25 aprile 2009

Io straniero

Io straniero, affamato, impoverito, emarginato, escluso, immigrato e adesso anche criminale.

Cari occidentali,lasciatemi parlare un poco al vostro cuore, che non credo si sia impietrito così tanto da non battere più per la solidarietà e la giustizia.Io vivevo bene nella mia terra e sento forte la nostalgia adesso che sono lontano dalla mia madre patria. Perché io, come tanti altri milioni, abbiamo dovuto andarcene?Il mio bisnonno fece appena in tempo a comunicarmi che avevamo cominciato a perdere le nostre terre quando arrivarono i vostri conquistatori, trasformando così i nostri paesi in colonie. La loro politica imposta svalutò o addirittura distrusse le nostre agricolture locali, costringendoci a fare monoculture per l’esportazione, producendo non per il fabbisogno interno ma per l’export. E così ci avete affamati.Mio nonno mi raccontava spesso che sono stati i vostri governi a trasformare le nostre terre comunitarie in proprietà private, dando inizio al processo del latifondo come via per consegnarle nelle mani di pochi latifondisti, costringendo gli abitanti originari a diventare dei senza terra e a migrare in cerca della madre terra perduta. E così ci avete resi orfani.Mio padre mi raccontava che sono arrivate successivamente le vostre multinazionali, le quali si sono impossessate delle nostre tante ricchezze naturali. Le vostre sempre meno ma sempre più potenti transnazionali, sostenute e legittimate oggi dall’economia e dalla finanza globali di matrice neoliberista, stanno continuando a divorare tutte le nostre risorse anche con la complicità delle vostre superpotenze e dei nostri governi locali. Abbiamo perso così il controllo delle nostre tante ricchezze, oppure le dobbiamo, ancora oggi, svendere a prezzi irrisori. Tutto questo ci ha impoverito tremendamente.Mentre io mi ricordo quando sono arrivate anche le vostre industrie, mosse dalla delocalizzazione, che, affamate di manodopera a basso prezzo, ci hanno condotto nella vostre fabbriche facendoci lavorare ad un costo bassissimo e in condizioni a volte disumane, senza permettere di organizzarci in sindacati per difendere i nostri diritti. Le vostre imprese ci hanno costretto, innanzitutto, a lasciare le campagne perché siamo stati chiamati dalle sirene delle vostre industrie a vivere nelle baraccopoli delle città. E avete fatto di me uno dei tanti emarginati. Ma poi il vostro sistema capitalista ha generato la fase dell’automazione delle industrie e avete sostituito la nostra manodopera con le macchine, generando il fenomeno della disoccupazione, e così ci avete sbattuti fuori senza più lavoro, destinati a sopravvivere in una vecchia baracca nelle periferie delle nostre città. E così sono diventato uno dei molti esclusi.I nostri governi non si sono preoccupati tanto di noi, ma solamente di eseguire i vostri ordini perché costretti dai vostri meccanismi economici e finanziari, oppure dalle vostre interferenze politiche suscitando eventuali colpi di stato nel caso di governi che volessero distanziarsi dai vostri dettami.Oggi, le vostre grandi multinazionali del settore agricolo-alimentare controllano il prezzo del cibo aumentando i cereali del 40, 60 o addirittura 70%, affamando così altri milioni di noi poveri. Inoltre, i nostri contadini non riescono vendere i loro prodotti neppure nei nostri mercati, perché i vostri contadini, fortemente sussidiati dai vostri governi, riescono a mettere sul mercato mondiale prodotti a prezzi bassi, distruggendo le nostre piccole agricolture.E così anch’io mi sono trovato ad un bivio: continuare a vivere nella mia baraccopoli, patendo la fame e costretto ad entrare nella microcriminalità per poter sfamare la mia famiglia, oppure prendere la via dei flussi migratori, cercando altrove lavoro e un futuro migliore.Non ho avuto il coraggio di cominciare a rubare e per cui sono fuggito con grande sofferenza dalla mia terra, costretto a diventare un migrante. Eccomi oggi tra di voi: straniero, affamato, impoverito, emarginato, escluso ed immigrato. Ma giammai mi sarei immaginato di diventare anche un criminale, semplicemente perché non possiedo un foglio di riconoscimento. Amici occidentali, provate a fermarvi ad ascoltare i racconti dei vostri nonni, per scoprire nel vostro passato le fatiche e le sofferenze del nostro presente nei volti dei vostri numerosi emigranti. E allora ci sentiremo tutti pellegrini in ricerca di un futuro migliore in questa nostra grande e madre terra. Padova 8 giugno 2008

Adriano Sella *

(un missionario nei panni dello straniero per dar voce agli ultimi)

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