8 luglio 2009

Un film contro la violenza sulle donne

la provincia pavese, 4 luglio 2009

PAVIA. In Europa la prima causa di morte femminile tra i 16 e i 50 anni è la violenza. E In Italia una morte violenta su tre riguarda una donna uccisa da marito, convivente o fidanzato. Il comune di Pavia ha iniziato un percorso di informazione ed educazione dei giovani al riconoscimento della violenza. Con un film da far vedere nelle scuole, nella convinzione che solo con l’educazione un giovane possa diventare un uomo responsabile. Il compito di spiegare ai ragazzi un problema percepito come “cosa da donne” spetta al regista pavese Filippo Ticozzi, che a partire dal 21 luglio girerà il cortometraggio “Dall’altra parte della strada” per le vie della città. Il progetto di Ticozzi - reduce da festival in India e Francia - ha vinto il concorso da 18mila euro bandito dal comune, e alla fine sarà distribuito nelle scuole superiori di Pavia. Al lavoro ci sarà una troupe formata da pavesi “emigrati”: Anna Recalde Miranda, neo-vincitrice del festival del documentario di Luca Zingaretti, Nicola Grignani, che con lei ha realizzato un documentario sui diritti umani in Guatemala, e Elisabeth Armand, fonico. Ma anche cinquanta ragazzi pavesi tra i 16 e i 18 anni che saranno selezionati con un casting venerdì 10 luglio alle 14,30 in via Scopoli 1. Nel cast ci sarà anche Silvio Castigliani, già direttore del Crt e del Festival di Santarcangelo. «Il film racconta una storia di violenza domestica - ha spiegato Ticozzi -. Con un linguaggio vicino a quello dei giovani vogliamo portare il dubbio, far capire che non sempre c’è il buono che arriva a salvare il malcapitato, ma che la prevenzione, l’attenzione e il rispetto sono le prime armi contro la violenza». E’ stato difficile, da uomo, entrare nel mondo della violenza alle donne? Risponde Ticozzi: «Sono stato aiutato da Alice (Moggi, ndr), Claudia Burini dell’ufficio pari opportunità e dalle volontarie del Centro Anti Violenza LiberaMente: ma credo che parlarne da uomo sia un valore aggiunto perché è un discorso dal quale normalmente ci tagliamo fuori. E’ l’uomo che mette in atto un abuso di potere, mentre non esiste la violenza della donna sull’uomo. E’ stata dura affrontare questo fatto e uscire dai cliché». Quali cliché? «Il fatto che la violenza domestica sia legata all’immigrato, all’islamico, o all’alcolizzato - è la risposta -. Ho scoperto che spesso è slegata da questi eventi, che ci sono tante coppie borghesi in cui scoppia la violenza. Così il mio film parla di una coppia di professori. Inizia con un livido sul volto di lei in classe, ma la violenza non si vede. Per scelta». (anna ghezzi)

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