22 luglio 2009

La mano della Cia sull'America latina, un'eredità che pesa su Barack Obama

di Adolfo Pérez Esquivel, Il manifesto del 21 luglio 2009

Il governo che si è imposto in Honduras cerca di giustificare l'ingiustificabile con l'espulsione del Presidente Manuel Zelaya. Questo colpo di stato non sarebbe stato possibile senza una autorizzazione del Pentagono e della Cia. Che agiscono al di là del presidente Barack Obama.Ho ricevuto notizie da giornalisti e dirigenti sociali che sono riusciti a nascondersi per evitare la repressione e che riescono ancora a mandare informazioni su ciò che sta accadendo nel paese. I dittatori, che hanno imposto la censura a tutti i mezzi di comunicazione e hanno sequestrato materiali tecnici e arrestato i giornalisti, continuano a violare i diritti umani e a perquisire le case di coloro che sono considerati gli oppositori. Il segretario generale della Oea, José Miguel Insulza, nel suo viaggio a Tegucigalpa non ha ottenuto i risultati sperati. La Oea ha quindi deciso di applicare delle sanzioni all'Honduras. Il dittatore Micheletti non ha ascoltato i capi di stato che chiedono la restituzione del governo al legittimo presidente; sta invece assumendo posizioni sempre più dure minacciando di arrestare Zelaya qualora faccia ritorno al suo paese. Ha scatenato una feroce repressione contro chi manifesta in sostegno del presidente. La dittatura è responsabile della vita e della sicurezza del presidente Zelaya e della popolazione.Cresce la preoccupazione nel vedere che Obama, sotto la pressione dei presidenti latinoamericani della Oea che gli chiedevano di esprimersi in difesa della democrazia e contro il golpe, ha in realtà assunto posizioni deboli. Obama non ha voluto ricevere Zelaya. È un fatto preoccupante che evidenzia la complicità degli Usa nel colpo di stato. Dobbiamo considerare questa come un'esperienza pilota per imporre nuovamente governi antidemocratici. Tutto ciò provoca un grave e pericoloso precedente per tutto il continente latinoamericano. Dobbiamo, infatti, ricordare i tentativi di colpo di stato in Venezuela, Bolivia e Haiti, così come il breve attacco contro l'Ecuador da parte della Colombia e degli Stati uniti...La domanda che sorge è: Obama era o no a conoscenza del golpe in Honduras? Questo è un paese che ha una lunga e dolorosa storia di dominazione nordamericana. Ricordiamo, ad esempio, la figura del «viceré» John Negroponte, ambasciatore degli Usa in Honduras, che ha avuto un ruolo attivo nella distruzione di governi e ha sostenuto gli attacchi contro la rivoluzione sandinista in Nicaragua, così come in Salvador e in Guatemala. Ha inoltre preparato e finanziato i gruppi dei contra e quelli paramilitari e di polizia, e ha fatto installare le basi nordamericane nel territorio honduregno. L'eredità ricevuta da Obama dal governo che l'ha preceduto è pesante. Si pensi alle guerre di Iraq e Afghanistan, dove l'invasione militare ha provocato solo fame, distruzione e morte, dissipazione delle risorse economiche e culturali e saccheggio delle risorse naturali e dei beni di questi paesi. Nonostante ciò, le forze armate Usa, responsabili di crimini di lesa umanità, godono dell'impunità. Il governo Obama fino ad oggi, malgrado le buone intenzioni, non è riuscito a sradicare la pratica della tortura e la degradazione umana nelle carceri di Abu Ghraib in Iraq e di Guantanamo. Ancora non ha ottenuto la chiusura definitiva di questi spaventosi luoghi che rappresentano un'offesa all'umanità. È evidente che non ha la capacità di modificare le politiche imposte dal governo Bush e dagli altri che lo hanno preceduto. Gli scenari nel continente sono cambiati. I governi latinoamericani della Oea si sono assunti la responsabilità di rafforzare i processi democratici. Bisogna appoggiare i presidenti che hanno deciso di accompagnare Zelaya in Honduras per reclamare i suoi diritti.Anche le Nazioni unite e la comunità internazionale hanno condannato il golpe e chiesto il ritorno di Zelaya. È necessario però che le organizzazioni sociali, i sindacati, le chiese, i movimenti studenteschi e intellettuali, i mezzi di comunicazione e le reti sociali si uniscano per impedire l'instaurazione di nuove dittature militari, in Honduras e in qualsiasi altro paese. Quello che sta succedendo oggi in Honduras colpisce tutti. Dobbiamo chiedere agli organismi finanziari come la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, la Banca interamericana di sviluppo e l'Unione europea di bloccare ogni aiuto economico, finché non verrà restituito l'incarico al presidente Zelaya. I golpisti dovranno essere processati così come tutti quei civili, militari, imprenditori e religiosi che hanno avallato il colpo di stato.Il presidente Obama deve dimostrare coerenza tra ciò che dice e ciò che fa. Ha ancora molte faccende da risolvere. Conosciamo le sue difficoltà nell'ottenere cambiamenti nella politica degli Stati uniti ma se non agirà con coraggio e decisione finirà per operare come quelli che l'hanno preceduto, che hanno portato il paese alla grave situazione in cui oggi si trova e hanno provocato danni ad altri popoli del mondo. Il caso honduregno evidenzierà se egli è disposto a difendere la democrazia e a farsi carico dei cambiamenti promessi o se le sue parole sono prive di contenuto.La chiesa cattolica deve pronunciarsi con chiarezza e non avere atteggiamenti ambigui come quelli espressi dalla Conferenza episcopale honduregna che per voce del vescovo ausiliare monsignor Pineda, ha raccomandato a Zelaya di non tornare in Honduras e non ha detto cosa dovrebbe essere fatto contro i golpisti. L'ambiguità e la mancanza di coraggio sono presenti nelle gerarchie ecclesiastiche. Gesù ebbe sempre posizioni chiare e determinate contro le ingiustizie. I vescovi dovrebbero imparare dal loro Maestro. La terra tormentata dell'Honduras reclama la solidarietà dei popoli dell'America latina e del mondo. È necessario resistere nella speranza.

(traduzione di Grazia Tuzi)

Nessun commento: