17 maggio 2010

Cambiare testa per cambiare il mondo

di Anna Pozzi

Come promuovere una mentalità diversa per cambiare la vita delle persone e il nostro modello di sviluppo? Il lavoro delle diocesi e gli stimoli che vengono dall’enciclica

«Ho letto con piacere e interesse il richiamo esplicito ai nuovi stili di vita contenuto nella Caritas in veritate. Un richiamo ampio e articolato, in cui si usa proprio questa espressione: "È necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita". Significa che il lavoro e l'impegno che stiamo portando avanti alla base trovano ora un riscontro "alto" anche nell'enciclica del Papa». A parlare è padre Adriano Sella, missionario saveriano, per molti anni in Brasile, attualmente responsabile della Rete interdiocesana sui nuovi stili di vita. Una Rete nata nel 2002 con l'adesione di cinque diocesi che, nel frattempo, sono diventate ben ventiquattro. «L'interesse delle diocesi per queste problematiche - commenta padre Adriano - è un segno importante di un cambiamento di sensibilità e di mentalità, frutto anche di un cammino che continua ormai da diversi anni». Alcune diocesi hanno già creato uffici specifici, altre sono meno strutturate. Nella diocesi di Padova, ad esempio, questo anno pastorale sarà dedicato proprio al tema del bene comune e dei nuovi stili di vita, con approfondimenti biblici e del magistero della Chiesa. «Utilizzeremo anche il paragrafo dell'enciclica che parla dei nuovi stili di vita - precisa padre Adriano -, in modo da farlo conoscere e apprezzare alla gente. Il lavoro pastorale è molto importante, ma faticoso; richiede formazione, sensiblizzazione... L'enciclica potrebbe contribuire a diffondere questa sensibilità, ma dovrebbe essere tradotta in documenti più "popolari" e in linguaggi pastorali alla portata di tutti. Questo darebbe maggiore forza anche al lavoro che stiamo facendo».Padre Adriano è colpito dal fatto che la Caritas in veritate entri nel merito delle diverse tematiche legate ai nuovi stili di vita, le stesse che la Rete interdiocesana sta portando avanti da alcuni anni, come la promozione di un nuovo rapporto con le persone, le cose, la natura e la mondialità. Atteggiamenti che si traducono anche in un diverso modo di recuperare il senso della vita, di costruire rapporti interpersonali rispettosi, di acquistare e consumare in modo critico e di inserirsi in maniera responsabile nelle dinamiche globali. «In queste tematiche - continua padre Adriano - rientra anche il discorso del turismo responsabile, come momento di conoscenza, interscambio e attenzione verso popoli e la natura, ma anche la questione ancora più cruciale della finanza etica e del commercio equo e solidale, anche se l'enciclica non usa esplicitamente questi termini. Il riferimento, tuttavia, è molto chiaro e importante. Significa un'attenzione ai problemi globali in termini di responsabilità e solidarietà, di apertura e giustizia sociale».In questo senso vanno anche i riferimenti espliciti che l'enciclica fa allo sfruttamento delle materie prime. «L'accaparramento delle risorse - vi si legge -, specialmente dell'acqua, può provocare gravi conflitti tra le popolazioni coinvolte. Un pacifico accordo sull'uso delle risorse può salvaguardare la natura e, contemporaneamente, il benessere delle società interessate» (n. 51).«Il tema dei nuovi stili di vita nella Caritas in veritate - precisa padre Adriano - parte dalla preoccupazione per le tematiche ambientali. Questo è importante, ma non deve essere inteso in maniera univoca e vincolante. L'attenzione per l'ambiente e la responsabilità che la Chiesa ha rispetto al creato sono fondamentali, ma il discorso sui nuovi stili di vita non può partire solo da lì. Noi cerchiamo di allargare il discorso alle molte situazioni che la gente vive nel quotidiano, cercando di recuperare il primato dell'individuo, sia rispetto all'economia - che deve essere al servizio della persona umana e dei popoli e non viceversa - sia rispetto alle relazioni umane, in un'epoca in cui la povertà relazionale è drammatica e fa davvero paura. La nostra società insegue le logiche dell'accumulo e ha dimenticato la dimensione del dono. Si tratta di una dimensione fondamentale - sottolineata anche nell'enciclica -, che ci ricorda che tutto ciò che abbiamo viene dal creatore e noi ne siamo semplici amministratori. Per questo dobbiamo passare da una logica del possesso, a quella, appunto, del dono, inteso non solo come qualcosa che riceviamo, ma anche come possibilità di donare». Un altro punto fondamentale che padre Sella porta avanti come priorità nel lavoro di formazione e sensibilizzazione della Rete interdiocesana è quello dei cambiamenti non solo personali, ma anche strutturali. Cambiamenti, cioè che interpellano, le persone non solo nelle scelte di vita quotidiana, ma anche per ciò che riguarda la sfera politica ed economica. «Benedetto XVI - ricorda padre Sella - si era interrogato, lo scorso primo gennaio, in occasione della Giornata mondiale della pace, sulla necessità di fare una profonda revisione di questo sistema di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante. Nell'enciclica Caritas in veritate non c'è la stessa forza di analisi delle cause strutturali di questo sistema. È un aspetto, questo, che a mio avviso richiedeva un'enfasi maggiore. A parte questo, però, l'enciclica è ricca di spunti molto interessanti, che meriterebbero di essere maggiormente condivisi con la gente»

Ipse dixit

I nuovi stili di vita stanno diventando sempre più gli strumenti che la gente comune ha nelle proprie mani per poter cambiare la vita quotidiana e anche per poter influire sui cambiamenti strutturali che devono accadere mediante le scelte dei responsabili della realtà politica e socio-economica.I nuovi stili di vita vogliono far emergere il potenziale che ha la gente comune di poter cambiare la vita feriale mediante azioni e scelte quotidiane che rendono possibili cambiamenti, partendo a un livello personale per passare necessariamente a quello comunitario fino a raggiungere i vertici del sistema socio-economico e politico verso mutazioni strutturali globali.

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