20 marzo 2013

L’ombra della scure sulla sanità pubblica

Nel mirino i servizi al cittadino. Perché i debiti della crisi economica dovuti alla speculazione dei mercati finanziari devono essere pagati dai popoli sovrani? Naomi Klein, autrice di molti libri sul capitalismo, tra i quali “No logo”, scrive : “Quelli che si oppongono al welfare state non sprecano mai una buona crisi”
Giancarlo Brunetti, Infermiere
La crisi economica

Provo a raccontarvi con parole semplici la crisi economica globale che dal 2008 ad oggi ci affligge. Probabilmente sarò rimproverato da economisti ed esperti del settore che ne sanno più di me, tuttavia val la pena provarci vista la reale minaccia che essa comporta ai principi basilari sui quali si regge il nostro sistema sanitario: universalismo e gratuità delle cure.
Dopo il crollo del muro di Berlino e la fine del blocco comunista, il capitalismo è stato considerato il sistema economico più efficiente. Da quel momento si è sviluppato enormemente fino a globalizzarsi, superando cioè i confini transnazionali, alla ricerca di nuovi mercati e di manodopera a buon mercato. Ha così spostato le attività produttive verso i paesi in via di sviluppo.
Ingenti capitali si sono accentrati nelle mani di pochi a fronte di un impoverimento dei paesi del Sud del mondo depredati delle loro risorse, come pure dei paesi occidentali dove ampie classi sociali sono rimaste senza lavoro. L’impoverimento della classe media ha ridotto i consumi e lo sviluppo economico. Per mantenere alto il livello dei consumi le banche hanno incentivato i prestiti alle famiglie, spinte a indebitarsi, e gli speculatori (banche d'investimento, imprese e fondi finanziari) hanno approfittato dell’abbassamento dei tassi d’interesse per investire sui mercati finanziari con la creazione di enormi bolle speculative.
Il capitalismo, oggi meglio identificato come neoliberismo, vede i maggiori profitti nelle attività finanziarie che secondo i principi del libero mercato non hanno bisogno di alcuna regola di funzionamento.
Quando i debitori non furono più in grado di pagare i prestiti bancari, il sistema si è afflosciato e alcune banche sono fallite. L’unico modo per salvare il sistema finanziario è stato soccorrere le banche, per il loro ruolo cruciale nel sistema economico. I governi sono intervenuti abbassando i tassi d’interesse e dando liquidità alle banche, innescando così una spirale perversa, per cui la crisi delle banche ha alimentato quella dei debiti sovrani (vedi Il paese degli asini nel box).

Tagli ai servizi e alla sanità
Siamo arrivati ai tagli alla sanità, alla scuola e ai servizi in genere, la crisi economico-finanziaria sta imponendo al nostro welfare revisioni e ridimensionamenti che vanno oltre alla normale ricerca di efficienza e di lotta agli sprechi.
Ci sono tre esempi europei da citare: Inghilterra, Spagna e Grecia. L’articolo “Servizi Sanitari Nazionali nel mirino” di Dirindin, Maciocco (1) prefigura uno scenario impressionante, un vero “assalto ai sistemi universalistici europei”. In un breve lasso di tempo in Inghilterra e Spagna sono state approvate leggi che puntano alla privatizzazione con strategie diverse, nel primo paese consegnando ai privati la produzione e l’erogazione dei servizi, nel secondo spostando il finanziamento dalla fiscalità generale ad un modello basato sulle assicurazioni.
Nonostante l’opposizione di medici, infermieri e manager “indignados” nel marzo del 2012 la legge viene firmata dalla regina Elisabetta e dopo un mese passa anche quella del governo conservatore spagnolo di Mariano Rajoy. Queste riforme hanno alcuni punti in comune che fanno riflettere: sono state giustificate da motivi di urgenza legati alla crisi economico-finanziaria; sono state accompagnate da pesanti tagli alla sanità; hanno una forte impronta liberista.
In Grecia invece abbiamo assistito al crollo del sistema sanitario. Nella sanità greca coesistono due sistemi: il servizio sanitario nazionale, finanziato dalla fiscalità generale e il sistema mutualistico, finanziato dai contributi dei datori di lavoro e dei dipendenti.
Ma a causa dell’inefficienza del sistema, la principale fonte del finanziamento (circa il 40%) proviene direttamente dalle tasche dei cittadini mediante pagamenti extra non sempre legali.
La grave crisi economico-finanziaria in cui è sprofondata la Grecia si è inevitabilmente riflessa sul sistema sanitario che è al collasso, tagli pesanti hanno portato al licenziamento di 26 mila dipendenti pubblici del servizio sanitario (2). Naturalmente vi è stato un peggioramento sensibile dello stato di salute dei greci, con aumento delle rinunce a visite mediche, aumento dei ricoveri nel settore pubblico e diminuzione nel privato; incremento dei suicidi, legati spesso all’indebitamento, raddoppio degli omicidi e dei furti; aumento delle infezioni da Hiv del 50 per cento nel 2011 (3).

