di problemi e ristrettezze economiche. Nel 2012 contiamo 50 associazioni in più, un interesse crescente anche sui social networks a testimonianza che aumenta anche la voglia di informarsi su questo mondo”.
Quanto è interessata e attiva la componente giovanile?
I giovani si interessano, sono sensibili al volontariato. Lo notiamo a partire da chi fa l’esperienza di stage da noi. Inoltre per molti di loro il no profit diventa, ad esempio, un orizzonte lavorativo e comunque si coglie la loro motivazione quando vengono coinvolti in affiancamento ai nostri operatori”.
Per fare del bene bisogna farlo bene. Quanto è diffuso il volontariato “spot”, quello temporaneo?
E’ un elemento certamente non primario a livello numerico ma che certamente riscontriamo. Spesso ci contatta gente ce dice “Voglio fare volontariato. Mi va bene qualsiasi cosa”. Ebbene è il modo più sbagliato di porsi nei confronti del volontariato. Certamente il desiderio di aiutare nasce dal cuore ma poi va motivato e alimentato comprendendone anche la ragione e le competenze. Il nostro compito è orientare e formare, l’affiancamento nell’impegno dei primi mesi (che noi chiamiamo “manutenzione”) è fondamentale”.
E’ ancora quello socio-sanitario l’ambito più 2getttonato” dai volontari?
Si, rimane prevalente anche perché lo Stato si è “ritirato” in questo contesto e rimangono molti bisogno a cui dare risposta. C’è, poi, un nuovo modello di volontariato inteso come “cittadinanza attiva” che contempla altri settori. Sottolineo, poi, l’evoluzione della figura del volontario che oggi deve saper fare e comunicare, saper utilizzare gli strumenti informatici e addentrarsi nei meandri burocratici. L’interazione con gli enti locali è imprescindibile e anche la partecipazione attiva sul territorio. In questo senso noi viviamo una criticità da superare: siamo presenti nei piani di zona ma in quanto a partecipazione attiva Pavia è ultima in Lombardia. Non si tratta di “fame di potere” ma di partecipare attivamente laddove le organizzazioni di volontariato hanno margini di intervento”.
La sensibilità per il mondo del volontariato spesso nasce in famiglia, con la “trasmissione” dai genitori ai figli. E’ così?
Si, nella maggior parte dei casi se esiste un contesto familiare sensibile il volontariato si “tramanda”. C’è, però, un errore da non commettere: sono in crescita i genitori che si rivolgono a noi per “punire” i figli soprattutto nei mesi estivi. Come se il volontariato fosse una punizione o una “penitenza” da scontare per comportamenti sbagliati o risultati scolastici non brillanti. Un ragazzo che viene costretto a fare volontariato non sarà mai un volontario in vita sua. Il volontariato è un’opportunità non una punizione”.
Legato al mondo del volontariato c’è quello del no profit. Per molti parlare di occupazione legata al volontariato sembra una contraddizione. In realtà queste dinamiche possono rappresentare qualcosa di nuovo ed interessare anche in orbita occupazionale….
Il terzo settore e il mondo del no profit possono davvero essere il motore di sviluppo del futuro. Molti giovani e molte donne stanno scegliendo il settore no profit per attività commerciali, perché garantiscono migliori rapporti tra lavoro e conciliazione dei tempi. Abbiamo svolto una ricerca dettagliata e in provincia di Pavia ci sono 600 lavoratori dipendenti del no profit, molti a tempo indeterminato e con alti livelli di istruzione. Non sono mondi in contrasto, al contrario si integrano alla perfezione. Purtroppo il nostro paese sconta anche un gap di mentalità: nei paesi del nord Europa quasi l’80% delle persone è legato al mondo del volontariato e del no profit; questo perché esiste un contesto di servizi che funzionano, di amministrazioni avanzate. Il volontariato si sviluppa nei territori evoluti, non in quelli arretrati. Ed è un valore aggiunto della società, un collante fondamentale”.

Matteo Ranzini
IL TICINO, venerdì 1 marzo 2013



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