23 marzo 2010

30° anniversario dell’uccisione di Mons Romero

L’ Ass.ne Marianella Garcia Villas di Sommariva Bosco lo ricorda 24 marzo 1980: un altare nella cappella di quell’ospedaleche Romero ha scelto per casa…E da quella casa partì la notizia tremendadell’uccisione dell’angelo, della morte di un prete, che a braccia aperte,nel gesto dell’offertorio offre e si offre come vittima come indifeso bersaglio…L’uomo che i poveri voleva far prevalereucciso dai plagiati del potereDittatori, ricchi proprietari terrieri, oppressoridi campesinos e poveri diavoli sfruttatori.Alla sua nomina lo credevano asservito ai militariconservatore lontano da lotte e rivendicazioni popolariE invece la gente oppressa risvegliata dal torporein lui trovò un amico, un sostegno ed un pastoreChe disse chiaro ai ricchi ed ai potentiche lui, vescovo, era dalla parte dei perdenti.Oscar Romero era un vescovo diverso da tantiche condivise con i suoi preti rischi, missione e piantiche disse che un vescovo si può anche ammazzarema risorgerà nel suo popolo che continua a lottare.Perché il popolo è stanco di violenze e di torturedi povertà, sfruttamento, repressione e paurePer questo l’hanno ucciso sparandogli a tradimentoper disperdere le sue parole di giustizia in un turbine di vento.Parole come semi penetrate nel cuore della sua genteson germogliate e fiorite scuotendone vita e menteNo, il suo messaggio non si può far taceree va oltre la morte senza nulla temereVola libero per le piazze, le contrade e oltre i montiOltre i confini, oltre l’oceano per costruire pontitra chi è oppresso e in lotta per conquistare libertàe chi questa battaglia da lontano appoggerà.E se una voce credevan di fermare in quella sera scuraOra son migliaia le voci che gridan senza pauraOra son migliaia le voci che gridan senza paura.

Testo del canto “ 24 marzo 1980” tratto da “Per amore, soltanto per amore- Vita di Marianella Garcia Villas”Musicol- testo: Milly Emanuel