La situazione italiana
Ma in Italia cosa avviene? Partiamo dalle recenti dichiarazioni da parte di esponenti del governo secondo le quali: “la sostenibilità futura del sistema sanitario nazionale potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni” che in parole povere vuol dire forme diverse di finanziamento rispetto alla fiscalità generale. Non era quanto contenuto nelle riforme di Spagna e Regno Unito?
Un analisi approfondita di Marco Geddes (4) si domanda se la spesa sanitaria italiana è davvero insostenibile. A ben vedere rispetto ad altri sistemi sanitari europei quello italiano è uno dei meno spendaccioni. Le previsioni di spesa fino al 2060 non sono allarmanti e attestano l’Italia al di sotto della media europea, le stime rimangono comunque una operazione aleatoria anche se affrontate con più metodologie.
Giustamente la domanda viene spostata su quale tipo di sviluppo vogliamo nei prossimi decenni. Condivido le conclusioni dell’autore che considera salute, istruzione, ricerca come una maggior spesa per il governo, pur tuttavia migliorando la qualità della vita delle persone. Altre spese potrebbero essere ridotte e ottimizzate quali la spesa militare, la gestione dei rifiuti, dei consumi energetici e dei trasporti. Fa bene l’autore a domandarsi che tipo di futuro vogliamo. Infatti rimaniamo perplessi, se non scandalizzati, delle recenti spese militari. L’intervento in Afghanistan (900 milioni), l’acquisto di due sottomarini (2 miliardi) e di 90 caccia F-35 (14 miliardi) fanno un gruzzolo di quasi 16 miliardi sono praticamente i tagli previsti per la sanità da qui al 2014. Sono 14 miliardi decisi a partire dalla manovra di Tremonti del 2011 fino a spending review e legge di Stabilità (corriere della sera salute 5/12/12).

Inversione di trend per gli infermieri
I guai della sanità sono anche i guai degli infermieri. I primi segni di difficoltà per i neolaureati ad entrare nel mondo del lavoro è stata rilevata da una indagine della Conferenza nazionale dei corsi per le professioni sanitarie del MIUR che ha evidenziato un abbattimento della soglia occupazionale di oltre il 10% negli ultimi anni. Solo l’80%, contro il 93% degli anni precedenti, raggiunge una sicurezza lavorativa entro l’anno.
Alla base ci sono il blocco dei pensionamenti e delle assunzioni. Molti di quelli che si sono laureati dal novembre 2011 all’aprile 2012 sono ancora in cerca di occupazione, lavorano saltuariamente, e con contratti a tempo determinato o hanno optato per altri impieghi.
La Federazione Europea delle Associazioni Infermieristiche (EFN) ha pubblicato un analisi comparativa in Europa sull’impatto della crisi economica nel settore infermieristico in 34 paesi europei. In Italia una diretta conseguenza della decisione del governo di tagliare i costi dell’assistenza sanitaria ha portato ad un aumento di assunzione di infermieri a bassa retribuzione provenienti dall’estero impiegati principalmente nell'assistenza domiciliare e in settori di ricovero per gli anziani, a fronte di una riduzione di posti letto ospedalieri.
Oggi, sebbene non ci siano state sostanziali variazioni dello stipendio, il costo della vita è molto aumentato. Nel contempo la formazione infermieristica sotto-finanziata e la mancanza di sviluppo di carriera, in particolare nei settori clinici e della formazione infermieristica colpisce la professione nel suo complesso. Condizione la fuga di infermieri italiani verso l’estero (Germania, Inghilterra, Svizzera) favoriti dalla conoscenza di lingue straniere, dove le condizioni lavorative ed economiche sono migliori. Negli ultimi anni i pochi concorsi pubblici stanno attirando l’attenzione di centinaia o migliaia di candidati, questo per ironia della sorte viene utilizzato per mostrare che l'Italia non ha una carenza di infermieri mentre la realtà e del tutto diversa.

Sitografia:

(1) N. Dirindin G. Maciocco - Assalto all’universalismo Salute internazionale 2012 http://www.saluteinternazionale.info/2012/01/assalto-alluniversalismo/
(2) G.Maciocco Crisi economica, sistemi sanitari e salute. Il caso Grecia. Salute internazionale 2011 http://www.saluteinternazionale.info/2011/10/crisi-economica-sistemi-sanitari-e-salute-il-caso-grecia/
(3) S. Gabriele, G. France* (fonte: lavoce.info) La crisi fa male alla salute Il fatto quotidiano 2012 http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/crisi-male-alla-salute/238063/
(4) M. Geddes Spesa sanitaria italiana. Una crescita davvero insostenibile? Salute internazionale 2012 http://www.saluteinternazionale.info/2012/12/spesa-sanitaria-italiana-una-crescita-davvero-insostenibile/
(5) EFN – Report on the Impact of the Financial Crisis on Nurses and Nursing http://www.efnweb.be/wp-content/uploads/2012/05/EFN-Report-on-the-Impact-of-the-Financial-Crisis-on-Nurses-and-Nursing-January-20122.pdf

Il paese degli asini.
Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio.
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli fosse stato offerto. I contadini erano effettivamente un po' sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L'uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.
Il giorno dopo, affidò al suo socio il gregge che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l'ordine di vendere le bestie a 400 € l'una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.
Come era prevedibile, i due uomini d'affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il costo dell'asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore).
Eppure quest'ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio né quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l'aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità ... Venne innalzata l'età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.
Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.

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