28 marzo 2010

Alla politica il volontariato può offrire la conoscenza dei bisogni

Volontariato e politica: due che teoricamente dovrebbero avere molti punti di contatto, dal momento che entrambi hanno lo spirito di servizio come fondamento dell’agire, ma che invece spesso sembrano quasi antitetici. Alla vigilia delle elezioni regionali abbiamo chiesto a Pinuccia balzamo, presidente del Centro Servizi Volontariato di Pavia, di tracciare un profilo della situazione. Il CSV, con le sue novecento realtà associazionistiche provinciali in banca dati e le 260 regolarmente iscritte, costituisce un indubbio ente di supporto e un osservatorio privilegiato sul mondo del volontariato, sia cattolico che laico. Due volti che il presidente ha particolarmente a cuore nella loro convergenza e interazione. Inoltre Pinuccia balzamo, in forza della sua passata esperienza politica che l’ha portata a ricoprire numerosi ruoli nella vita istituzionale cittadina, offre anche una visione a trecentosessanta gradi.

Volontariato e politica: due mondi che possono parlarsi e, soprattutto, capirsi?
“ Due mondi che possono, e devono, sia parlarsi che capirsi.il volontariato ha l’esigenza di capire di più le logiche di governo e la politica ha bisogno di essere contaminata dalla sensibilità del volontariato. Camminare in parallelo, senza incontrarsi, è solo controproducente, significa per entrambi gli ambiti danneggiare chi ha bisogno”.
Che cosa chiede il mondo del volontariato al mondo politico?
“ Una maggiore attenzione nella allocazione delle risorse in virtù di una rilettura dettagliata dei bisogni di oggi. Oggi il confine della povertà è molto più labile, basta una separazione, una malattia, un licenziamento a causare lo scivolamento verso quella povertà invisibile, che si affaccia con difficoltà al mondo della pubblica amministrazione. E questo clima di continua incertezza porta ad una società rancorosa, dove la conflittualità è a volte aperta ma spesso anceh silente”.
E che cosa invece ritiene sia in grado di offrire il mondo del volontariato a quello politico?
“ Proprio quella conoscenza dettagliata della mappa dei nuovi bisogni. Si calcola che in Lombardia operino duecentomila volontari, un vero e proprio “ esercito “ che conosce, aiuta, costruisce relazioni”.
In campagna elettorale tutti si ricordano dei disagiati, di chi è in difficoltà. Perché ad elezione avvenuta molti però si dimenticano delle promesse fatte?
“ In forza della mia esperienza in politica posso dire che c’è effettivamente chi fa promesse con leggerezza. Però esiste anche quella quota di politici che davvero promettono con buone intenzioni e poi si scontrano con una realtà molto differente, in cui poi bisogna mediare tra tante richieste, tante esigenze. Diciamo che comprendere bene la mediazione del limite è la dote del buon amministratore”.
Una critica che si sente di muovere al mondo politico nella sua gestione dei rapporti con il volontariato…
“ credo che nessuno abbia saputo ancora sciogliere i nodi del cosiddetto nuovo welfare e che la concezione politica sia quella di vedere solo il volontariato del fare, molto meno quello della salvaguardia dei diritti”.

Daniela Scherrer, IL TICINO-20 marzo 2010

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