26 marzo 2010

Relazioni al centro

Azioni improntate sulla sobrietà

Intervista a don Adriano Sella, responsabile della commissione diocesana nuovi stili di vita. Il tempo di Quaresima, partendo dalla riflessione su noi stessi e sulla nostra relazione con il Padre creatore, ci invita a ripensare al nostro modo di rapportarci con le cose, con gli altri, con l'ambiente. In altre parole a riposizionarci nel mondo con un diverso stile di vita.

Ma cosa si intende esattamente con tale definizione?

«I nuovi stili di vita stanno diventando sempre più gli strumenti che la gente comune ha nelle mani per cambiare la vita quotidiana e anche per poter influire sui cambiamenti strutturali che devono accadere mediante le scelte dei responsabili della realtà politica e socio-economica - si legge nella presentazione di questi percorsi di scelte alternative, stilata dalla commissione nuovi stili di vita della diocesi di Padova - I nuovi stili di vita vogliono far emergere il potenziale che ha la gente comune di poter cambiare la vita feriale mediante azioni e scelte quotidiane che rendono possibili cambiamenti, partendo da un livello personale per passare necessariamente a quello comunitario fino a raggiungere i vertici del sistema socio-economico e politico verso mutazioni strutturali globali».
In pratica si tratta di azioni quotidiane, possibili a tutti, che generano un nuovo modo di impostare la vita giornaliera, strumenti popolari per poter cambiare la realtà e azioni che possono influire sui cambiamenti strutturali a livello locale e mondiale, partendo sempre dal basso.
La Caritas diocesana da tempo propone iniziative che si rivolgono in tal senso, come la raccolta di abiti smessi attraverso i raccoglitori gialli, la raccolta dei cibi in sovrappiù dalle mense scolastiche per ridistribuirli a persone in difficoltà economica, o partecipando a campagne comuni come la raccolta di occhiali smessi e di cellulari non più in uso. Forte della sua funzione pedagogica, sollecita i singoli e le comunità ad adottare uno stile più sobrio nei consumi, più attento nelle relazioni.

Il momento di crisi economica che come cittadini stiamo attraversando può indirizzare, anche chi non vi è necessariamente costretto, a scelte consumistiche differenti?

«La crisi può diventare un'opportunità che costringe a ripensare alla propria vita - spiega don Adriano Sella, responsabile della commissione diocesana nuovi stili di vita - La sobrietà può venirci in aiuto per capire cosa è veramente importante, per liberarci dall'inutile e dal superfluo. Esattamente il contrario di quanto opera la società dei consumi, che ci induce ai bisogni indotti, che sono in più, un accumulo di cose che porta all'iperconsumismo. Questo momento storico, dunque, può divenire un'opportunità di cambiamento. Ci sono persone che sono state costrette dalla necessità a cambiare, poiché si trovano improvvisamente impoveriti, e c'è una fascia di popolazione che ha già compiuto delle scelte a riguardo, ne è convinta, le porta avanti per una ricerca di migliore qualità della vita. La speranza è che anche la prima tipologia di persone in un secondo momento passi dalla necessità alla convinzione».

Un decennio fa si è visto l'incremento di azioni in tal senso proposte dalla società civile organizzata, sfociate in molte campagne, iniziative, prese di posizioni corali. Secondo lei tale attenzioni hanno perso di intensità o nota il perdurare di interesse e sensibilità?

«E' da qualche decennio che la società civile organizzata ha cominciato a portare all'attenzione generale temi come i consumi critici, il commercio equo e solidale, la finanza etica. Dal 2000 in poi c'è stato un crescendo di gruppi e associazioni che hanno aderito a tali percorsi, anche la chiesa si è mostrata interessata con gruppi e movimenti ecclesiali. Credo che il numero sia in aumento, basti pensare al campo dell'ambiente, alla giornata per la salvaguardia del creato che in alcune diocesi è diventata anche un mese di iniziative, molte hanno cominciato a lavorarci con pastorali specifiche».

Quali le azioni che si possono intraprendere nei diversi ambiti?

«Sono tante: dal consumo critico ai gruppi di acquisto solidale che salvano i piccoli produttori, dal riciclo e riutilizzo delle cose alla cura dell'ambiente con la riduzione dei rifiuti e l'attenzione alla raccolta differenziata, all'accompagnamento e all'integrazione dei nostri immigrati per creare rapporti di accoglienza e di solidarietà. Il che non significa buonismo, ma responsabilità, cultura della legalità».

Nei confronti degli immigrati catapultati in un mondo più benestante di quello di origine, quali atteggiamenti assumere?

«E' comprensibile che per chi arriva da una situazione di grande povertà nella nostra società ci sia la forte tentazione di consumare tanto e sprecare. Nostro compito è avviare percorsi educativi, perché non cada dalla parte dell'iperconsumo, far capire che noi, che siamo già da quella parte, vogliamo tornare indietro. E' importante allora l'educazione, non dare troppo, magari chiedere un contributo minimo per i vestiti che regaliamo. A volte le cose ottenute gratuitamente non vengono apprezzate nella giusta misura. Ma soprattutto è indispensabile un'azione di accompagnamento delle persone, di conoscenza, di relazione vera».

Ci suggerisce un impegno per la Quaresima?

«Recuperare le relazioni umane. Nelle nostre città c'è povertà relazionale: ci riempiamo di cose perché vorremmo che queste compensassero i nostri vuoti. Rapportarsi con gli altri è una grande ricchezza, ci fa bene, ci aiuta a scoprire meglio il valore dell'altro, a superare la paura di chi è diverso. Se riconosciamo che l'altro non è una minaccia, ma un fratello, una sorella, il volto di Cristo, è più facile distruggere le barriere create, gli ostacoli, i preconcetti, le discriminazioni. E' un appello forte che rivolgo ai cristiani: dobbiamo mostrare la differenza. Se non siamo testimoni noi, che differenza c'è tra noi e i pagani?».

Cinzia Agostini (Caritas Padova)

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