17 marzo 2013

La parabola del consumismo

E’ arduo insegnare l’educazione alla sostenibilità nelle scuole superiori. Essendo un insegnamento interdisciplinare, manca una materia di riferimento e così si lavora solo se docenti volenterosi costruiscono dei progetti ad hoc, “rubando” ore di lezione ai colleghi. Siccome poi le risorse scolastiche sono ormai inesistenti, quei docenti lavoreranno gratis e difficilmente potranno chiamare qualche esperto esterno per incontri con gli studenti. Infine, supponiamo pure che questo piccolo miracolo sia avvenuto e che alcuni concetti fondamentali siano stati discussi in classe: l’energia come capacità di “lavorare” sull’ambiente; i molteplici danni che l’uomo causa alla biosfera; il rischio del declino delle fonti di energia fossile; il modello di crescita basato sul consumismo come motore di tutto.

A questo punto, se gli studenti sono stati bene coinvolti, inizieranno a porre domande a cui rispondere è molto difficile. Se la crescita economica non è sostenibile, è dannosa, quali altre alternative ci sono? Consumare meno non vuol dire diventare più poveri? Com’è possibile che mio padre rinunci all’uso dell’auto per andare al lavoro?
Ci si accorge allora che è difficile tratteggiare agli studenti un mondo anche solo leggermente diverso da quello che conoscono e che vivono quotidianamente. Ogni rinuncia, anche la più banale, viene da loro vissuta quasi come un attacco alla loro identità. Ciò che manca è un esempio, la dimostrazione che si può vivere, crescere ed essere felici senza shopping, smartphone e un’auto nuova ogni cinque anni.
Il nuovo libro di Mirco Rossi parla proprio di questo.
Intitolato “La parabola del consumismo – memorie di un ragazzo al tempo della sobrietà”, (EMI editrice) il volume è un viaggio all’indietro nel tempo, in una periferia operaia di un’Italia post bellica, arretrata e rurale, dove l’autore bambino cresce e vive i cambiamenti che, assieme all’aumento della disponibilità di risorse primarie, la modernità porta velocemente con sé.
In questo lavoro autobiografico, Rossi tratteggia la quotidianità, le regole sociali, le privazioni, le strategie di adattamento, le trasformazioni, che hanno caratterizzato un passato non troppo lontano, ma quasi del tutto sconosciuto alle generazioni successive. Ne mette in luce i valori e i principi offrendo ai ragazzi la possibilità di “estrarli” e “riciclarli” in un presente e in un domani che, a seguito del declino delle risorse e dell’aggravamento della situazione ambientale, stanno mostrando una crescente complessità.
Il confronto critico che l’autore fa tra le due epoche, permette lo sviluppo di riflessioni non banali sulla sobrietà e sul consumismo e mostra alle nuove generazioni l’esistenza di possibili alternative all’attuale sistema di vita e all’idea di una impossibile crescita costante. Gli insegnamenti che si possono ricavare da un concreto e articolato esempio di vita sobria, possono contribuire ad aumentare la resilienza di una società che rischia il collasso e aiutare ogni singolo individuo a soddisfare le proprie esigenze di serenità e a ritrovare meglio se stesso. (Dario Faccini)


LA PARABOLA DEL CONSUMISMO – Memorie di un ragazzo al tempo della sobrietà.

Vivere bene, spendendo meno
di Mirco Rossi
In Italia la maggior parte della popolazione appartiene a due generazioni che, a partire dagli anni del “miracolo economico”, hanno conosciuto e partecipato a una fase di crescita eccezionale. Nella storia umana mai in precedenza era stato possibile disporre di risorse in quantità e qualità così straordinarie.Una terza generazione, quella degli adolescenti, sta crescendo in un mondo che immagina sia stato più o meno simile all’oggi e inconsapevolmente si aspetta non possa che migliorare in futuro.
La miopia retroattiva di cui questi ultimi sono affetti è imputabile alla totale non-conoscenza e non-esperienza dello stile di vita proprio della maggioranza degli italiani sino alla metà del secolo scorso. Informazione che da un certo momento in poi non è stata più trasmessa.
Un tempo la trasmissione del vissuto delle generazioni precedenti avveniva principalmente all’interno della struttura familiare. Durante gli ultimi quarant’anni la famiglia è esplosa cancellando la possibilità del rapporto quotidiano tra generazioni lontane, vero e proprio canale naturale di collegamento tra culture.
La prospettiva risulta loro poco leggibile e distorta a causa di:
a) difficoltà nel mettere a fuoco il concetto di “limite”, ormai in disuso
b) carenza di nozioni scientificamente corrette sulla situazione ambientale, delle risorse energetiche, minerali e alimentari.
c) incapacità di leggere gli esempi ormai chiari del declino di alcune di esse, tra cui la più importante: il petrolio
d) illusione che scienza e tecnologia siano in grado di risolvere qualunque problema.
Equivoci di cui non sono i giovani a portare la maggiore responsabilità bensì la collettività di adulti che ha avuto il compito di accompagnarli alla maturità e che, in larghissima parte, presenta analoghe pecche.
Nel frattempo il sistema di valori è cambiato, allineandosi all’idea di una impossibile e costante crescita, aderente e funzionale al consolidamento di un sistema orientato a sfruttare ogni possibile risorsa per ricavare il massimo profitto nel minor tempo possibile.
Ho potuto verificare in anni di attività fra gli studenti che molti di loro sono in grado di apprezzare e valorizzare i principi portanti di una realtà e di un modo di vivere diversi, orientati alla sobrietà e alla ricerca costante di equilibrio con le esigenze a loro esterne.
Con un racconto punteggiato di spunti autobiografici della mia prima infanzia, il libro offre un panorama di esperienze e di valori da riconsiderare e da “riciclare” nell’oggi. Dove potrebbero costituire elementi essenziali di nuove ipotesi di organizzazione sociale e produttiva.
La descrizione di mondi e comportamenti ormai scomparsi e completamente ignoti alla maggioranza dei giovani ( … a partire dai nati negli anni ‘60 !) viene messa in relazione alle situazioni attuali e alle trasformazioni avvenute.
Ho voluto creare numerosi ponti e confronti tra epoche e stili di vita diversissimi ma compresi entrambi nel lasso di tempo della vita di un uomo. Fatto mai accaduto nella storia umana e che probabilmente non potrà ripetersi.
Sobrietà e consumismo sono antitetici, incompatibili. Il secondo è uno stile di vita che, al di là di scelte di natura ideale, dovrà essere necessariamente abbandonato perché non sostenibile da punto di vista energetico e ambientale. Ritornare alla sobrietà potrebbe non bastare, ma rappresenta la giusta direzione verso cui muovere.
Questo scenario in molti suscita atteggiamenti di rifiuto e di paura, sia razionali che irrazionali. La realtà però non cambia ignorandola. Per questo motivo dimostrare che sobrietà non è sinonimo di povertà e di indigenza ma un valore da riconquistare è lo scopo centrale degli incontri.
Mirco Rossi Mirco Rossi è nato e vive a Venezia, dove ha fatto studi di economia e politica economica. Per alcuni anni è stato coordinatore dell’azione divulgativa che l’Enel (allora Ente pubblico) offriva al sistema scolastico del Triveneto. Su incarico di varie amministrazioni pubbliche da quasi un decennio sviluppa in larga parte del Veneto un’assidua e intensa attività di divulgazione sui temi dell’energia, in particolare nelle scuole secondarie di secondo grado, rivolta sia agli alunni che agli insegnanti. Membro di ASPO (Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio) realizza conferenze e partecipa a dibattiti organizzati da gruppi culturali e associazioni.



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