21 luglio 2009

«Così aiutiamo le donne vittime di violenze»

In aumento le violenza alle donne anche di tipo domestico

DANIELA SCHERRER, Avvenire-17 luglio 2009 Pavia.

Duecento donne aiutate ogni anno a uscire dall’incubo della violenza domestica o sessuale che si consuma soprattutto tra le pareti domestiche e che, proprio per questo, è ancora più difficile da far emergere in superficie. E’ il bilancio del Centro Antiviolenza di Pavia da vent’anni attivo sul territorio con un duplice scopo: tendere la mano alle vittime di violenza e aiutare gli operatori chiamati a misurarsi con il fenomeno dilagante ad approcciarsi con giusta preparazione. Proprio in quest’ultima ottica rientra la decisione di confrontarsi con medici e infermieri del Pronto Soccorso, ma anche di altri reparti come la Ginecologia, per spiegare i segnali da cogliere per identificare tempestivamente un soggetto vittima di violenza. Il primo incontro è avvenuto ieri al Policlinico San Matteo. Maria Grazia Rossi e Valentina Morandi, rispettivamente responsabile e psicologa del Centro pavese, hanno sottolineato come la percentuale degli abusi fisici sia sottostimata: le cifre reali sono dieci volte maggiori rispetto alla percezione rilevata dai medici del Pronto Soccorso. “Capire quando una donna è vittima di violenze non è facile, anche perchè quasi sempre arriva persino a giustificare fino all’assurdo ecchimosi e fratture –ha spiegato Maria Grazia Rossi- sono tre i segnali che più di tutti devono far scattare l’allarme nel medico: il lungo intervallo di tempo lasciato intercorrere tra evento traumatico e richiesta di intervento, frequenti visite al pronto Soccorso per traumi ripetuti e presenza di lesioni multiple in vari stadi di guarigione”. Per diffondere una maggior conoscenza anche tra gli infermieri al fianco del Centro scenderà in campo anche il Collegio Ipasvi di Pavia, con il presidente Enrico Frisone. A Pavia, come detto, duecento donne all’anno, in media, bussano alla porta del Centro Antiviolenza. Un numero in crescita rispetto al passato, perchè –come spiega la responsabile- c’è ancora tanta paura ma è aumentata la percezione del pericolo, la voglia di mettere fine a un incubo. Chi sono queste donne? Maria Grazia Rossi ne traccia il profilo: “L’ottanta per cento sono utenti italiane, operai e impiegati le categorie più colpite ma non sono trascurabili le cifre delle violenze che si consumano nelle classi medie e alte”.

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