13 luglio 2009

A tu per tu con...Filippo Ticozzi, regista pavese

9 Festival (di cui tre già passati e sei ancora da affrontare) e 1 Award: è questo il bilancio di “Lilli”, mediometraggio del regista pavese Filippo Ticozzi, che continua a riscuotere un enorme successo e, è il caso di dirlo, in tutto il mondo. Basta dare un'occhiata all'elenco in fondo all'articolo per farsene un'idea.

Filippo, parliamo di “Lilli”. Possiamo dire che sta girando il mondo. Che effetto ti fa vedere la tua “creatura” riscuotere tanto successo?
Sono ovviamente molto contento. Ma, soprattutto sono sorpreso. Lilli è un film particolare, sia come formato, sia come linguaggio. Già dopo il premio in Francia (Vendôme è uno dei festival di corti più importanti) ero felice, mi bastava come percorso. Invece, continua! Gira il mondo in modo disordinato e ricco. Sta facendo quello che avrei voluto fare io da giovane!
Adesso c'è in ballo anche il progetto del film “Dall'altra parte della strada”, il cui tema è la violenza sulle donne.
A fine 2008 il Comune ha indetto un concorso per registi. Bisognava presentare un progetto di corto. Il tema doveva essere la violenza contro le donne. Il vincitore avrebbe avuto i soldi per fare il film. Ho vinto e perciò ho cominciato a sviluppare il progetto. Il tema è stimolante ed estremamente arduo, almeno per un uomo. La scrittura è stata difficile, soprattutto cercare di uscire dai cliché. Il peggiore è stato quello giustificativo, ossia che la violenza sia per forza legata a situazioni di estrema povertà, di abusi di sostanze, di disagio psicologico. Ho scoperto, studiando e frequentando operatori del settore, che molte volte la violenza è dove non te l’ aspetti, in zone apparentemente sicure. E, quando lo scopri, questo ti destabilizza. E poi la violenza è un concetto molto ampio, violenza fisica, sessuale, economica, psicologica, ecc. Insomma è stata dura. Adesso bisogna mettere in scena. Girerò fra poco.
Facciamo un passo indietro: il tuo interesse nei confronti del cinema da cosa nasce?
Il cinema l’ho scoperto all’università, a lettere. Ho cominciato a vederlo non più come intrattenimento, ma come profondo sistema di comunicazione; come una macchina, figlia di calcoli e procedimenti fisico-chimici (l’impressione di realtà, l’emulsione della pellicola), capace di dispensare in modo sbalorditivo irrazionalità. La passione per il film da allora non mi ha più lasciato, anche se per molto tempo mi sono occupato d’altro. Ho cercato per anni la mia strada a teatro, nel cosiddetto “Terzo Teatro”. Ad un certo punto ho fatto il militare. Un anno terribile che però mi ha un poco aperto gli occhi. Il teatro mi è stato utile, mi ha “aperto”, ma non era più la mia vita, da quel momento. Il cinema, passione costante da anni, cominciò a prospettarsi come lavoro. Ma era solo un sogno: io ero senza soldi e non più giovanissimo, le scuole costavano carissime e trasferirsi un onere che non potevo permettermi. Sono rimasto in una sorta di limbo per anni, facendo i lavori più disparati e passando il tempo a pensare che fare. Poi ho incontrato Alice, mia moglie. Lei mi ha dato molta forza e mi ha fatto capire che si può partire anche dalle piccole cose, da quello che si ha. Nel 2003 ho fatto un corso e nel 2004 abbiamo fondato La Città Incantata, la nostra casa di produzione: Ho cominciato a fare lavori di tutti i tipi, ma stavolta legati all’audiovisivo. Così mi sono fatto il “braccio”. Poi, piano piano, sempre con difficoltà, ma questa è la regola di questo lavoro, sono nati i primi progetti personali
Qualche obiettivo futuro? Ci saranno ancora collaborazioni con il CSV di Pavia?
Spero di riuscire a lavorare sulle mie cose, tutto qui. Ma in Italia è sempre più difficile. Magari guarderò oltralpe che succede. Per le collaborazioni con il CSV non so. Il CSV si è sempre dimostrato aperto, è un luogo veramente interessante a Pavia, uno dei pochi dove si può proporre ed essere ascoltati. Ma tra poco non potranno fare molto. La crisi porterà ad un taglio consistente dei fondi, perciò, per quanto attenti e innovativi, avranno fortissime limitazioni. Si sa, in Italia è così. Però posso confermare l’edizione di ottobre del Festival dei Diritti. Quella ci sarà e avrà anche belle sorprese, che non posso rivelare…
Su cosa ti piacerebbe fare un film in futuro?
Sto cercando i soldi per fare un documentario su Mino Milani. Il progetto è già scritto e il nostro scrittore è d’accordo. Sto avendo parecchie difficoltà però. Fondi, come già dicevo, ce ne sono pochi. Ho poi in fase di montaggio ormai da un anno un altro cortometraggio, Legna, tratto da Raymond Carver. Comunque, dopo questo film, voglio tornare alla libertà del documentario, L’anno prossimo, se non impazzisco prima, forse, penserò a un lungometraggio.
Ultima domanda, immancabile per un cineasta come te: i tuoi registi preferiti?
Amo il cinema che ha a che fare con la vita, che svela un punto di vista insolito e potente. Per questo amo delle visioni del mondo più che dei film. Primo fra tutti Werner Herzog, forse l’incontro filmico più sconvolgente. Poi Robert Bresson e Andrej Tarkovskij. Ulrich Seidl, Sam Peckinpah, John Ford, Chris Marker, Robert Kramer e John Huston. Ma anche il gelido umorismo di Aki Kaurismaki. Tra gli italiani sicuramente Marco Ferreri è il mio preferito. E Rossellini, quello di Stromboli, geniale. E altri...

Lilli:
XVII Festival du Film de Vendôme (France) dicembre 2008
I’ve Seen Films 2008, Tiscali In Short (Internet)
Ahmedabad International Film Festival (India)giugno 2009

Prossimi: International Film Festival 2009 Ireland (Ireland) settembre 2009
International Youth Film Festival award nominee (UK) agosto 2009
XXII Festival International du Film de Vébron (France) luglio 2009
Festival International du Film Persona (France) decembre 2009
Rome International Film Festival (Georgia, USA)settembre 2009
Lola Kenia Screen Festival (Kenya)agosto 2009 J
ury Special Award at XVII Festival du Film de Vendôme (France)

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