In un canto la storia di un uomo coraggioso, di un prete buono, di un vescovo che sì, avrebbe dovuto esser fatto “santo subito”…e della lotta per il suo popolo oppresso.Arnulfo Oscar Romero nasce a Ciutad Barrios il 15 agosto 1917. Entra giovanissimo in seminario, a termina gli studi a Roma, dove è ordinato prete nel 1942. Tornato in patria viene prima nominato parroco; dal 1970 al 1974 è vescovo ausiliare di san Salvador, poi vescovo nella piccola e povera diocesi di Santiago de Maria. Nel febbraio del 1977 Romero fa l’ingresso come nuovo arcivescovo di San Salvador. Grande è la sorpresa di tutti e non meno grande la soddisfazione dell’oligarchia; infatti collocato con la frode alla presidenza della repubblica il proprio candidato, Carlos Humberto Romero, che garantisce l’irrobustirsi della dittatura militare, ora con la nomina di questo vescovo, si sente sicura della compiacenza della chiesa. Questo prelato ha la fama di essere un uomo “ moderato, conservatore, molto spirituale, riservato, introverso; un vescovo abitato da Dio ma non dal popolo, assiduo alla preghiera, ma non alla storia. Un vescovo di classica formazione romana, quella formazione da cui la personalità viene in parte costruita, in parte distrutta; anche se ciò che a Roma si distrugge talvolta, altrove, irruentemente rinasce.”*Nel Salvador infierisce la repressione sociale e politica e, pochi giorni dopo l’ elezione del nuovo arcivescovo, viene ucciso un suo prete. Più tardi, parlando alla sua gente, “monsignore” avrà da dire a proposito della propria conversione: “ E’ stato il sangue di padre Rutilio Grande. Altre forze mi avevano separato da voi. Ma adesso siamo di nuovo insieme.” E insieme ai suoi preti che continuano ad essere uccisi, al suo popolo oppresso, in difesa dei poveri e perseguitati Romero cammina, diventando voce dei campesinos che lottano per le loro rivendicazioni, dei desaparesidos e dei morti torturati, massacrati, decapitati, delle donne incarcerate, violentate, stuprate prima di essere uccise.Nel libro citato* si racconta come Marianella Garcia Villas, avvocatessa collaboratrice di Romero e presidente della Commissione dei diritti umani, il giorno dopo esser stata arrestata e violentata, andò in arcivescovado a cercare mons. Romero. “…non aveva chiuso occhio, ma nemmeno aveva dato sfogo alle lacrime. Era come irrigidita, sigillata in se stessa; e aveva deciso di vendicarsi…monsignor Romero ascoltò in silenzio tutta la storia e, al sentir parlare di vendetta misurò la portata del trauma subito dalla ragazza e l’effetto devastante della violenza esercitata dagli oppressori. Allora l’arcivescovo si mise a piangere, a piangere e a piangere come un nino racconta Marianella,…e se piangeva di dolore su questa storia voleva dire che piangeva sulla città tutta intera, piangeva su Gerusalemme. E invece Marianella non piangeva….l’arcivescovo le diceva di farlo, di sfogarsi…ma lei non voleva, non poteva; era come una fonte inaridita. Allora monsignor Romero l’abbracciò, e la rimproverò per questo indurirsi del cuore, e le disse che …purtroppo non era capitato solo a lei, chissà quante donne subivano ogni giorno la stessa violenza e quante altre, di cui non si sarebbe saputo mai, sarebbero state vittime di violenze anche maggiori. Anche questo dolore era il prezzo di questa lotta e bisognava accettarlo, superarlo…. e perdonare…Piangendo e ammonendo la consolava e l’addolciva finchè lei decise che non si sarebbe vendicata, che non per questa strada avrebbe trovato l’uscita, ma semmai attraverso una ancor maggiore determinazione nella lotta…”Con decisione e coraggio, questo uomo mite e buono che aveva orrore della violenza, nelle sue omelie domenicali trasmesse anche alla radio della diocesi, denuncia i responsabili delle aggressioni al popolo e delle stragi che continuano ad insanguinare il Salvador, rivolge appelli ai soldati perché obbediscano agli ordini della propria coscienza e non a quelli dell’autorità militare, scongiura e ordina al governo “in nome di Dio di cessare la repressione contro il popolo”Perseguitare questa povera gente significa per Romero perseguitare il popolo di Dio, corpo storico di Gesù, la Chiesa. Ma da gran parte della Chiesa gerarchica egli non è compreso e non è appoggiato…anzi i settori più chiusi e ottusi lo attaccano violentemente. Ribadisce:” Il conflitto non è tra il governo e la chiesa, ma tra il governo e il popolo e la chiesa difende il popolo”Monsignore ( come viene comunemente chiamato dalla gente) sa che sta firmando la propria condanna, riceve sempre più spesso minacce di morte. In un’ intervista rilasciata il 24 febbraio1980, un mese giusto prima della sua uccisione, afferma: “Devo dire che, come cristiano,non credo nella morte senza resurrezione ; se mi uccideranno, io resusciterò nel popolo salvadoregno. Il martirio è una grazia di Dio che non credo di meritare. Ma se Dio accetta il sacrificio della mia vita, che il mio sangue sia segno di libertà, e segno che la speranza sarà presto una realtà. La mia morte, se è accetta a Dio, sia per la liberazione del mio popolo. Assassini non perdete il vostro tempo. Un vescovo morirà, ma la chiesa di Dio, che è il popolo non morirà mai!”24 marzo 1980: uno sparo uccide Romero mentre celebra la messa vespertina. Nell’omelia aveva detto : “ se il chicco di grano non muore…che questo corpo immolato e questa cane sacrificata per gli uomini stimolino anche noi a dare il nostro corpo e il nostro sangue alle sofferenze e al dolore, come Cristo, non per noi, ma per dare giustizia e pace al nostro popolo…”La tremenda notizia è portata alla sede della commissione dei diritti umani da un muratore che, con toni apocalittici, grida che l’Angelo è caduto sconfitto e ucciso dal diavolo, rimasto padrone del paese…” e Romero era stato davvero l’Angelo amico del popolo e soprattutto dei poveri, aveva dato l’annunzio incredibile che finalmente sarebbero stati liberi, che sarebbe stata generata la giustizia e la fraternità, e che l’ingiustizia, la tortura e la morte non sarebbero stati l’ultima parola per loro; era stato l’angelo consolatore, il “paraclito” che aveva posato la mano sulla fronte dei morenti, vegliato gli uccisi, rincuorato gli orfani e le vedove; era stato l’angelo che, come sentinella, aveva vigilato nella notte per avvisare del nemico, del male incombente, era stato l’angelo vindice di giustizia, voce dei perseguitati, degli oppressi, degli sgominati.ed era stato l’angelo della sua chiesa… del Salvador”*La Commissione dei diritti umani ha registrato in Salvador, tra il 15 ottobre ‘79 e il dicembre ‘82 43.337 assassinati, 3200 scomparsi, 700 prigionieri politici detenuti arbitrariamente.Il 13 Marzo 1983 viene uccisa anche Marianella : ha 34 anni. Stava raccogliendo prove sull’uso di armi chimiche, in particolare fosforo bianco, da parte dell’esercito governativo, contro la popolazione civile nel corso delle operazioni di “terra bruciata” condotte contro i villaggi nel quadro della lotta antiguerriglia.

Milly Emanuel


* I brani tra virgolette sono tratti dal librodi R. La Valle e Linda Bimbi “ Marianella e i suoi fratelli”

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