4 marzo 2010

QUARTO VIAGGIO IN GAUTEMALA

Carissime e carissimi,
Domani inizia il mio quarto viaggio in Guatemala.
Quest'anno andrò in CentroAmerica insieme ad Anna, una giovane ragazza di San Martino attualmente studentessa di farmacia presso la nostra Università.
Sarà un'altra e rinnovata esperienza che assommerò a quelle già accumulate negli anni precedenti.
Rinnovata, perchè insieme a me una giovane avrà la possibilità di conoscere questo paese con le sue luci del grande passato, le sue ombre dell'incerto e degenerato presente.
Potrà vedere da vicino e toccare con mano cosa significhi nella realtà quotidiana vivere una situazione di povertà e indigenza. Potrà tradurre in tempo reale le immagini della povertà-strappalacrime di cui sono piene le fosse dei nostri notiziari e telegiornali, in persone e vite vissute in carne ed ossa. Realtà contro finzione. E potrà dimenticarsi presto tutta quella serie di situazioni costruite a tavolino e veicolate scientemente, - tra un balletto e uno squallido , cosiddetto "reality-show" - per generare stupore peloso nell'addormentato incoscio del pubblico occidentale.
Uno stupore senza perchè; poi si cambia canale e con estrema superficialità ci si immerge di nuovo nelle comodissime pieghe del sistema. Senza domande, senza ricerca delle cause, senza lasciarsi interpellare da tutto quello che circonda le illusorie certezze orbitanti intorno a noi.
Invece io, Anna, Ruggero, Giulia e tutti coloro che sono stati più volte da quelle parti continuiamo caparbiamente a domandarci "perchè" sfidando l'anestetico comune, tentando di dare risposte -che pur ci sono - nei confronti dell'ordine di cose esistenti, sbagliato e ingiusto.
Ma, con questa realtà ci tocca fare i conti; con questo mondo ci tocca fare i conti; con questo tempo storico ci tocca convivere, i cui risvolti il più delle volte subiamo.
Senza fuggire da nulla, ovviamente.

E a ragion veduta, e a suffraggio di quanto argomentato finora, vi cito un passo tratto da un libro a me caro:

"Il difficile compito della vita consiste nella gestione e nell'ordinamento del surplus di energia che ospitiamo fino a renderlo mite, pacifico, pacificato. Noi vogliamo fare, diventare, conquistare...ma l'unica vera conquista è quella del nostro territorio interiore: accettare noi stessi, il pezzo di natura-physis che siamo, stare in pace, felici di essere "tranquilli e sereni come bimbo svezzato in braccio a sua madre", come dice uno dei Salmi più belli, il 130"

(Cfr. Vito Mancuso, "L'anima e il suo destino", Raffaello Cortina Editore 2008, pp.143-144).

Chi la pensa come noi, in questo tempo, sa di essere "minoranza". Sappiamo di essere impotenti davanti ad una vastità di problemi cosi enorme come le cause che generano le povertà nel mondo.
Sappiamo di non essere risolutivi rispetto all'ordine generale delle cose.

E allora fare i conti con questo tempo significa andare controcorrente: impotenti ma non indifferenti.

Cercatori non di notorietà ma testimoni silenziosi di uno stile di vita nuovo basato sulla riproposizione dei valori antichi della solidarietà e della giustizia sociale.

Ecco cosa significa "viaggiare" , secondo me.
Una coniugazione di valori universali con la pratica dell'agire concreto.
Viaggiare e conoscere sono un binomio difficilmente scindibile; un verbo sostiene l'altro.
Ecco perchè andare a ri-trovare e a ri-vedere, sia pure in un lasso di tempo molto veloce, le bambine di Mazate, i bambini della scuola del Rancho e tutti gli amici e le amiche che sono in Guatemala non è da considerarsi un esercizio vano.
E' tempo della nostra vita speso bene e con avvedutezza. Sapete chi mi conferma in questi miei convicimenti? Nientemeno che Lucio Anneo Seneca, I secolo d.C.; ve ne propongo un saggio mentre dialoga con Lucilio:
"Vorrei davvero che ti comportassi come mi scrivi, dando un qualche proficuo impiego alle tue ore. Ti troverai a dipendere meno dal domani se avrai fatto buon uso dell'oggi. Pensa che mentre noi rinviamo i nostri doveri, la vita non smette di trascorrere. Di nulla siamo padroni, caro Lucilio, solo il tempo ci appartiene. La natura ci ha donato il possesso di questa proprietà, fuggente e instabile; eppure chiunque vuole ce la puo' togliere. E' tale la stoltezza degli uomini che volentieri accettano che venga loro addebitato l'acquisto di cose anche minime e senza valore e facilmente sostituibili, mentre nessuno si sente in debito se ha sottratto ad altri il tempo, ovvero quel valore che anche col massimo del la riconoscenza possibile non si puo' restituire"
(Cfr. "la Serenità", Osc. Mondadori 2006, p. 67).

Spendere bene il tempo, sia pure per veloci segmenti, diventa per me, anno dopo anno, un imperativo categorico.
A questo punto vi saluto con tanta cordialità e senso del ricordo. Spero di potervi scrivere dal Guatemala per raccontarvi, cammin facendo, cosa succede, come vanno i nostri piccoli progetti di solidarietà, quali sono le impressioni che si ricavano ancora una volta da questa visita.
Il viaggio finirà il 21 Marzo prossimo.
In attesa di rivederci in Italia, (questo nostro paese intristito, decaduto, degradato e ripieno di corruzione pubblica e privata immersa in sacelli di viltà), e riprendere il filo dal punto in cui l'avevamo lasciato..accompagnate me ed Anna in Guatemala, con i vostri pensieri e con i gesti che la vostra sensibilità si sentirà di interpretare.

Hasta pronto!!!
Emanuele Chiodini

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