25 aprile 2009

Il domani e il millennio di Josè Saramago

Qualche giorno fa ho letto un articolo di Nicolas Ridoux, autore di Meno è più. Introduzione per una filosofia della decrescita, e ho ricordato che alcuni anni prima, all’alba del millennio in cui siamo, avevo partecipato a un incontro a Oviedo in cui si sollecitavano degli scrittori a tracciare obiettivi per il millennio. A me sembrò che parlare del millennio fosse un po’ troppo ambizioso, per questo mi ripromisi di parlare soltanto del giorno seguente. Ricordo che portai proposte concrete e una di quelle è la stessa adesso spiegata da Ridoux nel suo Meno è più. Ho cercato sul disco rigido del computer, deciso a recuperare parte di ciò che avevo scritto allora e che oggi mi sembra ancora più attuale. Per quanto riguarda le visioni del futuro, credo sia meglio che ci si cominci a preoccupare del giorno di domani, quando, si suppone, saremo ancora quasi tutti vivi. In realtà, se nel lontano anno 999, da qualche parte in Europa, i pochi saggi e i molti teologi che c’erano allora avessero provato a prevedere come sarebbe stato il mondo da lì a mille anni, credo che avrebbero sbagliato su tutto. Nonostante ciò, credo che una cosa l’avrebbero più o meno indovinata: che non c’era nessuna differenza fondamentale tra il confuso essere umano di oggi, che non sa e non vuol chiedere dove lo portano, e la terrorizzata gente che, in quei giorni, temeva di essere vicina alla fine del mondo. In confronto, ci sarà un numero maggiore di differenze di tutti i tipi tra le persone che siamo oggi e quelle che ci succederanno, non tra mile, ma cento anni. In altre parole: è probabile che noi abbiamo, oggi, molto più in comune con quelli che hanno vissuto un millennio fa rispetto a quello che avremo con quelli che da qui a un secolo vivranno il pianeta…Il mondo sta finendo adesso, siamo al tramonto di ciò che mille anni fa stava appena sorgendo.

Adesso, mentre finisce o non finisce il mondo, mentre cala o non cala il sole, perché non dedichiamo il nostro tempo a pensare un po’ al giorno di domani, in cui quasi tutti noi saremo ancora felicemente vivi? Invece di queste proposte forzate e gratuite sul e per l’uso del terzo millennio, che, da subito, lui stesso si occuperà di trasformerare in nulla, perché non decidiamo di proporre alcune idee semplici e qualche progetto alla portata di qualsiasi comprensione? Queste, per esempio, nel caso in cui non ci venga in mente niente di meglio: a) Avanzare dalla retroguardia, ossia, avvicinare alle prime linee del benessere le crescenti masse di gente lasciate indietro dai modelli di sviluppo in uso; b) Creare un nuovo senso dei doveri umani, rendendolo correlato al pieno esercizio dei proprio diritti; c) Vivere come sopravvissuti, perché i beni, le ricchezze e i prodotti del pianeta non sono inesauribili; d) Risolvere la contraddizione tra l’affermazione che siamo sempre più vicini gli uni agli altri e l’evidenza che ci troviamo sempre più isolati; e) Ridurre la differenza, che aumenta ogni giorno, tra quelli che sanno molto e quelli che sanno poco. Credo sia dalle risposte che daremo a questioni come queste che dipenderà il nostro domani e il nostro dopodomani. Che dipenderà il prossimo secolo. E il millennio intero. A questo proposito, si torni alla Filosofia.
pubblicato su IL QUADERNO DI SARAMAGO

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