20 luglio 2009

Cambiare stili di vita E anche modelli di società

Cosa bolle in pentola nell'arcipelago degli economisti "dal basso"

di Paola Baiocchi, Liberazione del 19 luglio 2009

Il grande arcipelago dell'altra economia è in movimento. Bella notizia, ma cosa vuol dire? Vuol dire che esiste un mondo fatto di persone che non approvano il sistema economico attuale e, non volendo stare solo a guardare, hanno provato nel tempo a dare risposte diverse. E ora si chiedono se non si possa fare di meglio e di più.Le risposte finora sperimentate passano soprattutto attraverso la pratica, attraverso gli stili di vita, cioè le scelte personali che tutti ogni giorno possono praticare. Per esempio non comprando prodotti di aziende che non rispettano i diritti dei lavoratori e preferendo prodotti equosolidali provenienti dal Sud del mondo; oppure formando un Gas (Gruppo d'acquisto solidale) per sostenere i piccoli produttori locali e mangiare in modo sano e biologico. I Gas si sono da poco incontrati a Petralia Sottana in Sicilia, dove si è svolto il loro nono congresso e si sono interrogati se sia ora di fare sistema, oltre che rete.Progettare un'alternativa di società.La stessa esigenza è sentita anche da Francesco Gesualdi, Francuccio per tutti, un esponente "storico" del mondo dell'altra economia. Dal Centro nuovo modello di sviluppo (Cnms) di Vecchiano, in provincia di Pisa, sono partite molte campagne e iniziative che hanno inciso profondamente sul modo di pensare e di agire, all'interno dell'altra economia: l'attacco ai metodi delle multinazionali - come Del Monte e Nike - il consumo critico, la sobrietà, sono analisi partite da questa casa di contadini affacciata sui campi, con in fondo il riverbero del mare. Una cascina i cui abitanti hanno saputo confrontarsi con la globalizzazione.Gesualdi ha lanciato ora una proposta di dibattito all'area scrivendo un librino che si chiama L'altra via , e attraverso un articolo uscito su Carta in cui si riprendono alcune "provocazioni" che, assieme al direttore di Valori , Andrea Di Stefano, abbiamo voluto proporre e che si possono riassumere così: «Per modificare a fondo l'economia in senso egualitario, non basta parlare di stili di vita, bisogna parlare di modelli di società». «Bisogna andare oltre - ci ha detto Gesualdi - ho la sensazione che molti stiano vivendo le iniziative attraverso il consumo, come una sostituzione degli altri livelli di impegno (il voto, il sindacato, la rivendicazione, la partecipazione locale) che ho sempre ritenuto necessari. Ma così, frammentati in tanti rivoli, siamo come moscerini incapaci di incidere: non abbiamo scelta o ci sobbarchiamo il compito di progettare un'alternativa di società, dove i diritti vadano d'accordo con l'ambiente, o siamo destinati a soccombere».Attivi e reattivi.L'arcipelago solidale si è venuto formando nel tempo come effetto del riflusso nel personale, come risposta reattiva all'involuzione dei soggetti del sistema politico e alla delusione che ha generato vedere la fine dei grandi partiti di massa del dopoguerra. Ci sono giovani, precari nel lavoro che non si sentono rappresentati dai sindacati, accanto ai sindacalisti cresciuti nelle scuole di partito. C'è chi ha sviluppato una forma quasi "allergica" alla parola partito e si preoccupa se sente parlare di marxismo, accanto all'ex militante del Pci che trova in questi circoli le risposte che la politica non ha saputo dare alla questione morale e che qui si chiama "legalità", con le cooperative dei giovani del Sud che lavorano le terre strappate alla mafia.I numeri di queste iniziative cominciano a farsi notevoli: sono 599 i Gas iscritti a www.retegas.org , il sito dove trovare le istruzioni per far nascere un Gruppo d'acquisto. Valori , il mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità legato a Banca Etica, ne aveva documentati 394 nel maggio del 2008. E si sono già formate 10 Reti, associazioni tra Gas che organizzano fiere, acquisti, iniziative di formazione. Ci sono poi i Distretti dell'economia solidale (Des) in cui si confrontano soggetti della cooperazione sociale, il volontariato, i produttori. Ci sono le Mag (Mutue di autogestione) realtà ormai consolidate che intervengono anche nel risanamento di imprese di produttori che poi riforniscono i Gas. La creazione di molti Des-Res è stata stimolata dagli enti locali, Regioni o Comuni che con le loro "buone pratiche" nei settori delle rinnovabili, del riciclo, della filiera corta produttiva riescono a contrastare le fragilità territoriali, fatte di piccoli borghi che si spopolano perché isolati e senza servizi: è il caso di Varese Ligure, che con il biologico e l'eolico ha rilanciato il paese. E' il caso anche di Torraca, comune nel Golfo di Policastro che ha deciso di investire nell'illuminazione a Led e nelle rinnovabili, generando innovazione e occupazione. E c'è Banca Etica che l'anno scorso, in piena crisi economica e di fiducia verso le banche, ha visto aumentare la raccolta del 16% e i finanziamenti del 15% rispetto al 2007.«L'economia solidale è già una realtà - dice Massimo, banchiere ambulante di Banca Etica - credo che ci manchi solo di far sentire tutti insieme la nostra voce». «L'idea ora è di lanciare il dibattito attraverso i giornali - dice Gesualdi - Altraeconomia , Valori , Carta , Liberazione , cercando di far nascere cento, mille idee che servano a progettare tutti insieme l'alternativa. Che possano nel tempo sfociare in qualcosa di più organizzato: un movimento con le specificità di tutti, però unito da un pensiero comune sulla forma sociale ed economica che può assumere la nostra società industriale».
Il dibattito è aperto: facciamo presto, che è tardi.

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