22 settembre 2008

POVERTA’ E SOCIETA’

di Concetta Malvasi

Aumentano sempre di più i “nuovi poveri” non solo tra i giovani ma anche e soprattutto tra gli anziani che sono poveri due volte: reddito basso, salute che non c’è più, bisogno di medicine, di ricoveri, di attenzioni. Gli anziani hanno bisogno di cure mentre lo stato sociale si sta impoverendosi sempre più a favore di un modello privatistico; le associazioni di volontariato spesso stanno prendendo il posto di quei servizi che dovrebbero essere erogati dallo stato; spesso le famiglie si trovano sole a gestire una situazione difficile e gli anziani che sono soli...spesso se ne vanno all'altro mondo in totale solitudine. Nel passato le zone disastrate e disperate del mondo erano molto lontane da noi e facilmente riconoscibili e la linea di demarcazione era stabile: era il terzo mondo, ci bastava dare un piccolo aiuto per sentirci contenti. Ora non è più così: La povertà insieme al degrado ambientale, sociale, psicologico che la produce è qui, è arrivata nel mondo occidentale, sacche di miseria che vengono ignorate dai potenti.Un paese ricco non è necessariamente prospero e la distribuzione della ricchezza non è compresa tra i progetti di sviluppo di chi ha nelle mani tutta questa ricchezza. Che, si badi bene, è concentrata in un clan (una ventina di gruppi secondo alcune statistiche) di super potenti, estranei ad ogni forma di controllo democratico, che possono decidere delle sorti di un paese e di migliaia di persone.Questo clan di superpotenti persegue il proprio obiettivo che è quello di arricchirsi, di alimentare sempre più i consumi favorendo la distruzione delle risorse del mondo intero.
Di conseguenza, nell'occidente, aumenteranno sempre di più coloro i quali saranno estromessi dai processi produttivi e che vivranno ai margini del mondo. La povertà. La nuova povertà aumenta inevitabilmente e aumenta notevolmente il numero di coloro che sono espulsi dal mondo del lavoro o che per vivere dignitosamente devono avere due o tre lavori diversi senza garanzie contrattuali. Sempre di più è vero il detto: “ o si mangia o si è mangiati” Bisognerebbe fermare questo processo: ognuno deve fare la sua parte. Il degrado ambientale, se vogliano invertirlo, impone una trasformazione degli stili di vita di ciascuno. Tutti possiamo dare il nostro contributo rendendoci conto che, con le scelte attuali, viene alimentato questo sistema consumistico che sta portando il pianeta sull’orlo del baratro. Siamo figli di una cultura che ha esaltato la logica del massimo: guadagnare il massimo per consumare al massimo, per vivere al massimo. Viviamo dominati dal culto del denaro e dell’egoismo: abbiamo questo ultimo prodotto alla moda = siamo realizzati, non ricerchiamo ideali ma solo benessere fine a se stesso; consumiamo perché abbiamo la sensazione di poter essere felici salvo renderci conto a posteriori che, una volta consumato quel determinato prodotto, ritorniamo al nostro malessere esistenziale. Questa società alimenta l’infelicità e la perdita di valori Questo modo di pensare non tiene conto della non illimitatezza delle risorse della terra. Siamo del tutto indifferenti ai segnali d’allarme che ci stanno arrivando dal mondo che ci circonda, dalla natura (guerre, disastri naturali ecc...)
L'obiettivo da perseguire è quello di invertire questo modo di pensare apatico. Si rende necessario schierarsi e far parte di una o dell’altra fazione: se non siamo d’accordo con questa società consumistica che prende senza dare che rincorre il massimo profitto e sta devastando la natura lo dobbiamo dire!!! e non dobbiamo più essere corresponsabili di questi modelli di vita.
Ritornare a impossessarsi dell’esistenza, ritornare a cercare la bellezza in un libro che ti fa riflettere, in una musica che ti piace, disporre attivamente della propria vita sottraendosi all'influenza del modello di pensiero dominante, partecipare o creare una rete di persone dallo stile di vita "alternativo". Cambiare le nostre abitudini di vita: ad esempio acquistare alcuni prodotti nei negozi del circuito equo-solidale, costituire associazioni che comprano derrate alimentari direttamente dal produttore, utilizzare l’automobile una volta in meno, possedere un telefonino in meno e tutta una serie di altre piccole cose che ci potrebbero rendere protagonisti del cambiamento.
Rendersi conto, in fondo, che l’interesse collettivo coincide con quello personale e viceversa A molti questo modo di procedere può sembrare “utopistico” , irrealizzabile e poco incisivo. Cio' detto il cambiamento può e deve partire dal singolo il quale può operare per aggregare altri singoli facendo crescere “la società civile”. Prendiamo in mano la nostra vita! Non permettiamo che una singola persona possa decidere per noi (che so, il sindaco in una piccola o grande città, il direttore generale in una ASL, il primo ministro in una nazione). Io penso che questo sia l’unico modo per cercare ancora una speranza di vita nel futuro.

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