1 settembre 2008

UN VESCOVO ALLA GUIDA DEL PARAGUAY

di Emanuele Chiodini

In America Latina il vento primaverile del rinnovamento continua a soffiare con la sua costante ma progressiva impetuosità. Anche il Paraguay nell'Aprile scorso ha voltato definitivamente pagina. Le elezioni presidenziali hanno visto la netta affermazione di Ferdinando Lugo, già vescovo in questo paese (ora allo stato laicale o in procinto di essere dichiarato tale dalle Autorità Vaticane), a danno di Bianca Ovelar candidata dallo storico Partito Colorado da decenni detentore del potere istituzionale paraguayano. Anche qui è crollato un sistema di potere economico, politico e militare che sembrava inossidabile (essendo erede diretto del dittatore Stroessner) e che affondava le proprie radici - alla pari di tanti altri paesi del Centro e Sud America dalla storia recente assai analoga - in un passato ancora difficile da superare. Ricordiamo alcune tappe significative: la conquista del XVI-XVII secolo, il colonialismo, il Novecento con i suoi drammi e lo spartiacque della seconda guerra mondiale, l'instaurarsi appena dopo di regimi tirannici, liberticidi, corrotti e violenti. All'alba del Terzo Millenio l'America Latina ri-comincia un cammino di ritrovata e rinnovata libertà. L'esempio lampante è quello che stiamo descrivendo, del Paraguay appunto. Che un vescovo della Chiesa Cattolica diventi Presidente della Repubblica fa pensare. E genera domande. Perchè questa scelta? Perchè uscire da una situazione di relativo privilegio dettato dallo status clericale per andare a "sporcarsi le mani" nel difficile e tortuoso agòne della politica? E poi, ancora: come mai la politica ha dovuto affidarsi ad uomo estraneo alle sue dinamiche per trovare una via di riscatto della propria funzione? Forse perchè la Chiesa stessa in questa parte del mondo è più attenta alle istanze sociali avendo sempre davanti a sè la parola d'ordine "dell'opzione preferenziale per i poveri?". E poi, in generale, cosa significa questa ventata di "rinascita" dalle molteplici sfaccettature e implicazioni, e che non è esperienza di un solo paese ma sta diventando un tratto comune di diverse nazioni? E, da ultimo, questa serie di cambiamenti radicali per mano democratica riusciranno a contagiare altre parti del mondo (del sud del mondo, in primis) allo stesso modo disagiate e vittime dello sfruttamento economico capitalista e liberista? Lasciamo la parola per alcune prime e sommarie risposte allo stesso Ferdinando Lugo. Le opinioni qui sotto riportate sono state da lui espresse l'indomani della vittoria elettorale. -"Più che l'inizio della transizione democratica, credo che sia l'inizio della fine di questo processo ormai lungo quasi vent'anni..
E quindi rappresenterà anche la fine dei sei decenni di egemonia colorada. Saremo in condizione di mettere la parola fine a 60 anni di vuoto istituzionale e di avviare un lento ma fermo processo di istituzionalizzazione del nostro paese.
Non parlo di re-istituzionalizzazione perchè in Paraguay si è sempre lamentata l'assenza dello stato e delle istituzioni e noi crediamo che ora ci sia la necessità di costruire lo stato paraguayano, che per più di mezzo secolo è stato usato per le malversazioni dell'amministrazione pubblica e l'arricchimento illecito del gruppo colorado di turno";
-"Combatteremo la corruzione e la povertà allo stesso tempo. Direi che la lotta alla corruzione e alla povertà sono intimamente legate, perchè la lotta alla corruzione sarà un'incalcolabile fonte di risorse finanziarie che serviranno, insieme ad altre, a finanziare gli ambiziosi progetti di sviluppo e di crescita che abbiamo".
-"La vita di qualsiasi persona che rappresenti un cambio, in ogni parte del mondo, corre seri rischi. Ora, dopo una vittoria così netta è logico che qualcuno sia molto nervoso, soprattutto la cricca mafiosa che si è impadronita del paese per tanti anni. Questo potrebbe spingere qualcuno di loro a gesti inconsulti. Non temo tanto per la mia vita quanto per la sorte del nostro progetto politico".
-"E' difficile smettere di sentirsi ciò che uno è. Nel mio caso un politico-religioso o un religioso-politico. Non è facile dimenticare 30 anni di formazione e di vita. E per quanto la vita politica sia molto intensa e vertiginosa, non è riuscito a cancellare l'altra vita. Continuo a credere di avere una "missione", che è quella di servire i miei simili e che il miglior modo di compierla sia oggi un'azione politica sana, ampia, includente e costruttiva".
-" Su tutto il nostro continente soffiano venti nuovi. Questo è innegabile e oltretutto inarrestabile. Non credo si possa tornare indietro dal cammino che si è aperto nei nostri paesi. Quello che accade in America Latina non è una "casualità" ma una "causalita". Le penose condizioni economico-sociali in cui si dibattono i nostri popoli sono la causa di questa tendenza verso i profondi cambi strutturali che stanno avvenendo al ritmo dell'intensità propri delle realtà di ciascun paese. La Chiesa latino-americana non può continuare a dare le spalle a questo processo e spero che anch'essa si unisca attivamente al suo consolidamento".

Questa serie di pensieri dettati da una grande determinazione e forza di volontà sono la dimostrazione pratica che nel mondo cominciano a verificarsi alcune condizioni per invertire la rotta.
Che è sempre meno tollerabile, dalle popolazioni che vivono la povertà sulla loro pelle, l'attuale sistema economico conformato e deciso dal Nord del mondo, dall'èlite dei ricchi. Che anche noi, abitanti di questo angolo di mondo definito "Occidente", non possiamo non sentirci interpellati da tutte le istanze che provengono dall'emisfero Australe e che, allo stesso tempo, dovremmo dichiararci sempre meno autosufficienti dalle nostre pretese. Esiste un muro ed è quello della povertà. Ancora in piedi, lucido, potente e solido. E' un muro frutto della negazione del concetto di uguaglianza e che genera ogni giorno sofferenza e morte. Al di là di ogni facile retorica, occorre l'impegno di tutti. Per sconfiggere questa barriera dovremmo abbattere gradualmente e quotidianamente i muri che incrostano le nostre esistenze e che impediscono di accorgersi della presenza di "un altro mondo". Mi riferisco espressamente a fenomeni quali: l'egoismo, l'indifferenza, l'individualismo, uno stile di vita basato sul consumismo e sulla ricerca del superfluo. Dobbiamo cominciare da qui, Italia, Europa, Nord del mondo. E da noi stessi. Intanto in America Latina un arcobaleno dai colori riverniciati sta recuperando a vita nuova il senso del riscatto e della liberazione.

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