4 luglio 2009

NOI CONTINUIAMO...MA QUALCHE DUBBIO, OGNI TANTO, AFFIORA.....

E' inevitabile: vi sono tempi di grandi certezze e ve ne sono altri in cui si manifestano e affiorano nella coscienza diversi e non sempre risolvibili dubbi. Dubbi non finalizzati a creare vortici dai quali essere risucchiati ma come elemento di riflessione critica. Questo sì: riflessione e critica , un binomio che andrebbe utilmente rispolverato. Fin qui siamo in buona compagnia: Brecht, Russell, Einstein, Agostino, e Quello che hanno inchiodato sulla croce, da uomo nudo come tutti noi e come un malfattore qualunque, giusto per citare solo alcuni. Tutti costoro hanno avuto dubbi e li hanno manifestati come arricchimento e crescita. Per lo più pagando di persona, ovviamente. E' giusto quello che stiamo facendo verso i poveri del Guatemala? Certamente si. E giusto operare per la solidarietà? Certamente si. E' giusto spendersi in prima persona? Certamente si. Qual è il risultato di queste azioni? Non lo sappiamo con certezza. Perchè si fanno queste cose, quale l'essenza di questo "fare"? Siamo certi di non essere anche noi stessi parte di un sistema che, giunto a questo punto e dominato da una mole di squilibrii, non si serva delle persone di buona volontà come giustificazione postuma ai danni che ha causato e continua a causare? E noi tutti, forse inconsapevolmente, ci adeguiamo a questa omologazione. L'omologazione del fare senza chiedersi i perchè. Andare in Guatemala (o in altri luoghi disagiati del mondo) sviluppa con certezza il livello della "Charitas". Dopodichè che succede? Che per la maggior parte dei casi resta tutto come prima. Perchè? Perchè a tutte queste buone azioni manca l'orizzonte della giustizia. Manca la dimensione collettiva del cambiamento. Si fa ma non si cambia. Non si cambia la ragion pratica e nemmeno quella pura. Non si cambia nemmeno la mentalità delle persone. Siamo tutti inseriti in gruppetti piuttosto parcellizzati di bravi cristi che operano per sè e che non incidono radicalmente per cambiare questo sistema economico-sociale il quale continua imperterrito a generare ingiustizie e disuguaglianze. Bisognerebbe cominciare ad affrontare anche questa dimensione se non vogliamo limitarci ad operare solo "per noi" o per la nostra soddisfazione personale in cambio di un ricevuto (e ipocrita) plauso di "quelli che restano a casa". (lo diciamo in primo luogo a noi stessi...) Come fare? Difficile. Per due ragioni. In primis perchè nel mondo è venuta meno, dopo il 1989, un'idea collettiva di riscatto sociale dell'umanità e questo vuoto è stato occupato soltanto dalla ricerca individuale, del successo personale, e da un certo dato di delega verso terzi nella più totale indifferenza globale. Ad oggi i concetti di giustizia sociale e di uguaglianza non hanno ancora trovato il terreno di una nuova declinazione. Secondo. Si teme di affrontare il "perchè" delle questioni proprio perchè questa domanda interpella la "politica", la polis, la "civitas hominis" (Agostino). E' rimasta, soprattutto dalle nostre parti, solo l'antipolitica che, nei fatti, è una politica spregiudicata e portata avanti con altri mezzi: pensiero unico e appiattimento delle coscienze e delle teste. I detentori dei cordoni della borsa, su questo ordine di cose, hanno vinto alla grande.(almeno da vent'anni). Che fare? Minimo cominciare a interrogarsi in tutti i nostri ambienti. E' sufficiente? No. Sappiamo però che senza una sponda politica il nostro "fare" rischia di esser vanificato alla primo giro di giostra, un pò storto, della storia. Che avverrà, come sempre. E in tutto questo, oggi, non siamo nemmeno aiutati dal Magistero della Chiesa sulla quale soffia un vento gelido d'inverno anzichè la freschezza della primavera. Il Cristianesimo o è freschezza o non è: e la ricomparsa di un Nuovo Umanesimo Cristiano non guasterebbe. Oggi, qui in Occidente, non si scorge questa "reinessance". Che facciamo? Rinunciamo ad andare in Guatemala? Forse no, non è questo il punto. Anzi sicuramente no: non è nostra ipotesi lasciare intentate le numerose aspettative dei nostri amici e amiche, dei "nostri bambini e bambine”. Ma noi in tutto questo vediamo e misuriamo sovente un'insufficienza, sopraggiunta dal fatto che molti dei nostri sforzi non generano sempre un" valore aggiunto".Qualcuno vuol raccogliere questo "assist"? E magari rilanciare.....???.....

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