1 settembre 2008

Le impronte ai bambini Rom:cosa ne pensa Ains

Con 336 voti favorevoli e 220 contrari (una larghissima maggioranza), il Parlamento Europeo ha approvato nei giorni scorsi una risoluzione che condanna l'Italia per la decisione di prendere le impronte ai rom affermando che il provvedimento del governo italiano " è un atto discriminatorio fondato sull'origine etnica". Questa risoluzione, al tempo stesso, chiede al nostro paese di sospendere le misure d'emergenza nei campi nomadi rimarcando il fatto che questi comportamenti "costituirebbero chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica, espressamente vietata dall'articolo 14 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, e per di più di un atto di discriminazione tra i cittadini dell'Unione Europea di origine rom o nomade e gli altri cittadini a cui non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure”.
E, ancora, in relazione alla situazione dei minori l'alta istituzione di Strasburgo ritiene "inammissibile che per proteggere i bambini vengano violati i loro diritti fondamentali, criminalizzandoli". Davanti a queste parole, sia pur simboliche, ma dal contenuto chiaro e forte noi affermiamo che:
-vengano rigettati questi provvedimenti dichiaratamente "razziali" del governo italiano;
-vengano tutelati i bambini garantendo loro parità di accesso all'istruzione, una casa dignitosa, assistenza sanitaria equa e protezione dallo sfruttamento attraverso politiche che favoriscano la crescita culturale, l'integrazione delle diverse tradizioni e l'inclusione sociale;
-la nostra assoluta contrarietà alla raccolta delle impronte digitali dei rom e, in particolare, dei loro bimbi. Tenuto conto di quanto sopra espresso esortiamo il mondo del volontariato pavese a uscire dal silenzio e invitiamo la Consulta del Volontariato di Pavia ad attivarsi e a promuovere adeguate iniziative di protesta, di informazione e di "proposta" cominciando con l'aderire all'appello lanciato dall'ANPI nei giorni scorsi dalle colonne di questo giornale al quale, gli scriventi, aderiscono con convinzione e determinazione.
Se tutti noi proclamiamo che "un altro mondo è possibile", dobbiamo essere conseguenti a cominciare da casa nostra contribuendo, da qui e con fatti e atti concreti, a costruire un mondo più civile e una società più solidale, più accogliente e meno egoista.

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