1 settembre 2008

IL RISPETTO DELL'AMBIENTE E LO STILE DI VITA

di Emanuele Chiodini
Nel numero di Giugno abbiamo avuto modo di affrontare il tema degli "stili di vita" riflettendo su un testo propostoci dal vescovo di Pordenone. In questo numero continuiamo la discussione servendoci di un altrettanto importante documento promosso dalla Conferenza Episcopale Canadese pubblicato nelle scorse settimane dall'agenzia Adista. Mentre il vescovo di Pordenone, mons. Poletto, si preoccupava nella sua lettera pastorale di mettere in luce alcuni aspetti pratici per addivenire, sia pur gradatamente, ad un cambiamento radicale nella conduzione dello stile di vita proprio della nostra società (cioè subdolamente legato a princìpi incontrollati di consumo e di inutile ricerca dell'effimero), i vescovi del Canada partono da un tema vasto, gigantesco nelle sue proporzioni e implicazioni, che è quello dell'ambiente. Ovvero. Per operare una prima sintesi del contenuto del documento - anche qui sottoforma di lettera pastorale - bisogna ricordare che lo stile di vita può modificarsi se si mutano con nettezza i rapporti con l'ambiente che ci circonda ( con il creato e con le creature) passando cioè da un attuale atteggiamento di dominio fondato sul saccheggio e sullo sfruttamento ad una ritrovata relazione di equilibrio, rispetto e cura premurosa del nostro ecosistema. Diventa però assai difficile esaurire questo tema in un semplice e, per forza di cose, angusto articolo. Proviamo, con ciò, a ripercorrere le tappe salienti del testo in questione. I vescovi canadesi iniziano la loro esposizione del tema riferendosi al fatto che il 2008 è stato proclamato dall'ONU "Anno del Pianeta Terra"; questo a voler segnare l'ampiezza della sfida che tutti abbiamo di fronte. Il punto nevralgico della riflessione ruota attorno ad una parola-chiave: "conversione". Conversione personale e collettiva. In premessa vengono richiamati alcuni passaggi fondamentali del libro del Genesi ( il primo libro della Torah, contenuto nel Primo Testamento della Bibbia) sulla bontà della creazione. Universo e cosmo di per sè sono sinonimi di bellezza e armoniosità e il Creatore, fin dall'inizio, ha predisposto la Terra (su cui noi tutti abitiamo ) per essere custodita e coltivata come un "giardino" (Gn 2,15). Questo ambiente di cui noi tutti siamo affidatari deve essere mantenuto e amministrato con saggezza sapendo che si sarà chiamati un giorno o l'altro a rendere conto dell'opera di tale gestione. Il creato, quantunque si possa pensare, non è una proprietà privata. E', rimane e rimarrà, un grande bene comune collettivo; oggi diremmo globale. Le righe dei vescovi scorrono veloci e si introduce necessariamente la visione del mondo allo stato del presente. Il quadro è assai fosco. Certo, la tecnologia, le scoperte scientifiche accumulate negli ultimi secoli hanno portato benefici incontestabili. Tutto ciò ha però avuto effetti devastanti sulla natura. E' inutile ricordarlo, ma per una maggior consapevolezza ci torniamo: inquinamento dell'aria, dell'acqua e della terra, aumento dell'effetto serra, distruzione dello strato di ozono, deterioramento dei grandi ecosistemi, estinzioni di diverse specie viventi, riduzione della biodiversità e, da ultimo, lo scioglimento repentino dei ghiacci dei poli che sta causando un innalzamento pericoloso degli oceani producendo effetti disastrosi, soprattutto nell'emisfero Sud, dove si trovano i paesi più poveri. Sulla stessa lunghezza d'onda Giovanni Paolo II ricordava che "è ingiusto che pochi privilegiati continuino ad accumulare beni superflui dilapidando le risorse disponibili, quando moltitudini di persone vivono in condizioni di miseria (...) il dissesto ecologico è contrario all'ordine del creato in cui è inscritta la nostra interdipendenza". Invece di favorire questa interdipendenza, il Pianeta è stato lasciato in balìa a dinamiche perverse che, anzichè generare unità, hanno diviso la Terra in pezzi: terzo mondo, quarto mondo, paesi sottosviluppati, paesi poveri, paesi industrializzati, paesi ricchi. L'ingiustizia, come si può misurare, è latente. E' un'ingiustizia per il presente e per il futuro, per le generazioni che verranno. Un debito monetario si può sanare; un ambiente devastato rappresenta un vuoto difficilmente colmabile e riparabile (anche la Carta dei Diritti del Fanciullo delle Nazioni Unite ci ricorda l'obbligo morale, largamente disatteso, di preservare la natura a vantaggio della felicità dei bambini e dei giovani. ..). Ciò detto, si può invertire la rotta? Gli scienziati dell'ambiente sono molto scettici. Forse si è superato il segno senza accorgersene, forse si è andati troppo in là. I vescovi provano a dare la loro ricetta riproponendo il termine che abbiamo evocato all'inizio del della riflessione: conversione.
Conversione per ritrovare il senso del limite. Per adattare il nostro modo di vita alle risorse disponibili. Per mettere al bando la tensione continua a sprecare e a consumare oltre il normale dovuto.Per liberarci dall' ossessione di possedere e distruggere in modo insensato. Per introdurre la capacità di creare "un'austerità gioiosa o virtuosa", nel senso di una sobrietà volontaria fondata sull'essere e non sull'avere. Per uno sviluppo rispettoso di leggi e ritmi a misura d'uomo come forma di liberazione e valorizzazione dell'umanità. Il testo dei vescovi prosegue con un'ultima sezione dedicata ad aspetti eminentemente religiosi che meriterebbero di essere trattati ma i nostri spazi non ce lo consentono.(rimandiamo la lettura integrale del testo che potete trovare nel sito:
www.veneziastilidivita.it).In conclusione vorremmo ricordare che il tema degli "stili di vita", sul nostro foglio-notizie, avrà sempre largo spazio. Perchè è un tema non rinviabile e sempre più irrinunciabile. Forse siamo ancora lontanissimi da una soluzione pratica tesa a modificare, almeno in parte, il nostro "modus vivendi" quotidiano. Il fatto di continuare a riproporre ostinatamente queste importanti tematiche contribuirà, prima o poi, a lasciare una traccia, un segno tangibile. Un concetto può essere compreso con facilità e velocità. Trasporre la teoria nell'agire di tutti i giorni rappresenta sempre un passaggio irto di ostacoli. E gli ostacoli stanno nella nostra coscienza. E' nella coscienza di ciascuno che maturano convinzioni, decisioni e atti di volontà. Nel nostro piccolo siamo convinti di quello che sosteniamo e cerchiamo, nel limite delle nostre contenutissime forze, di essere conseguenti e coerenti a quanto viene professato e proclamato. Vale a dire: insisteremo sul tema. E' drammatico dover affermare che la salvezza dell'ambiente oggi appaia come un'utopia. Non importa. Inseguiremo a mani nude questa utopia. Per noi e per le generazioni future.

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