3 settembre 2010

Ma la famiglia è davvero così “cattiva” come la descrivono?

di daniela Scherrer, Il Ticino


Quante volte, in questi ultimi tempi, abbiamo letto e sentito in tivù prospetti riassuntivi riguardo le tragedie familiari.
Uccide più la famiglia che mafia, camorra e 'ndrangheta messe insieme” è stato ripetuto a tambur battente.


Probabilmente i dati raccontano questo.

Ma alla fine – sarà anche un pensiero romantico – è bello pensare alla famiglia come a una istituzione sinonimo di amore, di affetto, di unità e certamente agli antipodi rispetto ad altri tipi di “famiglie” molto meno nobili.
Quel che è sicuramente vero è che oggi la mancanza di relazione sta portando danno grave a tutte le categorie di persone: figli parcheggiati, giovani in crisi esistenziale, adulti stressati e perennemente di corsa, anziani soli e abbandonati. In questo contesto societario a farne le spese è la famiglia, che spesso assomma tutte le suddette componenti, e che viene poco sostenuta.
E quando alle difficoltà quotidiane si vengono ad aggiungere altre problematicità allora il quadretto familiare scoppia perché di spazio p
er reggere agli urti della vita non se ne trova più.
Che fare allora? Occorre innanzitutto una maggiore attenzione da parte di tutti, a cominciare da noi, al vicino, alle sue difficoltà, alle sue solitudini. Quasi sempre quando, dopo una tragedia consumata in famiglia, ascoltiamo le interviste ai vicini di casa si sente dire “Sembravano una coppia felice”, oppure “Era una famiglia normale”. Salvo poi scoprire che dietro quella normalità apparente e superficiale si celavano tante richieste di aiuto silenziose e mai ascoltate. Quali sentimenti possono albergare nel cuore di una madre con due figli artistici se non la paura terribile del loro futuro in questa società dell’immagine e la solitudine nell’affrontare senza sostegni autentici la fatica di cercare di vivere una vita normale? Oppure che colpa si può dare a una madre di quattro figli che uccide l’ultima perché ha sentito delle voci che la invitavano a farlo quando da anni è in cura al Servizio di Igiene Mentale?Due esempi di violenza criminale sicuramente non comparabili tra di loro, ma che hanno un filo conduttore identico: la solitudine in cui versano le famiglie. E se quelle normali, a fatica, riescono a stringersi nell’amore reciproco e superare gli ostacoli, quelle problematiche non ce la possono fare da sole. E allora andiamo avanti a contare le vittime: gli angeli innocenti e gli autori dei crimini, spesso vittime a loro volta del silenzio colpevole della società.

Nessun commento: